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POLITICA|Ddl Sicurezza. In commissione salta l’obbligo di denuncia del “pizzo”

La stangata non è piaciuta a Maroni: «La norma anti-racket dovrà tornare». Dubbi sulla fiducia

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on line

Il potere del consenso, ciò che oggi conferisce a Silvio Berlusconi la spregiudicatezza di poter assumere qualsiasi decisione, anche la meno condivisa. Lo ha dimostrato più volte all’interno del suo stesso partito, rafforzando la sua leadership fino a sfiorare il culto della personalità. I suoi discepoli prendono appunti e cercano di imitarlo.

Ciò che è accaduto nella nottata di ieri, nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia di Montecitorio ne esprime bene la misura. Lì doveva uscire il testo del ddl sicurezza, ma il provvedimento voluto da Maroni e già bocciato una volta in Senato non piace all’opposizione che lo ritiene una legge razzista. Così l’opposizione in segno di protesta ieri notte ha fatto fagotto e ha lasciato i lavori protestando e piantando in asso il Pdl.

Dal canto suo, la maggioranza non solo ha pensato bene di proseguire la discussione, nonostante l’assenza dell’intera opposizione, ma ha anche eliminato dal testo la norma contenuta nello stesso ddl, quella sull’obbligo per gli imprenditori titolari degli appalti pubblici di denunciare le estorsioni, avallando così le richieste dei costruttori edili. Un colpo basso che consente alle infiltrazioni mafiose di continuare a speculare indisturbate sull’edilizia. Durissime le reazioni dell’opposizione.

Minniti, Pd, parla di «gravissimo errore perché il principio contenuto nel testo licenziato dal Senato era ed è in sintonia con le iniziative fatte in questi mesi dalle associazioni anti-racket e dalla stessa Confindustria ed era frutto anche del lavoro del Pd». L’obiettivo, spiega Minniti «era ed è quello di rafforzare il sostegno a quegli imprenditori che non intendono soggiacere alle prepotenze del racket e delle mafie». Ironico invece il commento di Pino Sgobio, responsabile per il mezzogiorno del Pdci, all’attacco anche dell’opposizione: «La mafia si sta fregando le mani dalla gioia. La cancellazione dell’obbligo di denuncia del pizzo da parte degli imprenditori, escluso dal ddl sicurezza, senza che l’opposizione battesse ciglio, è una regalia alle organizzazioni criminali».

Ancor più duro il commento di Tano Grasso, presidente onorario della federazione anti-racket italiana, che attacca l’associazione costruttori e si dice convinto che «se l’opposizione fosse stata presente in commissione sarebbe stato bocciato quell’emendamento. Su questa proposta c’era quasi unanimità al Senato, si dava con questa norma un segnale forte. Adesso si torna indietro». A rispondere alle accuse tuttavia ha provveduto la responsabile legalità del Pd, Pina Picierno, sottolineando come la colpa sia da attribuire «solo alla maggioranza e non all’opposizione, che era uscita dai lavori della commissione per protestare contro i contenuti razzisti e deliranti di un emendamento vergogna del Pdl che impedisce ai figli dei clandestini di essere registrati all’anagrafe».

Un fatto doppiamente grave, prosegue Picierno, «poiché indica una vera e propria strategia dolosa». Un regalo alla mafia, dunque, proprio la sera prima dell’inaugurazione, avvenuta stamane a Montecitorio, dell’epigrafe in memoria del parlamentare Pci, Pio La Torre, vittima 27 anni fa di un attentato proprio ad opera di Cosa nostra. Un colpo di spugna che comunque non è piaciuto neanche alla Lega e a Maroni in particolare, accentuando ancor più la divergenza di vedute tra il Pdl e il Carroccio.

Lo si capisce dalle parole del fautore del discusso ddl, che non ha apprezzato la modifica del suo pacchetto sicurezza. È per questo che Maroni si è detto fin da ieri convinto che la norma debba tornare nella sua versione originaria. «Una norma condivisa da tutti, quindi, a partire dal procuratore nazionale antimafia e dalle associazioni anti-racket», ha sottolineato il ministro degli Interni. Intanto, in vista dell’iter parlamentare del ddl, l’interrogativo che perseguita in queste ore Maroni sta nel capire «se le acque sono ancora agitate da dover porre la fiducia o meno». In tal caso il ministro si è detto pronto a convocare per martedì prossimo un consiglio dei ministri speciale.

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on line

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ARCHIVIO AUDIO-VIDEO|I valori della Resistenza: Roma città aperta

Il film di Roberto Rossellini come spaccato della Roma occupata. Ancora attuale oggi, giorni in cui si vorrebbe equiparare partigiani e repubblichini

di Simone Di Stefano

Per chi l’ha vissuta la II Guerra Mondiale è un trauma che porta con se non solo il ricordo di aver rischiato la vita. Le lacerazioni partono da ben più lontano nella psiche dei reduci e si materializzano in spaccati della memoria. I bombardamenti, le sirene del coprifuoco, le file all’assalto dei pochi panifici ancora attivi. In una città come Roma poi, teatro di un’occupazione tra le più dure ed efferatte, la sofferenza del popolo, delle povere famiglie raccolte in venti in un buco di ricovero, si mescolano alla presopopea razzista degli occupanti nazisti che fecero degli ebrei del ghetto le loro cavie, fino a far mettere da parte il Vaticano, che sapeva, ma più che far partire un accorato invito alla clemenza per gli appartenenti alla propria religione, altro non fece. La macchina nazista era forte in tutta la sua apparente perfezione.

Lungo tutto il 1944 pensare che la guerra sarebbe durata “solo” un altro anno  era vera utopia. Si era già fortunati a vivere quella sofferenza, unica macabra consolazione. L’8 settembre 1943, all’indomani dell’Armistizio con cui l’Italia si consegnò alle truppe alleate del gereale Eisenhower, per moltissimi soldati dell’esercito italiano si consumò un vero e proprio dramma, abbandonati a se stessi nel momento più tragico delle ostilità. Le fucilazioni di massa che subirono nell’isola greca di Cefalonia le truppe di Mussolini da parte dei loro vecchi alleati tedeschi ne sono la riprova. E così un pò in tutta Europa. E così in Italia e a Roma soprattutto, dove i tedeschi stabilirono le regole.

La lotta intestina che si consumò durante l’occupazione tedesca e anche dopo che gli alleati penetrarono nello stivale equivalse a una vera e propria guerra civile, tra repubblichini fedeli ancora al Duce e alla Repubblica di Salò e partigiani fedeli solo alla loro patria, l’Italia libera da qualsiasi regime o dittatura. Anche se nel corso dell’ultimo cinquantennio da più parti si è cercato di mitigare questo aspetto della storia italiana, resta il fatto che un grande tributo fu versato dai partigiani, uomini e donne nascosti nelle periferie, nelle foreste, nei boschi, nelle soffitte, e che costituivano quella rete clandestina tenuta insieme dal comune amore per la patria e per i valori antifascisti.

In questi giorni immediatamente successivi alla Festa della Liberazione è quanto mai attuale allora uno dei film che ha fatto la storia del cinema neorealista italiano. Roma città aperta, di Robetto Rossellini, fotografa la situazione che si era delineata nella capitale nei giorni che separavano la caduta del fascismo in Italia e l’avanzata delle truppe alleate culminate nella fatidica data del 25 aprile 1945.  Anche se Roma fu liberata dagli alleati nel giugno del 1944, questa data è stata presa come simbolo della liberazione di tutto il paese  perhé il 25 aprile dell’anno successivo vennero liberate Milano e Torino, mentre a Genova iniziava l’insurrezione. L’Italia ricominciava a respirare la libertà.

Il film offre diverse facce della stessa epoca. Dalla famiglia di Pina (Anna Magnani), in attesa del matrimonio con Francesco, che vive riunita sotto lo stesso tetto in spazi del tutto risicati, fino a Don Pietro,  il prete libertino (Aldo Fabrizi) che aiutava sottobanco i partigiani approfittando dell’a sua insospettabile  veste clericale. Nella ressa senza scrupoli anche i bambini svolgevano, per quanto gli poteva essere permesso, un ruolo sovversivo. Basta vedere cosa combinano Marcello e la combriccola del dinamitardo Romoletto. Tra accenni saffici e moine tra la nobildonna tedesca e l’attrice Marina Mari, Rossellini ci introduce anche nella vita mondana del tempo, tra vaghe ambizioni di ricchezza e ricatti perpetrati dai tedeschi pur di ottenere in cambio la testa di Luigi Ferraris, a capo del Movimento di Liberazione Nazionale.

Nastro D’argento 1946 come miglior regista, miglior sceneggiatura, miglior interpretazione femminile (Anna Magnani). Nonostante qualche pecca di montaggio, Roma città aperta resta una pietra miliare del cinema mondiale, un film assolutamente da vedere.

PHOTOBOOK/Animals

The original Simone Di Stefano‘s Photo gallery of the years 2007, 2008, 2009

SPORT|L’alba della Yamaha

Lorenzo e Valentino nel tempio Honda. Va a punti la Ducati

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di Simone Di Stefano/L’Unità

SPORT|Motegi, c’è chi vede rosso

I pronostici vedono ancora davanti il duo Rossi-Stoner. Ma attenti a Loris e Mika

di Simone Di Stefano

Valentino Rossi fa il vuoto e si piazza davanti a tutti nelle prove libere del secondo gran premio stagionale, a Motegi. Dietro di lui, a 56 millesimi, Casey Stoner, al comando della classifica generale. Imperativo credere che i due monopolizzino anche il prossimo gp del Giappone, domenica prossima. L’australiano non ha mai vinto in questo circuito e questo il pesarese lo sa bene, lui che invece in Giappone lo scorso anno si è laureato campione del mondo dopo due anni all’asciutto.

«Ho ricordi incredibili a Motegi. La vittoria del 2008 è stata speciale dopo due anni senza titolo. Spero di potermi ripetere anche quest’anno». Lecito però prevedere che lungo la via che porta a Valencia, l’ultimo atto di questo motomondiale appena all’inizio, ogni tanto si verifichi qualche curiosa sfida nella sfida. Se guardassimo la storia recente del circuito di Motegi ci accorgeremmo che il pronostico della gara nipponica così scontato non lo è.

Chi lo sa bene è Loris Capirossi, che dal Twin Ring ha riportato indietro ben tre vittorie consecutive, ottenute tra il 2005 e il 2007 quando il pilota di Castel San Pietro Terme cavalcava la Ducati. Serie arrestata proprio da Rossi, che ora spera di ripetere l’impresa. Dopo la debacle all’esordio, quella appena trascorsa non deve essere stata una settimana rilassante in casa Suzuki, «ma dopo quello che è successo in Qatar, ora arriviamo in un circuito dove ho passato un sacco di buoni momenti», ha dichiarato nei giorni scorsi Loris. «Ho vinto qui e voglio farlo ancora, quindi cercherò di assicurarmi che sia tutto pronto per la gara».

E chi potrebbe avere le carte in regola per tarpare le ali all’italiano è niente di meno che un esordiente. Si tratta di Mika Kallio, alla sua prima esperienza in Qatar su una MotoGp, la Primac, team satellite della Ducati. Il ventiseienne finlandese infatti è l’unico che a Motegi può vantare lo stesso palmares dell’ex ducatista con ben tre vittorie consecutive sotto la bandiera della Ktm. Mika si impose in 125cc nel 2005, mentre nel 2006 e nel 2007 arrivò avanti a tutti nella 250cc.

AMBIENTE|G8 ambiente. Il controvertice sfila nelle strade di Siracusa

Il corteo volge alla conclusione senza nessun incidente. Secondo gli organizzatori sono migliaia i partecipanti

di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on line

SIRACUSA – La solita girandola di cifre sui presenti, tra chi minimizza riducendo il corteo ad una scampagnata e gli organizzatori che invece parlano di numeri consistenti. Se la verità è nel mezzo allora i presenti al contro-corteo del G8 di Siracusa di oggi erano alcune migliaia. E chi si aspettava vetrine in frantumi e cassonetti rigirati stavolta sarà rimasto deluso perché mai come oggi la scia di manifestanti ha regolarmente concluso il suo percorso nella più risoluta compostezza. Eppure la giornata non era iniziata nel migliore dei modi.

L’arresto di un cittadino polacco colto in possesso di un coltello non aveva fatto altro che alimentare le paure dei negozianti ignari degli appelli del sindaco Roberto Visentin a sedare gli «inutili allarmismi», tanto che stamattina per il centro di Siracusa diverse erano le serrande abbassate. Il corteo è però partito da Piazza Sgarlata senza arrecare danno a nessuno. Presenti come di consueto i soliti caschi blu, i manganelli e la Polizia a cavallo, ma stavolta nessun intervento e solo ordinaria amministrazione. A parte un allarme bomba in tarda serata ieri, che ha destato i visi tirati dal sonno dei poliziotti. Tutto rientrato dopo che gli artificieri hanno fatto brillare il contenitore, che altro non era se non una vecchia cassa acustica.

«La scelta di Siracusa limita la partecipazione a livello nazionale. Quindi qui sono presenti soprattutto giovani siciliani. Siamo qui per manifestare il nostro forte dissenso rispetto alla dissennata politica ambientale che ci propinano i partecipanti del G8», ha spiegato l’ex parlamentare e leader dei no global, Francesco Caruso, alla testa del corteo. Molte le sigle: Prc, Sinistra e Libertà, No dal Molin, Cobas e anche migranti africani richiedenti il permesso di soggiorno. Una folta rappresentanza di Rifondazione ha accompagnato il corteo fino all’ingresso di Ortigia, dove si svolge il vertice internazionale sull’ambiente e dove era prevista la conclusione della manifestazione.

Oltre a Ramon Mantovani (direzione nazionale Prc), anche il segretario regionale Luca Cangemi, che ha lanciato una frecciata a chi temeva incidenti. «A Siracusa – ha affermato Cangemi – è stato diffuso un terrore ingiustificato della nostra iniziativa che ha colpito e preoccupato la città. Ma ciò nonostante dalla Sicilia sono arrivate delegazioni da tutte le nove province. Siamo contenti comunque che il nostro contro-vertice, due giorni di incontri tra associazioni varie, abbia avuto un grande successo riuscendo a mettere insieme tutte le più grandi vertenze ambientali e sociali dell’isola». Nel frattempo 19 ministri discutevano, approvavano, rimandavano. Contento il ministro dell’ambiente danese, Connie Hadegaard, che ritiene «questo G8 un passo avanti rispetto ai precedenti incontri». Poi continua, «dovrebbe arrivare un messaggio molto chiaro ai capi di stato alla Maddalena a luglio».

Contenta del vertice anche Lega Ambiente che ha apprezzato la Carta sulla biodiversità che ne è scaturita. Ma poi c’è anche chi crede che «da 40 anni questi signori girano per il mondo per dire che c’è un problema ambientale ma loro stessi non hanno alcun interesse a bloccarlo», ha spiegato Francesco Caruso. A giudicare dal dolce girar circense il leader no-global non è troppo lontano dal vero. A forum ancora in corso, infatti, già si guarda alla prossima conferenza sulla protezione della biodiversità che si terrà ad Atene il 27 aprile e ultima in ordine di tempo arriva anche la decisione che il G8 della Maddalena è stato spostato a L’Aquila. Così i Summit internazionali diventano  nomadi …

AMBIENTE|G8 Ambiente a Siracusa. I fallimenti dei “grandi” e il controvertice

Si apre oggi il summit internazionale nel capoluogo siciliano. La Prestigiacomo apprezza la politica ambientale di Obama, ma non rinuncia agli inceneritori. Partono i forum e le manifestazioni del controvertice


di Simone Di Stefano/Dazebao, l’informazione on line

«Nucleare, inceneritori, inquinamento, rifiuti, devastazione, privatizzazione dell’acqua, mafia, danni ambientali. Non pagheremo la vostra crisi con la nostra Terra».

Promosso e celebrato con lo scopo di simboleggiare qualsiasi tipo di protesta, l’ormai noto slogan contro la crisi sbarca oltre lo Stretto, stavolta in favore dell’ambiente. Con tutto il carico di attuali «verbi verdi» previsti dal caso, si erge a manifesto della tre giorni di contro-vertice di protesta al G8 sull’ambiente, inaugurato oggi a Siracusa e in concomitanza con l’Earth Day di cui oggi in 175 nazioni si celebra la 39ª edizione. «Un attacco contro il futuro dell’isola», si legge sulla testata dei manifesti affissi lungo le vie delle città insulari. Organizzate da Rete Catanese contro il G8, le tre giornate parallele al summit si svolgeranno tra lezioni, incontri, dibattiti e serate in musica. Il contro-vertice siracusano prevede anche una manifestazione, fissata per domani (giovedì 23) alle ore 14.00. Il corteo, che partirà da Piazzale Sgarlata, ha messo in agitazione i commercianti della zona che, per timore di eventuali scontri tra no global e forze di Polizia, hanno annunciato l’intenzione per domani di tenere chiuse le saracinesche dei negozi, nonostante il sindaco di Siracusa, Roberto Visentin abbia invitato a non creare «inutili allarmismi». Ma nonostante gli appelli alla calma, già stamani vi sarebbe stata un’azione della polizia, dal vago sapore provocatorio. Un pulmann di manifestanti dei  movimenti no-global e di Rifondazione comunista, partito da Napoli per recarsi a Siracusa è stato fermato dalle Forze dell’ordine non appena sbarcato a Messina. Ai giovani sarebbe stato chiesto di essere identificati e perquisiti. Una richiesta non accolta dai manifestanti che, dopo essere stati bloccati per qualche ora, sono riusciti a ripartire alla volta del capoluogo siciliano in cui si svolge il vertice.

Dalle strade al convegno, dalla massa si passa ai pochi che prendono le cruciali decisioni e, a giudicare dalle parole di oggi, in apertura di conferenza, del ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, da Rio a Siracusa, passando per Kyoto e Bali, aumenta il debito rispetto alle promesse non mantenute. E quindi la vera e unica novità, tolta la solita melassa di parole come «mutamenti climatici», «global warming» o «biodiversità» – termine quest’ultimo che lo stesso ministro ritiene «ancora incompreso dall’opinione pubblica» –  l’unica vera novità di questo summit globale è il mutato atteggiamento degli Usa verso la salvaguardia ambientale. Almeno stando a quel che ha promesso fin dalla campagna elettorale, il nuovo numero uno alla Casa Bianca, Obama.

Ma, pare di capire, che il punto è un altro. Infatti, come un Global forum che si rispetti, anche questo G8 partorirà la sua Carta. Era avvenuto anche a Bali, tra le proteste degli ambientalisti che lo avevano etichettato come un’offesa. «La Carta di Siracusa sulla biodiversità – ha spiegato Prestigiacomo – che conterrà una serie di indicazioni e priorità che rinnovano l’impegno internazionale, anche alla luce dei risultati del Target 2010, obiettivo in gran parte disatteso». Viva la sincerità! Visto che nel nostro governo qualche collega del ministro si ostina ancora a voler far credere che la crisi è ormai passata. Ma da tutto ciò si evince che non basta rinnovare una promessa già in parte disattesa. E non serve che a farlo sia un ministro che «prima inneggia alla costruzione di ben 4 inceneritori nell’isola e poi appoggia le politiche di Obama». È quanto sostiene il Comitato Siracusa Rifiuti Zero, che poi lancia un appello diretto proprio al ministro dell’ambiente: «Ridurre quantità e tossicità dei rifiuti che produciamo, riusare contenitori e prodotti, riparare ciò che si è rotto o donarlo a qualcuno che sia in grado di ripararlo, riciclare il più possibile, includendo l’acquisto di beni prodotti con materiali riciclati». Servirebbe dunque una più ampia convergenza di intenti, che la nuova amministrazione americana ha il compito di alimentare. Una posizione, quella degli Usa sui cambiamenti climatici, che per il segretario dell’esecutivo del Unfccc, Convenzione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, Yvo De Boer, ritiene «di essenziale importanza». In vista del vertice Onu sul clima, previsto per il prossimo dicembre a Copenaghen, il ministro Prestigiacomo ha comunque tracciato una prospettiva incoraggiante, perché «finora progressi sono stati fatti su numerose questioni, anche se ancora devono essere sciolti nodi importanti per il raggiungimento dell’accordo (di Copenaghen, ndr)». Ergo, da Bali (dicembre 2007) a oggi, poco o nulla è stato fatto in vista del cosiddetto post-2010. Ma «come presidenza G8 – ha concluso il ministro – ed in vista della Conferenza sul Clima di Copenhagen, riteniamo estremamente importante ricercare una convergenza tra paesi industrializzati e in via di sviluppo, con particolare riferimento alle economie emergenti, per raggiungere un accordo a dicembre». L’Italia è tra i paesi più arretrati in materia di politiche ambientali, a braccetto con gli Stati Uniti e gli altri paesi industrializzati. Già nel 2007, Al Gore aveva lanciato l’allarme sulla necessità di anticipare i propositi di Kyoto a prima del 2012. Il motivo era chiaro, perché i guadagni delle imprese, delle multinazionali, non potevano sottostare a logiche ambientali e antieconomiche agli occhi dell’economia. La crisi ha fatto il resto e oggi qualcuno si sta accorgendo che forse per uscire dalla recessione una grande mano può arrivare anche dal pollice verde.