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IN ITALIA|Lo sfogo di un agente: «Allo stadio si rischia la vita per diciotto euro»

LA POLIZIA denuncia di un sindacalista in divisa: «Lavoratori a rischio come quelli delle morti bianche»

 

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 09-09-2008

 

«Chiudere le curve di uno stadio solo per qualche partita garantisce da un lato la possibilità alle forze dell’Ordine di lavorare in sicurezza, ma dall’altro dimostra una mancanza di progettualità da parte delle Istituzioni». A sostenerlo è il Presidente della Federazione sindacale di Polizia dell’Ugl, Cristiano Leggeri, in merito alla decisione del Giudice Sportivo di inibire agli spettatori le Curve A e B dello stadio San Paolo di Napoli fino al prossimo 31 ottobre.
Lei cosa suggerisce allora come deterrente alla violenza negli stadi?
«La mia preoccupazione maggiore è l’incolumità degli agenti, che vanno allo stadio a fare il loro dovere e mettono a repentaglio la loro vita per diciotto euro in più. Bisogna garantire maggiore dignità alle Forze dell’Ordine. Si parla sempre di ciò che è accaduto, ma nessuno parla di ciò che sarebbe potuto accadere e invece è stato sventato grazie al loro intervento. Oltre all’ipotesi dell’aumento progressivo del costo del biglietto, la mia proposta è quella di una nuova normativa che preveda il sequestro e la confisca dei beni degli indagati. L’obbiettivo è quello di costituire un fondo preventivo per tutelare la dignità di tutti i poliziotti che hanno subito lesioni fisiche a seguito di manifestazioni sportive. ».
Ma chiudere gli stadi non danneggia anche tanti sportivi incolpevoli?
«Dispiace infatti per coloro che amano lo sport ma i primi ad essere lesi sono gli agenti che debbono presenziare a questi spettacoli. Si parla troppo spesso di morti sul lavoro e non si pensa che anche i poliziotti allo stadio sono dei lavoratori a rischio. Occorre modificare una normativa ancora troppo deficitaria».


A cosa si riferisce in particolare?
«Per esempio al reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che non esiste più e di questa impunità le masse se ne avvalgono. Le organizzazioni criminali lo hanno capito e utilizzano gli stadi e altre manifestazioni pubbliche per convogliare un pensiero comune che è quello opposto alla legalità e alle forze dell’ordine».
La Mafia negli stadi. Perché se ne parla solo ora?
«Sono sospetti che si sono consolidati nel corso degli anni, frutto di studi di fenomeni di massa. Diciamo che dal G8 di Genova in poi si è capito che dietro alle manifestazioni pubbliche potevano nascondersi organizzazioni criminali».
Dare maggiori poteri agli steward quanto è servito?
«Purtoppo a poco, perché è mancata la formazione unitaria di questa figura. Gli Steward individuano un fatto, ma poi sono sempre gli agenti a intervenire e prendere la responsabilità».
Non crede che i poliziotti talvolta abusino del loro potere?
«Quando il poliziotto è portato al limite a volte cade in un fallo di reazione, sbagliato. Per questo pensiamo a costruire un rapporto tra polizia, società e tifosi. Entrando nelle scuole a parlare ai giovani perché il nostro messaggio è: ‘Non stiamo qui per picchiare i ragazzi’».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 09-09-2008

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