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IN ITALIA|4 aprile: il corteo e le speranze dei lavoratori

di Simone Di Stefano

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Si rivede Veltroni in piazza. Marrazzo, Morassut: Pd unito a sostegno della Cgil

Il fischio unanime di migliaia di persone in sciopero, precari e lavoratori in cassa integrazione, studenti, pensionati o immigrati clandestini. Folte schiere di bandiere rosse al vento disposte in file ordinate per le vie di Roma. Questa oggi è stata la sveglia per i romani. L’Italia dei metalmeccanici, dei call center, dei giovani senza futuro ma anche l’Italia di tante famiglie che non riescono più ad arrivare a fine mese, oggi ha mandato un segnale forte al governo Berlusconi. Questa volta la maggioranza non potrà nascondersi dietro la solita filastrocca «era solo un’esigua minoranza a manifestare». 2,7 milioni di persone sono tanti, sono praticamente più degli stessi residenti a Roma.

La «scampagnata», come poi la definirà il ministro Brunetta, in realtà sono quasi tre milioni di manifestanti arrivati nella città eterna fin dalla sera di venerdi. Alcuni dopo aver attraversato l’intero stivale, dalle Alpi fino al profondo sud e le isole. C’è chi racconta per telefono l’esperienza del Freccia Rossa, il nuovissimo diretto Roma-Milano, chi non potendosi permettere altro si è dovuto sorbire il ventaglio di stazioni dell’intera tratta tirrenica, testando sulla propria pelle il servizio di Trenitalia.

I cortei partono quasi tutti contemporaneamente. Abbiamo seguito quello di Piazza della Repubblica, dove si è rivisto il volto di un ritrovato Walter Veltroni. «Sindaco», lo chiama ancora qualcuno. Dall’altra parte del cordone di protezione alla testa del corteo gli fanno eco due signore che lo invitano gentilmente a togliersi di mezzo. Il dazio da pagare per essere stato a capo dell’opposizione nei giorni caldi di trattative con Berlusconi e dello strappo con le altre sigle sindacali. «Pensavo di stare peggio psicologicamente e invece me la sto cavando», confida l’ex leader del Pd a un amico. Poco dopo gli si affianca anche il segretario del Pd del Lazio, Roberto Morassut. L’ex assessore all’urbanistica capitolino parla del futuro del suo partito, dei rapporti con il Pse in vista delle prossime europee. «L’identità del Pd è impiantata nel mondo del lavoro», risponde ai cronisti, a sottolineare ancora di più, se ce ne fosse stato bisogno, l’appoggio dei democratici alla manifestazione e ai suoi intenti.

Presenti gran parte dei vertici sindacali di base. Valeria Fedeli (Filtea Cgil), Domenico Pantaleo (Flc Cgil), Carlo Podda (Funzione Pubblica), due terzi del Sindacato Pensionati d’Italia, Raffaele Minelli (Inca Cgil), Fulvio Fammoni (Cgil). Ottimista la segretaria confederale Cgil, Morena Piccinini che auspica «un ritorno all’unità dei sindacati, anche se l’assenza di Cisl e Uil è una bella occasione mancata per mandare un messaggio al governo. Quando c’è divisione non vince nessuno, neanche il governo». Il responsabile dell’ufficio economico Fiom, Gianni Ferrante, non si tira indietro e ammette di non essere molto ottimista: «Non si può avere sviluppo se si tiene fuori un’organizzazione nazionale come la Cgil. Noi rivendichiamo una posizione che è quella di milioni di italiani, non confrontarsi è un errore. Se oggi siamo in piazza è anche a causa della pressione che il governo ha esercitato perché si arrivasse alla divisione. Ma questa prospettiva non può durare. La situazione economica non ci aiuta, per questo non sono ottimista, ma prenderne atto può contribuire a provare tutte le misure».

Misure che però Berlusconi non ha preso, o meglio non ha voluto prendere. «4 milardi di euro di aiuti dello stato non sono sufficienti», griderà un paio d’ore dopo Epifani dal palco gremito di politici del Circo Massimo. Oltre a Veltroni ci sono, in ordine sparso Ferrero, Orlando, Vendola, Bertinotti, Franceschini, D’Alema., Di Pietro, Marrazzo. Due battute con il Governatore del Lazio confermano la speranza per il Pd di poter rivedere unito il fronte dei lavoratori perché «questo è un protagonismo che va assolutamente colto. Per non subire ulteriori processi di cambiamento – ripete Marrazzo -. Bisogna lavorare sempre per l’unità sindacale, che è un valore aggiunto». Poi il Circo Massimo dipinto di rosso, le bandiere di Cgil e Rifondazione, Bella Ciao, il precario di Pomigliano d’Arco, la precaria della scuola, la giovane dell’Onda, la struggente lettera al papà di Favino. E tanti giovani di colore provenienti da tutte le parti d’Italia per rivendicare quei diritti che l’attuale esecutivo sta via via declassificando a sottili e inutili rifiniture di un progetto effimero. Storie ma poi neanche troppo visto che sono reali. Come quella del ganese Walter Joseph, indignato per la legge sui medici spia. Dal palco parla anche una delegazione di medici che non appena sarà passato il decreto diverranno a tutti gli effetti dei «fuorilegge». Sono i tanti, per fortuna, ancora rimasti fedeli al giuramento di Ippocrate.

«Il sole che verrà dipenderà da quello che avranno fatto coloro che oggi faranno in modo di averlo messo in sicurezza». Epifani ricorda le parole messe in musica da Shel Shapiro ma poi, quando nomina l’innominabile, i fischi e i «bu» si sprecano, più degli applausi guadagnati dai 4 punti proposti dalla Cgil per mettere su un ipotetico tavolo di trattative. Quello che presumibilmente resterà appannaggio di una “retrodatata” utopia proletaria. Dicono gli altri…

Le foto della manifestazione e il corteo partito da Piazza della Repubblica

Foto di Simone Di Stefano

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