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POLITICHE COMUNITARIE|L’Europa chiede alla scuola di cambiare pelle

di Aldo Ciummo/SG


L’europarlamentare Hannu Takkula ha incoraggiato la piena inclusione degli studenti migranti nel processo didattico anche attraverso la tutela della cultura di provenienza

La migrazione dentro e verso il continente trasforma l’Unione Europea ed i cambiamenti si fanno sentire principalmente nella fascia di popolazione più dinamica: studenti, precari, immigrati. L’istruzione è uno degli ambienti più pressati dall’urgenza di adeguarsi, gli allievi stranieri crescono di numero ogni anno e questo incremento si intreccia all’accentuarsi delle esigenze di cui le comunità di recente arrivo sono portatrici: più rapida integrazione nelle società di approdo ma anche prosecuzione delle culture di origine.

Peraltro, la maggiore occasione di arricchimento che i nuovi cittadini offrono ai nostri territori è appunto quello scambio culturale che nella scuola è molte volte più rapido e produttivo di effetti rispetto ad un insieme di situazioni sociali maggiormente rigide. Per queste ragioni il Parlamento Europeo oggi (2 aprile) ha votato una relazione dell’europarlamentare finlandese Hannu Takkula, che ha raccolto 431 voti favorevoli, 55 contrari e 94 astensioni.

Quello che l’Europa chiede sostanzialmente ai governi nazionali, attraverso il suo organo rappresentativo, è assicurare una effettiva istruzione a chi si unisce alle classi provenendo da altri stati anche esterni alla Ue, provvedendo intanto ad offrire una piena conoscenza della lingua del paese ospitante, occupandosi poi di formare personale didattico in grado di affrontare la presenza di diverse culture nell’ambito dell’apprendimento, infine la tutela dei patrimoni che i giovani immigrati apportano attraverso la collaborazione di insegnanti stranieri. La relazione di Hannu Takkula, appartenente al gruppo dei liberali ALDE/ADLE in seno al Parlamento Europeo, chiede quindi che si cerchi di insegnare ai ragazzi anche la lingua madre del luogo di provenienza.

Nel documento si auspica con forza che vengano evitate situazioni nelle quali gli allievi immigrati si vengano a trovare raggruppati in scuole o classi a loro riservate, eventualità che rappresenterebbe un impoverimento reciproco proprio laddove le persone dovrebbero avere migliori possibilità di confrontarsi.

Anche per questa ragione l’organo rappresentativo della Ue ha espresso indicazioni che favoriscono l’apprendimento della lingua del paese che ospita i nuovi studenti prima ancora del loro accesso alle strutture scolastiche ed ha raccomandato anche di migliorare gli strumenti finanziari in grado di permettere ad ogni individuo il completamento del percorso sociale e culturale che si snoda nella scuola. Da questa vicenda infatti dipende tanto il volto che un nuovo europeo vorrà dare alle proprie aspirazioni quanto i tratti che potrà aggiungere alla fisionomia dell’Europa.

di Aldo Ciummo/SG

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