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INTERNAZIONALE|Inghilterra. Disoccupazione dilagante

la crisi economica globale ora minaccia la stabilità del governo di Gordon Brown

LONDRA – I posti e le offerte di lavoro precipitano, il numero dei richiedenti l’assegno di disoccupazione è più che raddoppiato e la crisi economica globale ora minaccia la stabilità del governo Gordon Brown, al timone del governo dal giugno del 2007. L’ultimo trimestre ha registrato per il Regno Unito il più alto numero di disoccupati, oltre 2 milioni, dal giugno del 1997.

Esattamente un mese prima dell’ultimo insediamento al governo britannico del partito Labour. Ed è solo l’inizio, perché se le stime hanno sorpreso anche i più fervidi ottimisti tra i corridoi del Parlamento ora sembra serpeggiare la rabbia per non aver preso al collo la crisi nella sua fase generativa. Poteva essere previsto tutto questo?
 
È quello che si chiede l’opposizione. «Ovviamente questi numeri non fanno piacere né a me e né al mio governo» ha risposto il Primo ministro britannico, incalzato durante il question time settimanale dal leader dei conservatori, David Cameron. «Lei aveva sostenuto che la crisi non avrebbe danneggiato il sistema di quella che sosteneva fosse la più forte economia mondiale – ha sentenziato il capo dell’opposizione, aizzando la schiera di conservatori seduti alle sue spalle – ma non è esattamente questo quello che sta avvenendo e il popolo britannico non dimentica le sue promesse».
 
Di tutta risposta l’ex Cancelliere dello Scacchiere britannico, da buon conoscitore di economia ha posto l’accento sul fattore globalizzazione, perché «Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania la quasi totalità delle economie mondiali presentano le stesse cifre, se non peggiori. Il governo farà il massimo per far fronte alla crisi». Intanto la gente si riversa per le strade in cerca di lavori occasionali, i job center da mesi espongono la scritta «no vacancies» e come se non bastasse le imprese ricorrono costantemente a tagli del personale, Woolworths, Vodafone e Ford le ultime in ordine temporale.
 
Howard Archer, Chief economist della IHS Global Insight ha evidenziato che «alla diminuzione dei posti di lavoro vi è un aumento del numero di compagnie che dichiarano fallimento. Prima di una ripresa, che non avverrà prima del 2011, ci aspettiamo quindi un picco di 3.3 milioni di disoccupati». Fino ad ora il governo ha ridotto l’Iva, portandola dal 17,5% al 15% per tutto il 2009, mentre dal 2010 dovrebbe entrare in vigore un aumento della tassazione del 5% per tutti i contribuenti con un reddito annuo superiore alle 150.000 sterline. L’obiettivo è quello di favorire il credito al consumo dei cittadini in modo da stimolare una ripresa della produzione da parte delle compagnie in difficoltà.
 
C’è anche un dato positivo: a una contrazione del settore privato si accompagna il segno positivo del settore pubblico, con ben 30.000 nuovi impieghi creati nell’anno appena trascorso. Un divario che non è sfuggito ai media britannici, primo fra tutti Harry Wallop, editorialista del Daily Telegraph, che ha parlato di «due nazioni distinte». Intanto il paese è entrato nel suo tredicesimo mese consecutivo di recessione.

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