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SPORT|Jennings, fermata per la Nba: «Totti who?»

BASKET Il talento Usa della Lottomatica: «Che traffico a Roma, peggio che a Los Angeles»

I ragazzi che giocano a pallacanestro per strada sono il volto alternativo dello sport romano. Poco distante si allena la Lottomatica Roma. Uno di loro porta la maglia numero undici con su scritto «Jennings». La tua maglia è la più venduta ai negozi, lo sapevi? «No, non lo sapevo ma mi fa piacere, eccome».

Ma chi è il nuovo  americano di Roma? Talento precoce della pallacanestro a stelle e strisce, Brandon Jennings è appena approdato alla Lottomatica e ha già una voglia matta di stupire: «Mi ispiro molto ad Allen Iverson e Kobe Bryant. Amo giocare all’attacco e tenere la palla in mano. Sogno di arrivare in Nba, ma intanto penso solo a far bene qui a Roma», ostenta in uno slang quasi incomprensibile il diciannovenne gioiello della Virtus che riprova l’assalto allo scudetto e all’inaffondabile Siena.

Jennings è stato ill primo giocatore nella storia del basket americano a diventare professionista senza passare per la gavetta universitaria. «Credo in questo progetto e spero di aver tracciato una nuova strada ai giovani americani. Non è poi così lungo il salto all’Nba». Una scelta obbligata per qualche malizioso, visto che Brandon non vantava voti così eccelsi a scuola . Malignità, perché lui era già d’accordo con l’università dell’Arizona. Con Jennings c’è sempre la mamma, Alice, e il fratellino di dodici anni. Alice lo accompagna dappertutto. Agli allenamenti lei si siede in tribuna, apre il suo portatile e passa il tempo su internet o divorando film. «Per adesso – dice Jennings – studio con lei. Poi, fra un paio di anni conto di finire il college».

Roma la conosce ancora poco ma si è già «scornato» con il traffico della capitale: «Sì il traffico è peggio che a Los Angeles. Inoltre trovare parcheggio è un’impresa. Però rispetto agli Usa qui la gente è più tranquilla, pacata». Internet e videogames i suoi passatempo preferiti, oltre allo shopping, «shaappin’», come ci tiene a sottolineare. «Gucci e Louis Vuitton sono le marche che preferisco. Anche se comunque vesto spesso largo e preferisco il genere americano».

I media d’oltreoceano lo considerano la possibile prima scelta del prossimo draft: «Oh, it’s cool! Non sento la pressione, sono focalizzato solo nel giocare a basket. Il mio obiettivo resta soltanto quello di far bene con la mia squadra. Fin dalla prossima gara, sempre se gioco…». Quando parla il coach, Jasmin Repeša, l’americano è come se andasse in trance, ascolta e impara in silenzio. Ma perché proprio Roma? «Ero a un provino a Los Angeles e mi ha visto Dejan (Bodiroga, ndr). Sono stato scelto e ho accettato perché mi piace la città e credo di poter migliorare molto con questa squadra».

Giovane e ricercato. Fanno la fila i giornali di tutta Europa per accaparrarsi un’intervista. Nella sua città natale, Compton, nella contea di Los Angeles, California, le gang vivono tra il crimine e la violenza. Da qui è nato il genere gangsta rap. Negli States lo sport è vissuto da molti come l’ancora di salvezza, l’uscita d’emergenza, «ma la vita criminale non mi appartiene – precisa Jennings – perchè a salvarmi ci ha pensato la pallacanestro».

Banale forse chiedergli per chi voterà: «Obama, no way», replica secco e quasi stizzito. Meno ovvio venire a sapere che non conosce Totti. Eppure gli piace eccome il calcio: «giochiamo spesso con gli altri qui vicino. Mi diverte». Sfila Repeša, tempo scaduto. Lo rivedremo domani stasera su Sky, alle 20.55, nella sfida tra Fortitudo e Lottomatica.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 17-10-2008

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