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APPROFONDIMENTI|Le notizie? Oggi ve le fate da soli

La crisi dell’editoria si sposa con il disuso del giornale quale mezzo d’informazione. Ma quanto costa questa crisi a chi si affaccia ora in questo mestiere?

Oggi sono entrato in edicola. E fin qui tutto bene. Oggi sono entrato in edicola e non ho comprato né La Repubblica, né il Corriere della Sera. Oggi al giornalaio ho chiesto l’Europa. «Europa»? Mi ha risposto sgomento e quasi incredulo. «Europa, si» ho risposto io allo stesso modo incredulo innanzi alla beffarda incredulità di un commerciante che mi sembrava più guardarmi con l’aria di chi vuol prendere in giro qualcuno, anziché limitarsi a fare il suo compitino e vendermi quelle striminzite dieci pagine di quotidiano.

Poi ho compreso che quello era solo il suo modo di fare e non prendeva in giro me ma l’intero sistema giornalistico italiano. «Ah che uomo fortunato che sono. Sono riuscito a vendere anche una copia de l’Europa», disse il giornalaio. «Ma perché non ne vendete mai?», gli ho chiesto curioso. «Una ogni tanto perché c’è un signore che ha il figlio che ci scrive su». Capito.

Mentre allegavo questa leggerissima copia di Europa al braccio e defluivo dall’edicola ho pensato che non c’è cosa che mi fa stare meglio dell’acquistare un giornale che nessuno legge. E questo per diversi motivi, basterà descriverne un paio. Il primo è che su un quotidiano in crisi ci scrivo anche io e a mio modo, da giornalista precario, da collaboratore sempre in equilibrio sul sottile filo dell’oblio, dell’esser messi da parte, capisco benissimo cosa significa lavorare in una redazione a rischio contingentamento.

Il secondo motivo è di ordine più strettamente psico-redazionale. Da caso umano. Il quotidiano di oggi è un contenitore sempre più assortito di roba di qualsiasi tipo. Si va dalle ricette di cucina all’album di Facebook. Pensate che fa piacere sentirsi rispondere dall’altra parte del telefono che non c’è spazio per il tuo pezzo quando vedi che la metà delle pagine della tua redazione non contengono altro che programmazione dei cinema di Roma e Provincia?

Io ho provato a darmi una risposta e sono arrivato alla conclusione che: alla gente non gli frega niente della firma, dell’articolo e del commento. Forse qualcuno è ancora attaccato all’editoriale del proprio direttore, ma quanta di questa letteratura grigia (così si dice in bibliografia) viene cestinata o riciclata senza essere in alcun modo neanche vista di sfuggita? Sono pochi purtroppo quelli che ancora leggono i giornali in sinergia con chi scrive. Che si ricordano questa o quella firma e che poi se la vanno a cercare magari anche in libreria, hai visto mai che abbia scritto pure qualche libro.

Provo grande compassione e rispetto allo stesso modo per i colleghi (suvvia, anche se non sono uno della vostra “casta” perché non ho avuto la fortuna di pagarmi un master da diecimila euro, chiamiamoci colleghi lo stesso, mica vi offenderete? Tanto quando siamo alle conferenze o sul campo siamo tutti uguali, no? ) del Manifesto e di Liberazione. In costante lotta per sopravvivere, con la passione di chi ama il giornalismo e non lo denigra dovendo sottostare per forza alla legge del più forte. Ma cari colleghi, la vostra lotta è destinata a fallire e sapete perché? Il motivo è lo stesso per cui quel giornalaio mi ha riso in faccia stamattina, e non solo perché sono sempre meno le persone (magari pure quelle super affezionatissime che il 19 dicembre compreranno la copia del Manifesto a 50 euro – 50 euro – !) che vi(ci) leggono, ma perché ormai è in voga il modus free press, ovvero leggo le foto e gli articoli corti. E chi se ne frega se quel giornalista ci ha messo anima e corpo per reperire informazioni, e confezionarle nel modo più interessante e informato possibile tale da poter essere lette anche da un imbecille incallito.

Ultime notizie: Chiude il Los Angeles Times, il New York Times con annesso International Herarld Tribune ipoteca il suo stabile per la cifra di 225 milioni di dollari (quello di Renzo Piano, ricordate?). Questa non è solo crisi di mercato e neanche la crisi della carta. Questo è il declino della vecchia e appassionata informazione. I nostri migliori Tg, da quello di Rai uno a quello di Canale 5 (pensate gli altri…) cavalcano ormai l’onda del «Tg lo fai tu». Spedisci la foto o il video e loro lo pubblicano, della serie non serviamo neanche più noi giornalisti, il telegiornale ve lo fate e poi ve lo guardate, così sarete sempre più contenti. Contenti voi.

di Simone Di Stefano/SG

Una Risposta

  1. Il senso di libertà che si prova nel leggere un gran numero di notizie online e nel poter allo stesso tempo esprimere la propria opinione è grande. Ma riflettendo un attimo e informandosi ci si accorge che esso nasconde in realtà inquietanti interrogativi.
    Se i giornali tradizionali scompaiono questo implica anche la scomparsa della figura del giornalista in quanto professionista dell’informazione? Il rischio non è da trascurare e porta con sè un altro interrogativo: chi potrà in futuro porre le domande a tutti i livelli di persone e di potere? Chi potrà essere sul campo e
    certificare la fonte e la veridicità delle informazioni che circolano?
    I blog, i commenti, i sondaggi dei telegiornali possono essere un modo sicuramente utile per spingere a riflettere. L’accesso a una grande quantità di notizie online apre sicuramente l’orizzonte su nuovi fatti e territori evitando un’eccessiva chiusura all’interno delle realtà locali. Tuttavia bisogna prestare attenzione alle fonti e all’importanza di un’informazione professionale e di qualità che è l’unica vera garanzia per la libertà reale.

    “No government ought to be without censors and where the press is free, no one ever will”
    Thomas Jefferson, letter to George Washington, September 9, 1792

    The Italian Opinionist
    http://italianopinionist.wordpress.com/2009/03/23/goodbye-newspaper/

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