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INTERNAZIONALE|Cambia il panorama politico irlandese con la scomparsa dei Progressive Democrats

Nato 23 anni fa da una costola del Fianna Fàil più favorevole al mercato e alle privatizzazioni, il piccolo partito dei PDs esce di scena privato di consenso, giovani e parlamentari

di Aldo Ciummo

In settimana il partito dei Progressive Democrats si riunirà per decidere le modalità legali di uno scioglimento che era stato annunciato durante tutto l’autunno. Nato 23 anni fa, il gruppo poteva ricordare per certi versi i radicali, a chi lo avesse guardato dall’Italia. Se i radicali italiani infatti erano la costola più liberale del Partito Liberale stesso, i Progressive Democrats irlandesi sono fuoriusciti dal vecchio partitone nazionale del Fianna Fàil perchè volevano più libertà individuali ma soprattutto più mercato.

Des O’ Malley fondò questo partito nel 1985, dopo essere stato espulso dal Fianna Fàil per le sue posizioni liberiste in economia e liberali sui diritti civili. A lui si uni’ Michael McDowell, proveniente dal Fine Gael, la principale forza di opposizione. Inizialmente la nuova formazione anche raggiunse il 12% dei consensi, due anni dopo aveva solo il 5%, ma entrò nel governo col Fianna Fail, all’epoca diretto dal Taoiseach (primo ministro) Charles Haughey.

Dopo le dimissioni di Haughey e la conseguente uscita dal governo, la cui popolarità era in calo, nel 1993 la leader del partito divenne Mary Harney, che oggi è ministro della Salute e che sta affrontando le polemiche sui tagli alla spesa pubblica in questo settore, tradizionalmente protetto in un paese molto meno liberista nel welfare di quello che spesso si pensa e che infatti deve ad una solida tenuta della solidarietà gran parte del suo benessere (gli immigrati regolari godono di reali aiuti per la casa e il servizio che supporta gli irlandesi nella ricerca del lavoro, la FAS, supporta esattamente nello stesso modo i cittadini europei, metodo quasi unanimemente condiviso, tanto è vero che una isolata proposta di finanziare il rientro in patria degli immigrati UE senza lavoro ha sollevato vivaci reazioni basate sul presupposto che ogni europeo ha gli stessi diritti sull’isola).


Nel 1997 il partito crollò, ma divenne l’ago della bilancia capace di forzare il Fianna Fàil, (forza con origini nazionaliste che siede nel gruppo dell’Europa delle Nazioni a Strasburgo, ma che porta avanti da decenni una politica sostanzialmente centrista e da sempre radicata nelle fasce sociali modeste) verso soluzioni liberiste non soltanto in fatto di tassazione, ma anche nel resto della politica economica e del welfare. Mary Harney divenne presidente della camera (Tànaiste). Nel 2002 il partitino ebbe una momentanea rinascita, risalendo ad otto seggi dai quattro ai quali era scesa sui 166 deputati del Dàil Èireann.

Nel 2004 Harney diventa ministro della Salute, ma nel maggio 2007 (nel frattempo il leader dei PDs è diventato Michael Mc Dowell) il gruppo crolla nelle elezioni e solo due tornano in Parlamento. I liberisti rientrano comunque nel nuovo governo di Bertie Ahern, che stavolta vede nei Verdi il proprio nuovo alleato, ma la situazione è tale che il nuovo leader del partito eletto lo scorso aprile, Ciaran Cannon, si ritrova a gestire un processo di scioglimento obbligato dalla constatazione che i maggiori esponenti del partito danno segni di fibrillazione, avviando contatti con il Fianna Fàil o con il Fine Gael (principale forza di opposizione, tradizionalmente propensa all’ordine e all’economia di mercato, siede per ragioni tattiche con i socialisti a Bruxelles e Strasburgo) per candidarsi con loro. Il leader del Labour Party irlandese, Eamon Gilmore, ha interpretato la scomparsa dei PDs come il segno del fallimento su scala locale del modello globale thatcheriano e reaganiano.

Ed è interessante notare come l’opposizione della vasta popolazione giovanile ai progetti di ridurre la spesa sanitaria per gli anziani sia contemporanea alla constatazione, da parte dei Progressive Democrats favorevoli allo scioglimento, che nelle sedi del partito non ci sono ragazzi. I liberisti hanno avuto qualche consenso e neppure tanti negli anni del boom cosi’ detto della tigre celtica, ma mentre le loro posizioni avanzate sui diritti civili, presenti in molte correnti delle altre forze sono ormai diventate senso comune (al di là delle tante cose che i giornali continentali hanno scovato sulla paura delle unioni civili nel referendum sul Trattato di Lisbona, qui i manifesti che interpretavano l’opposizione al documento sono ancora in gran parte sui muri ed è difficile vederne uno che non contesta principalmente crescita della spesa militare e taglio della spesa sociale) l’Irlanda è tornata ben presto a dare a vedere di non essere un paese ultraliberista, condizioni speciali per gli investimenti a parte. All’altro estremo del ventaglio politico, le piccole liste ultraconservatrici non sono mai nè

durate più di lustro, nè salite oltre percentuali extraparlamentari ed oggi sono pressochè inesistenti. Il Fianna Fail sta affrontando con fatica il dopo Bertie Ahern (dimessosi per uno scandalo legato alla corruzione il 6 maggio 2008, dopo essere stato eletto tre volte Taoiseach ed avere governato per 11 anni), il nuovo premier Brian Cowen infatti si trova a gestire la crisi finanziaria che ha investito anche Dublino. La scomparsa dei Progressive Democrats toglie al Fianna Fàil un soggetto politico al quale addossare l’immagine del promotore di riforme scomode e lo costringerà forse ad un rapporto più stretto con l’altro recente alleato, i Verdi, che erano stati sempre avversari fino al maggio 2007.

 

di Aldo Ciummo/da Dublino



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