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IN ITALIA|”Acqua in bocca”, ma attenzione a non confondere la gestione con la vendita

L’acqua come bene comune è una prerogativa alla quale ogni stato democratico non dovrebbe mai rinunciare. Il problema non è la vendita ma la gestione dell’acqua e questo avveniva ancora prima dell’articolo 23 bis/112

di Simone Di Stefano/SG

Il 28 ottobre è stato pubblicato sulle pagine di Skapegoat l’articolo di Rosaria Ruffini, «Acqua in bocca – Vi abbiamo venduto l’acqua», e sembra che abbia fatto il giro del web, riscuotendo non solo critiche positive. Al chi va’ la’ dettato dalla Ruffini sulla privatizzazione dell’acqua c’è chi non solo ha screditato la sua figura mettendo in dubbio addirittura la sua esistenza (cosa non poco frequente on-line, anche se non è questo il caso perché lei esiste davvero), ma anche portato argomenti utili su cui riflettere a danno di un allarmismo ritenuto infondato.

In effetti leggendo attentamente il citato articolo 23 bis della legge 112 sembra più corretto dire che la privatizzazione dell’acqua c’è già da tempo in Italia e non è un’invenzione del menzionato Tremonti, che invece ne avrebbe regolato le concessioni, e che dal decreto in questione non pare emergere quella corsa scellerata alla liberalizzazione del bene acqua. Anzi, emerge che, al contrario di quanto palesato in modo anche piuttosto deciso dalla Ruffini, il testo del decreto non menziona mai termini o locuzioni come «la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica», che suona invece alquanto anacronistico visto che ormai tutto è capitalistico stando questo sistema alla base dell’Unione Europea.

Ciò non per legittimare il capitalismo che andrebbe regolato in favore di politiche volte maggiormente ai bisogni sociali dei cittadini, ma per dire che ormai è un male più grande di noi e dobbiamo farci i conti. Resta però il punto cruciale su cui la critica al decreto non da una risposta. Come la mettiamo con il caso della Veolia (multinazionale che gestisce l’acqua locale) che a Latina ha deciso di aumentare le bollette del 300%  e ai consumatori che protestano manda le sue squadre di vigilantes armatati e carabinieri per staccare i contatori? Il fatto c’è ma non è il decreto in questione a sollevarne le cause, semmai una legge che ha già visto i suoi natali da tempo e che ora ha messo le radici in maniera tristemente irreversibile.

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