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SPORT|Sconfitta e contestata, la Roma non c’è più

Prosegue la caduta libera della Roma di Spalletti. Ieri contestazione davanti a Trigoria, con la squadra in ritiro in vista della sfida di mercoledì prossimo contro la Sampdoria

di Simone Di Stefano/SG

La Roma si ritira in casa per superare il momentaccio. «Onorate la maglia in segno di rispetto ai tifosi», ha tuonato il presidente Rosella Sensi che da domenica ha sigillato la squadra nelle segrete stanze di Trigoria con un solo diktat: uscire dalla crisi più nera della gestione Spalletti.

Ma al centro sportivo “Fulvio Bernardini” ieri non è stata certo una giornata serena. Giocatori, tecnico e società, non si è salvato nessuno dalla contestazione messa su con cori e striscioni («Io non tifo Italpetroli», «Tirate fuori le …», per citarne alcuni), da parte di una trentina di tifosi che hanno chiesto, invano, di poter parlare con uno tra Spalletti e Totti. Se ne sono andati soltanto in tarda mattinata dopo che a mobilitarsi era stata anche la Polizia, dopo alcuni lanci di uova.

La squadra ha dovuto rinunciare anche all’allenamento mattutino per tornare in campo solo nel pomeriggio. E come ogni lunedì di recente memoria nei bar della capitale si discute su cosa stia accadendo alla Roma e cosa ci si deve attendere ancora. Invertire la rotta innanzitutto e Spalletti lo ha capito, tanto che dopo il naufragio di Udine è stato lui il primo a riconoscere le proprie responsabilità e la necessità, questa è la notizia, di cambiare metodo di lavoro.

La squadra non segna su azione da quattro partite, soffre spesso le ripartenze su contropiede e l’organizzazione degli avversari che ormai conoscono a perfezione i meccanismi giallorossi, la difesa è la peggiore del campionato. Complice anche l’assenza prolungata di Juan, che si allena a Trigoria ma gioca solo con il Brasile, per non parlare delle squalifiche di Mexes e Panucci. Tutte circostanze che non hanno permesso di schierare lo stesso quartetto difensivo per due gare consecutive.

Ciclica è poi la storia recente della Roma e puntualmente, ogni tre o quattro anni di alta classifica, arriva la brusca battuta d’arresto. Troppo facile tornare con la mente alla stagione 2004/05 quando si alternarono sulla panchina giallorossa ben cinque allenatori. Spalletti poi è uno che ha passato momenti anche più brutti di questo ma mai in un ambiente caldo e pressante come quello della capitale. Vanno bene le attenuanti delle sviste arbitrali, del mercato sbagliato e delle tante assenze, ma a questo punto il tecnico toscano è chiamato a inventare qualcosa di nuovo e di imprevedibile – anche se il ritorno al vecchio 4-4-2 suona come un issare bandiera bianca – altrimenti la ex-corazzata Roma si inclina e affonda, comandante compreso.

Da Trigoria fanno sapere che Big Luciano non si tocca anche se la società avrebbe già sondato il terreno in cerca di alternative praticabili, nel caso in cui il toscano si dimettesse, ipotesi comunque smentita da Spalletti. Come è stato smentito più volte che il gruppo non è più unito come in passato, ma il fatto che giocatori come Vucinic, Aquilani e De Rossi, sempre sottotono nella Roma, in nazionale si trasformano e fanno i fenomeni è una dimostrazione evidente del contrario. Per salvare la stagione servirebbe allora abbassare la testa e correre, dimenticando la cara parola «scudetto» che ancora serpeggia sulle bocche di tanti. Più realistico, anche se paradossale, pensare alla salvezza che con una squadra di campioni non è mai cosa semplice. Ecco dunque una buona dose di stimoli se a qualcuno non bastava.

di Simone Di Stefano/SG

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