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USA|Il vero volto di Sarah Palin

A poco meno di più di un mese dalla sua candidatura a vice di John McCain, in vista delle Presidenziali del prossimo novembre, le recenti uscite della governatrice dell’Alaska sono state un insuccesso e c’è già chi la considera incapace di poter gestire un ruolo come il suo

Simone Di Stefano – Pubblicato su Dazebao, l’informazione on line del 30-09-2008

Fermezza e capacità risolutiva di fronte a un problema da dover risolvere, freddezza e self control nel saper perseguire con coerenza il pensiero del Presidente, conoscenza di dati certi e una dose massiccia di potere di convincimento dell’elettorato. Questi i requisiti che dovrebbe possedere un buon vice Presidente negli Stati Uniti d’America. Alcuni dei quali mancherebbero nel curriculum della vice di John McCain, Sarah Palin, a distanza di poco più di un mese dalla sua investitura ufficiale alla corsa del candidato repubblicano alla Casa Bianca.

Sono in molti, tra i conservatori, quelli che si domandano quanto possa reggere il peso di un ruolo così delicato la governatrice dell’Alaska. Un segno, dicono da oltreoceano, che l’iniziale entusiasmo per la Palin si stia lentamente dissolvendo in una più cauta moderazione, ma soprattutto un segnale di come la sua popolarità nel caucus repubblicano stia perdendo giri.

Dice di lei David Frum, ex ghsot writer del Presidente George W. Bush e ora editorialista conservatore: «Credo che abbia già dimostrato di non essere all’altezza di un compito come quello di vice del Presidente degli Stati Uniti. Se lei non lavora bene la gente se ne accorge e questo è un momento di ansia, un po’ come l’11 settembre, quando le persone guardavano a Washington per trovare conforto e leadership. Specie in questo clima, gli americani vogliono sapere che le persone responsabili sanno quello che fanno».

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CURIOSITA’

Pillole di curiosità nell’etere dell’informazione impazzita.

 

                      di    Simone Di Stefano

 

…Dopo Firenze, Prato è la città più grande della toscana, per numero di abitanti (185.603) e addirittura la terza città più grande dell’intero Centro Italia, dopo Roma e Firenze, per l’appunto.

…Il nome del Monte Rosa non deriva, come in molti pensano dal colore che assume al crepuscolo o all’alba. Il suo nome deriva invece dal termine rouese o ” rouja “, che in patois (un antico idioma parlato in Valle d’Aosta) significa ghiacciaio.

…Nel Cinquecento in Europa si combatteva per l’affermazione di un’unica religione, quella Cattolica, a danno di quella Protestante. Mentre in Spagna i “moriscos” (i musulmani di Al-Andalus) furono dapprima perseguitati e poi costretti a fuggire, c’era un impero, quello Ottomano, che dava la possibilità a chiunque di affermarsi e scalare la piramide sociale, indipendentemente dalla casta o la religione che si professava. Cose d’altri tempi, che dovrebbero farci riflettere sulle nostre origini, sul nostro malcostume e su come, sul terreno dei diritti, richiamo via via di retrocedere anziché avanzare.

Per concludere questo primo treno di pillole:

…Essendo la speranza di vita media di un maschio medio di un italiano medio attestata attorno ai 77 anni (83 per le femmine, secondo i dati Istat), mi rimangono esattamente 50 anni da vivere.

Simone Di Stefano

USA|Piano di salvataggio in stallo dopo giorni di discussione

Un giovedì di passione all Casa Bianca. Il governo annuncia il piano di salvataggio per le società in crisi. ma è tutto rimandato perché manca l’accordo tra i repubblicani

di Simone Di Stefano

Gli usa sono sempre alle prese con la crisi economica che rischia di schiacciare il colosso americano. Sono ore delicate, in cui la politica statunitense si gioca una fetta importante del futuro della nazione. Serve un accordo per superare il crack down finanziario e non far finire in una bolla di sapone i 7oo miliardi di dollari che il governo ha messo sul piatto per salvare dalla bancarotta tutte quelle società finanziarie che rischiano ora di morire. Se ne sta parlando ala Casa Bianca, anche se c’è chi vede questi soldi bruciati già come neve al sole.

La giornata di ieri si è aperta con tutti i migliori auspici e con il Presidente George W. Bush dichiarare al congresso: «C’è ancora una possibilità di far crollare la crisi», ma le parole del numero uno Usa si mescolano all’incertezza che lo attanaglia perché è anche vero che lo stesso Bush ha ammesso che: «Siamo in una grave crisi economica», ai microfoni dei cronisti che ieri lo hanno assediato di fronte alla Casa Bianca.

Una giornata convulsa, quella di ieri a Washington. Iniziata con l’auspicio del dialogo, almeno in tempo di crisi, e di riuscire ad arrivare in serata a un accordo bipartisan, si è conclusa con una vera e propria rissa verbale che ha soltanto acutizzato il problema. Quando si sono visti arrivare alla White House, con passo militarmente cadenzato, i senatori Barack Obama e John McCain, candidati alle Presidenziali del prossimo novembre, si è pensato che forse, stavolta, si sarebbe raggiunto un accordo. Ma una volta chiuse le porte del Gabinetto, si è scatenata una rissa verbale che forse mai come ieri ha superato le private stanze dell’establishment a stelle e strisce, scendendo per le strade e le vie di Washington.

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IN ITALIA|Crisi Alitalia, un altro giorno perso e si avvicina il 30 settembre

Aumenta il partito dei favorevoli al ritorno di Air France e avanza l’ipotesi della Lufthansa. Il tempo stringe e oggi si va in tribunale per l’insolvenza delle società commissariate

di Simone Di Stefano

Un altro giorno buttato tra manifestazioni e mediazioni rumorose ma poco fruttifere. Alitalia rischia di soccombere dietro la spinta della cordata Cai che vorrebbe esuberi e contratti flessibili in base alle esigenze della nuova compagnia, dei piloti che non vedono di buon grado che si metta mano sui loro contratti e i sindacati che invece rifiutano più o meno in toto le possibilità di svolta italiane, guardando oltre le alpi per un eventuale salvataggio.  Uno stallo che rischia di portare sul baratro la compagnia di bandiera italiana e di rendere vano l’ultimo sforzo che il governo aveva concesso ad Alitalia attraverso lo stanziamento straordinario di 300 milioni di euro, uno degli ultimi provvedimenti firmato dalla penna dell’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi.

Intanto per oggi è attesa la prima udienza in tribunale per la decisione dello stato di insolvenza della compagnia e le sue società commissariate.

Nel frattempo si è rifatta attuale la pista che potrebbe fare atterrare la malata d’Italia in un porto più sicuro di quello garantito dalla Compagnia aerea italiana (Cai), ovvero il ritorno di fiamma del salvataggio straniero. Air France e Lufthansa su tutte, anche se non mancano strani intrecci e poco chiare partecipazioni. Ieri il governo ha tentato una mediazione con i sindacati che hanno di fatto detto no al cosidetto piano Fenice. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha convocato a palazzo Chigi presidente e amministratore delegato della Cai, Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, mantenendo contemporaneamente i contatti con tutti gli altri attori della partita, in particolare il leader della Cgil Guglielmo Epifani e i piloti, attraverso il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi.

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SPORT|Una macumba per Spalletti

Dopo il ritorno alla vittoria di sabato, giallorossi sempre alle prese con i tanti infortuni. Ieri è stata la volta di Aquilani

Simone Di Stefano – Pubblicato su Dazebao, l’informazione on line del 22-09-2008

Basta una vittoria con una squadra penultima in classifica a ridare speranze a un ambiente spigoloso e nevrotico come quello romano? Basta aver rivisto scampoli di quella Roma che fino a tre mesi fa era stata campione d’Italia, seppur per un’ora, e che aveva dettato le regole del bel gioco in lungo e in largo, da San Siro al Bernabeu?

No che non basta e i ragazzi di Spalletti lo sanno bene. Chiusi dietro un ingiustificato silenzio stampa, i giocatori della Roma non parlano e, a testa bassa – quell’umiltà e spirito del sacrificio che proprio il tecnico toscano aveva reclamato per uscire dall’impasse – , scaldano i motori in vista del match di mercoledì prossimo, a Marassi, contro il Genoa.

L’ultimo, in ordine di tempo a parlare è stato Panucci, l’uomo della provvidenza di Spalletti, che grazie ai suoi gol (ininfluente quello contro il Cluj, determinante quello di sabato contro gli uomini di Orlandi) sta trascindando fuori dal pantano una squadra ancora alla ricerca della sua vera identità. Capitano in attesa del rientro di Totti, Panucci è stato sincero nell’ammettere: «Nonostante la bella prestazione di oggi, siamo noi i primi ad essere coscienti del fatto che non stiamo ancora bene, dobbiamo lavorare duro».

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USA|”Il Trooper-Gate minaccia la Palin. Gli abusi di potere della vice di McCain”

In attesa delle presidenziali Usa il caso che rischiava di far cadere i repubblicani è stato messo a tacere

Fino a poco tempo fa era solo un paese estremo, piazzato lassù, nel profondo nord ghiacciato del continente americano, buono solo per installare nuove pompe petrolifere dalle sue coste e non senza piccate critiche da parte degli ambientalisti. L’Alaska ora vive i suoi giorni d’oro e d’attenzione mediatica oltre le aspettative, grazie alla candidatura della sua governatrice, Sarah Palin, a vice di John McCain alla corsa alla Casa Bianca.

Negli ultimi giorni, tuttavia, quelli che potevano essere trattati  come argomenti di routine in una terra paradisiaca ma pur sempre  dimenticata da Dio, sono tornati di attualità proprio a causa della  grande notorietà che ha assunto la sua First Lady. E una vicenda che  era destinata a concludersi come un affare di famiglia rischia ora di  ritorcersi contro la signora Palin. Il “Trooper-Gate”, così viene  chiamato dai colleghi statunitensi, il caso che ruota attorno al  licenziamento di Mike Wooten, cognato della Governatrice dell’Alaska.  Ma andiamo per ordine.

Mike Wooten è un poliziotto di istanza nello stato dell’Alaska, ma ha avuto la sventura di aver sposato la sorella della governatrice dello Stato. Sventura perché, al momento in cui Mike ha deciso di divorziare dalla moglie, a causa di una violenta lite, Sarah Palin è andata su  tutte le furie. La conseguenza diretta di questo atto è stata la presa  di distanze dalla famiglia dell’ex cognato e un certo abuso del potere  da alto funzionario di uno stato nel chiederne immediatamente la  testa. Così Mike ha visto la sua carriera da agente mettersi in serio  pericolo, visto che Sarah Palin è nel pieno diritto di licenziare un  suo dipendente, ma con quale motivazione? «Nessuna, perché Wooten non  era di certo un modello di agente, era stato anche sospeso per alcuni  giorni dal servizio, ma l’esonero dal servizio è comunque  ingiustificato», ha assicurato un altro funzionario, Walt Monegan.

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SPORT|Spalletti sibillino: io e la Roma non abbiamo certezze

CALCIO All’Olimpico c’è la Reggina: debutta Menez, Totti in panchina. In campo a Catania anche la capolista Atalanta

«Se il prossimo anno sarò ancora io a guidare la Roma? Questo non ve lo posso assicurare. È una decisione che va oltre le volontà di un tecnico. Io però vi garantisco che non ho alcuna intenzione di dimettermi, a Roma sto benissimo, sto anche comprando casa». sibilino ma sorprendente, il commento di Luciano Spalletti a chi gli chiede del suo futuro.

Ed è uno Spalletti a tutto campo quello che ieri, dal ritiro di Trigoria, ha cercato di fotografare l’attuale momento dei suoi. Alla vigilia della delicata sfida di stasera in casa contro la Reggina: «Ma io non vi garantisco nessun obiettivo», ha precisato l’allenatore della Roma.

Di buono tuttavia c’è il fatto che, per la prima volta, il tecnico è uscito allo scoperto riconoscendo che qualche problema effettivamente esiste, al di là degli infortuni. Per esempio su come intende ricompattare uno spogliatoio che non sembra più quello unito di qualche mese fa. «Fatica e professionalità», la miscela che farà tornare la Roma esplosiva, e basta parlare di crisi.

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SPORT|Uefa, passano tutte le italiane. Al ritorno rischia solo il Napoli

Buona la prima. In Coppa Uefa italiane a bottino pieno nelle gare di andata. Napoli show al San Paolo, Pato illumina San Siro e l’Udinese sbanca Dortmund. La Samp passeggia sui lituani

di Simone Di Stefano

Il primo turno di Coppa Uefa si è rivelato propizio per le squadre italiane, tutte vincenti nelle gare di andata. Il Napoli ha dimostrato compattezza vincendo per 3-2 contro il Benfica di David Suazo, mentre senza troppi problemi il Milan è uscito dall’impasse che lo vedeva ancora a secco di vittorie, superando a San Siro per 3-1 gli svizzeri dello Zurigo. E allo stadio Marassi di Genova la Sampdoria ne ha rifilati cinque ai modesti lituani del Kaunas, mettendo più di un’ipoteca al passaggio del turno.

L’unica squadra italiana a giocare lontano dalle mura amiche è stata invece l’Udinese, ma il risultato non cambia perché i friulani allenati da Marino si sono imposti per 2-0 sul difficile campo del Borussia Dortmund, lo stesso Westfalen Stadion che due anni fa vide trionfare l’Italia di Lippi nella semifinale mondiale vinta contro i padroni di casa della Germania.Bottino pieno quindi, con tre squadre su quattro (Milan, Sampdoria e Udinese) già con la testa al sette ottobre, quando ci sarà il sorteggio per la fase a gironi, e il Napoli chiamato a difendere il vantaggio meritatamente conseguito sul campo. Ma andiamo per ordine.

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LETTERATURA|Giovani scrittori crescono e di distinguono: «Oggi il ’68 è un padre con cui rompere»

Al festival di Letteratura di Mantova il punto di Vincenzo Latronico sul tema dell’adolescenza e della precarietà nel mondo del lavoro

di Simone Di Stefano

C’è un libro che sta andando a vele spiegate nelle librerie, vendendo benissimo, che ha permesso al suo autore di vincere il premio Strega e c’è un libro che, invece, ha riscosso un buon successo dall critica, ma non altrettanto è riuscito a fare con il pubblico che in libreria preferisce comprare l’altro. Il primo, seicento mila copie vendute, uno dei più premiati bestseller dell’anno, è la solitudine dei numeri primi (Mondadori), mentre il secondo è Ginnastica e rivoluzione (Bompiani), di Vincenzo Latronico.

Entrambi lavorano nel campo dell’editoria ma, mentre Giordano può dirsi a pieno titolo avviato verso una brillante carriera di scrittore, Latronico appare più titubante se messo di fronte al problema ed esplicita tutte le sue perplessità riguardo al modo di vedere al futuro: «Io non mi definisco scrittore – ha sentenziato Latronico nella giornata inaugurale del Festival di Letteratura di Mantova, lo scorso 4 settembre – anche perché da scrittore non si campa, e mi accorgo che l’ingresso per la mia generazione nel mondo del lavoro è molto più fluido. Sono pochissimi coloro che finiscono l’università, firmano un contratto e iniziano a lavorare e rimangono in quel posto per il resto della vita. C’è una collaborazione lì, una consulenza là… conosco persone che a 50 anni stanno andando ancora avanti così. Indubbiamente il mercato trae molti vantaggi da questa situazione, ma la domanda che dobbiamo farci, ma a cui non saprei rispondere, è: cosa si prova a fare a 38 anni la vita di un ventunenne? Glielo dirò quando ci arriverò».

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IN ITALIA|Lo sfogo di un agente: «Allo stadio si rischia la vita per diciotto euro»

LA POLIZIA denuncia di un sindacalista in divisa: «Lavoratori a rischio come quelli delle morti bianche»

 

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 09-09-2008

 

«Chiudere le curve di uno stadio solo per qualche partita garantisce da un lato la possibilità alle forze dell’Ordine di lavorare in sicurezza, ma dall’altro dimostra una mancanza di progettualità da parte delle Istituzioni». A sostenerlo è il Presidente della Federazione sindacale di Polizia dell’Ugl, Cristiano Leggeri, in merito alla decisione del Giudice Sportivo di inibire agli spettatori le Curve A e B dello stadio San Paolo di Napoli fino al prossimo 31 ottobre.
Lei cosa suggerisce allora come deterrente alla violenza negli stadi?
«La mia preoccupazione maggiore è l’incolumità degli agenti, che vanno allo stadio a fare il loro dovere e mettono a repentaglio la loro vita per diciotto euro in più. Bisogna garantire maggiore dignità alle Forze dell’Ordine. Si parla sempre di ciò che è accaduto, ma nessuno parla di ciò che sarebbe potuto accadere e invece è stato sventato grazie al loro intervento. Oltre all’ipotesi dell’aumento progressivo del costo del biglietto, la mia proposta è quella di una nuova normativa che preveda il sequestro e la confisca dei beni degli indagati. L’obbiettivo è quello di costituire un fondo preventivo per tutelare la dignità di tutti i poliziotti che hanno subito lesioni fisiche a seguito di manifestazioni sportive. ».
Ma chiudere gli stadi non danneggia anche tanti sportivi incolpevoli?
«Dispiace infatti per coloro che amano lo sport ma i primi ad essere lesi sono gli agenti che debbono presenziare a questi spettacoli. Si parla troppo spesso di morti sul lavoro e non si pensa che anche i poliziotti allo stadio sono dei lavoratori a rischio. Occorre modificare una normativa ancora troppo deficitaria».

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