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INTERNAZIONALE|Eurocrisi, nuove leggi per i mercati

Al summit di Bruxelles prevale la linea finanziaria a scapito dell’energia

BRUXELLES – Troppo grave è la crisi e imminente è il summit economico del G20 di Londra, in programma il prossimo 2 aprile e così, una volta seduti tutti allo stesso tavolo i 27 ministri paesi Ue non potevano non approfittare per trovare una linea in comune in materia economica.

È quanto sta avvenendo al summit del Consiglio europeo di Bruxelles in programma oggi e domani. Anche se le premesse avrebbero voluto che si parlasse soprattutto di energia al centro del dibattito sono entrati prepotentemente i 5 miliardi di surplus, rispetto agli iniziali 900 miliardi destinati alla Commissione Europea e che i 27 si stanno litigando su come investirli.
C’è chi li vorrebbe destinati alle banche dell’est in corso di fallimento, come quelle di Lettonia e Ungheria, chi come la Commissione li vorrebbe destinare a energia e tecnologia, e chi infine li destinerebbe alla ricostruzione di un sistema finanziario che fa acqua da tutte le parti, linea perseguita da Francia e Germania.
Avranno fatto breccia le parole del Premio Nobel, Paul Krugman, che in apertura di summit aveva definito «del tutto inadeguate» le misure anticrisi dell’Unione, 200 miliardi di euro lo scorso anno e altri 400 tra 2009 e 2010 (il 3,3% del Pil Ue). Del resto come dargli torto se paragonate ai 789 miliardi stanziati dal governo Usa? Ma non tutto è oro ciò che luccica. Proprio il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ribadito infatti che «qualsiasi altra iniezione di denaro liquido è categoricamente da escludere».
Tutto ciò non deve essere piaciuto agli Usa che invece, a sorpresa, proprio ieri hanno immesso altri 1,2 miliardi di dollari nell’economia americana per promuovere la ripresa. La Merkel, assieme al premier francese Sarkozy, ha scritto anche una lettera al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso e al presidente di turno, il ceco Mirek Topolanek, ponendo l’accento sulla riforma dell’intero sistema finanziario europeo. «Le priorità – recita la missiva – richiedono la costruzione di una nuova architettura della finanza globale. L’Ue deve affermare una posizione in comune e prendere il comando a capo di questo processo».
La Merkel, da sempre contraria a misure anticrisi da adottare in comune si è detta convinta che tra le priorità rientrano anche l’allentamento dei criteri di Basilea II. Allo stesso modo la Germania ha ribadito la sua intenzione di aiutare i paesi dell’est in difficoltà, come del resto è stato già fatto con i 180 miliardi di euro già stanziati, anche se è stato precisato che «non ci sarà nessuna ulteriore emissione di eurobond».
Se quindi al G20 di Londra si discuterà del sistema finanziario ci sono i paesi dell’est che spingono per raggiungere una linea comune a proposito del cosiddetto “Partenariato per l’est”, in vista del summit di Praga previsto per il prossimo 7 maggio. Verranno stanziati 350 milioni di euro di nuovi finanziamenti e 250 milioni di euro ridiretti nel corso del 2010/13 nelle casse di sei paesi dell’Europa orientale: Ucraina, Georgia, Bielorussia, Moldova, Armenia e Azerbaigian.
Il piano a quanto pare piace a tutti meno che all’Italia, che avrebbe voluto il coinvolgimento permanente della Russia. Mosca invece si dovrà accontentare di ricevere l’invito solo «caso per caso». «Nessuna iniziativa anti-russa», ha precisato il ministro degli esteri ceco, Karel Schwarzenberg. Anche perché sul piano energetico la Russia resta sempre l’alleata più importante dell’Europa e forse anche per questo l’Ue non ha fretta di emanciparsi.
Infatti al summit si doveva parlare di energia, ma anziché lanciare nuove proposte sembra sia stata anzi tagliata una parte dei fondi da destinare alla realizzazione del progetto Nabucco, 3,300 km di corridoio energetico a est per portare in Europa il gas del Caspio attraverso la Turchia e i Balcani e rendere indipendente l’Europa dal gas russo. Romania, Polonia, Austria e Slovacchia non l’hanno presa bene e i loro ministri hanno minacciare di non votare il pacchetto.
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INTERNAZIONALE|Inghilterra. Disoccupazione dilagante

la crisi economica globale ora minaccia la stabilità del governo di Gordon Brown

LONDRA – I posti e le offerte di lavoro precipitano, il numero dei richiedenti l’assegno di disoccupazione è più che raddoppiato e la crisi economica globale ora minaccia la stabilità del governo Gordon Brown, al timone del governo dal giugno del 2007. L’ultimo trimestre ha registrato per il Regno Unito il più alto numero di disoccupati, oltre 2 milioni, dal giugno del 1997.

Esattamente un mese prima dell’ultimo insediamento al governo britannico del partito Labour. Ed è solo l’inizio, perché se le stime hanno sorpreso anche i più fervidi ottimisti tra i corridoi del Parlamento ora sembra serpeggiare la rabbia per non aver preso al collo la crisi nella sua fase generativa. Poteva essere previsto tutto questo?
 
È quello che si chiede l’opposizione. «Ovviamente questi numeri non fanno piacere né a me e né al mio governo» ha risposto il Primo ministro britannico, incalzato durante il question time settimanale dal leader dei conservatori, David Cameron. «Lei aveva sostenuto che la crisi non avrebbe danneggiato il sistema di quella che sosteneva fosse la più forte economia mondiale – ha sentenziato il capo dell’opposizione, aizzando la schiera di conservatori seduti alle sue spalle – ma non è esattamente questo quello che sta avvenendo e il popolo britannico non dimentica le sue promesse».
 
Di tutta risposta l’ex Cancelliere dello Scacchiere britannico, da buon conoscitore di economia ha posto l’accento sul fattore globalizzazione, perché «Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania la quasi totalità delle economie mondiali presentano le stesse cifre, se non peggiori. Il governo farà il massimo per far fronte alla crisi». Intanto la gente si riversa per le strade in cerca di lavori occasionali, i job center da mesi espongono la scritta «no vacancies» e come se non bastasse le imprese ricorrono costantemente a tagli del personale, Woolworths, Vodafone e Ford le ultime in ordine temporale.
 
Howard Archer, Chief economist della IHS Global Insight ha evidenziato che «alla diminuzione dei posti di lavoro vi è un aumento del numero di compagnie che dichiarano fallimento. Prima di una ripresa, che non avverrà prima del 2011, ci aspettiamo quindi un picco di 3.3 milioni di disoccupati». Fino ad ora il governo ha ridotto l’Iva, portandola dal 17,5% al 15% per tutto il 2009, mentre dal 2010 dovrebbe entrare in vigore un aumento della tassazione del 5% per tutti i contribuenti con un reddito annuo superiore alle 150.000 sterline. L’obiettivo è quello di favorire il credito al consumo dei cittadini in modo da stimolare una ripresa della produzione da parte delle compagnie in difficoltà.
 
C’è anche un dato positivo: a una contrazione del settore privato si accompagna il segno positivo del settore pubblico, con ben 30.000 nuovi impieghi creati nell’anno appena trascorso. Un divario che non è sfuggito ai media britannici, primo fra tutti Harry Wallop, editorialista del Daily Telegraph, che ha parlato di «due nazioni distinte». Intanto il paese è entrato nel suo tredicesimo mese consecutivo di recessione.