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INTERNAZIONALE|David Armstrong, uno dei volti della diaspora nordirlandese

Prete presbiteriano, a Limavady venticinque anni fa porto’ gli auguri di Natale agli “avversari cattolici”, le minacce degli estremisti della sua parrocchia lo costrinsero all’esilio

di Aldo Ciummo

Domenica scorsa David Armstrong ha visitato l’Uster, dove era gia’ tornato anni fa ma dove per venticinque anni non ha quasi potuto farsi vedere. Nel 1983 porto’ gli auguri di Natale in una chiesa di cattolici che aveva subito un attentato: lui era un prete protestante e per alcuni dei suoi parrocchiani, a Limavady, quello era un tradimento.

Le minacce dei lealisti piu’ oltranzisti, difensori della presenza britannica nel nordest dell’isola e dell’isolamento dei nazionalisti cattolici lo costrinsero a riparare in Inghilterra con tutta la sua famiglia, lo scontro religioso d’altronde e’ sconosciuto nel resto del Regno Unito come nell’Eire, e’ un caso unico in Europa, che si e’ rifugiato a lungo nella provincia dell’Ulster, mostrando ancora i suoi strascichi, come il voto dei consiglieri unionisti protestanti della citta’ che la settimana scorsa ha ribadito che questo religioso, protestante come loro, non e’ gradito a Limavady, dove oramai potrebbe anche tornare.

Armstrong, tuttura prete protestante ma nella contea di Cork nell’Irlanda del sud, dove la stragrande maggioranza della popolazione e’ cattolica, ha recentemente dichiarato di essere stato aiutato ad affrontare l’esilio da un cardinale cattolico, Tomas O Fiaich, il quale non ha voluto che questo gesto fosse rivelato finche’ era in vita (O Fiaich e’ morto ormai da molti anni).

Il caso di David Armstrong, rimasto sempre nella propria comunita’ culturale di origine e a lungo minacciato da una parte di questa, tanto da non sentirsi in grado di tornare nella cittadina dove viveva, il supporto fornito da O Fiaich, appartenente ad un’altra comunità, sono lo specchio degli sforzi che una gran parte della società nordirlandese ha portato avanti per arrivare all’attuale processo di pace e delle difficoltà che minoranze organizzate e pregiudizi diffusi tuttora frappongono alla piena pacificazione.

L’esecutivo dell’Ulster che dovrebbe permettere ai rappresentanti delle due opposte forze maggiori di lavorare insieme è di nuovo fermo, ormai da più di tre mesi.

di Aldo Ciummo

APPROFONDIMENTI|Slovenia, uno studio sulle tombe antiche

Lo studio verrà presentato martedì prossimo e promette di far piena luce sulle tombe occulte delle epoche passate

di Simone Di Stefano/SG

Dall’incontro tra il Mediterraneo, le Alpi Giulie e le Alpi Carniche si formano dapprima monti di origine carsica  che successivamente si distendono, verso settentrione dando vita a verdi vallate, la prerogativa che più colpisce a chi si trova a visitare per la prima volta la Slovenia. Impressionano soprattutto i manti erbosi che ricoprono il territorio, fino ad arrivare alla capitale, Lubiana.

Ma cosa si nasconde nel sottosuolo di questo affascinante territorio? Occorre sapere che la Slovenia conserva una grande quantità di reperti funerari, alcuni di essi risalenti addirittura al X secolo a.C. e di inestimabile valore archeologico. Siamo nella parte nord dell’Istria, lungo i confini che separano l’Italia dalla Slovenia. Nella maggior parte dei casi si tratta di grotte, al di sopra delle quali venivano compiuti riti funebri di popolazioni provenienti dalla penisola italica e dalle attuali Austria e Ungheria, conferendo a queste zone un’importanza di carattere sovraregionale. Una delle zone da menzionare è sicuramente quella delle Grotte di Škocjan e dei loro dintorni, eccezionalmente ricca di importantissimi siti archeologici risalenti fino a cinquemila anni fa, tra questi la grotta Mušja jama, la necropoli sotto Brežec, la grotta Okostna jama, il castelliere Škocjan e la grotta Tominčeva jama. Inoltre la stessa zona conserva delgli eccezionali resti archeologici praticamente senza pari in Europa , legati soprattutto alla sfera del culto.

Nelle grotte Tominčeva jama e Roška špilja i reperti archeologici risalgono all’età del rame e all’antica età del bronzo (circa tra i 3000 e i 1700 anni a.C.). I reperti di queste grotte indubbiamente richiedono una valutazione moderna. Questo vale specialmente per l’ascia ed il pugnale di rame con piastra del manico trovati nella grotta Tominčeva jama, i quali non sono dei reperti di insediamento usuali di quel periodo. Oggi la concezione dell’uso funzionale della grotta Tominčeva jama tende al suo ruolo sacrale sin dalle prime tracce della presenza umana.

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