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APPROFONDIMENTI|Il futuro delle tv sono gli utenti

Il panorama dell’informazione televisiva italiana ruota attorno a due parole: Digitale e Web. Intervista a Marco De Amicis, di Nessuno Tv

Per capire verso quali mondi stia per approdare l’attuale sistema televisivo italiano basta iniziare col dare uno sguardo al progetto di riforma della Rai. L’esigenza di una differenziazione da parte del servizio pubblico si fa sempre più necessaria dal momento che giorno dopo giorno i nuovi sistemi di trasmissione multi piattaforma permettono un continuo nascere di nuovi canali.

I cinque punti sul quale la riforma punta sono: qualità, autonomia, efficienza, indipendenza dalla pubblicità e innovazione e quando si parla di innovazione si intende il passaggio dalla Tv analogica alla Tv digitale (Dtt), che rappresenta sicuramente il futuro per tutta la nostra televisione. Questo nuovo tipo di trasmissione, oltre a garantire una maggiore qualità del formato video, garantisce la possibilità di trasmettere sulla stessa frequenza molti canali. In Italia siamo in un periodo di transizione in questo senso e la data in cui si interromperanno definitivamente le trasmissioni in analogico è fissata al 30 Novembre 2012, mentre in Spagna, per esempio, il passaggio è previsto con due anni di anticipo. Cosa succederà in questi restanti cinque anni?

Molto probabilmente si cercherà di conquistare nuove fette di utenza lanciando canali ad hoc, disegnati su misura per un pubblico molto più attento ai contenuti di quanto non lo sia stato fino ad ora quello delle Tv generaliste. Negli ultimi anni Sky ha rappresentato certamente l’esempio più interessante, ma si potrebbe citare anche Mediaset, che di recente ha lanciato Iris, un nuovo canale tematico dedicato al Cinema, e Bis, dedicato invece all’intrattenimento. Senza dimenticare il canale “Boeing” che da solo tiene testa a canali come Sky Cinema 1 ed è il primo in assoluto in quanto ad ascolti tra i canali free.

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SPORT|Russo, un sinistro a Usyk e un «destro» al ministro Meloni

BOXE L’azzurro batte l’ucraino e va in semifinale. Poi polemizza: porterò l’oro a chi diceva che non dovevamo venire


Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 18-08-2008

Più che i muscoli in bella mostra, Clemente Russo mostra la testa. Sul ring detta le regole e frantuma i suoi avversari cadenzando ritmo e perfezione. Fuori dal ring dimostra carattere e soprattutto di non aver dimenticato le avance che la politica di centro destra aveva prospettato ai nostri atleti azzurri di disertare i giochi. La più esposta, allora, fu il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ora sembra esser diventata lo stimolo in più, per il boxeur, di riuscire a portare in Italia un oro nella «noble art» che manca da Seul ‘88, quando a conquistarlo fu Parisi.

«Vincerò anche l’oro olimpico – Promette Russo, non appena sceso dal quadrato – e poi dedicherò la medaglia più pregiata a quelli che non ci volevano fare sfilare alla cerimonia di apertura qui a Pechino. Anzi, andrò dalla signora ministro, ho mille cose da dirle…». Battibecco non da poco se considerato il fatto che i due, a detta dello stesso azzurro, politicamente sono molto vicini. Ma quando un atleta dedica quattro interminabili anni della sua vita per una competizione, il richiamo della foresta cede miseramente innanzi al luccichio dorato della medaglia più importante. E Russo questo lo sapeva fin dall’inizio, lui, sicuro di essere il migliore e di valere l’oro, strapazza gli avversari e si avvicina al sogno. L’ultimo in ordine di tempo è l’ucraino Oleksandr Usyk, che ieri ha ceduto alle stilettate dell’azzurro, sempre in gara fin dall’inizio, portandosi prima sul 7-2, per poi amministrare il vantaggio fino alla fine del match, conclusosi sul 7-4.

«Io sono il numero uno al mondo – rivendica orgoglioso – mi sento davvero il più forte, al di là del fatto che sono campione in carica». Che personaggio, Clemente Russo, uno che conosce se stesso e sa i suoi limiti: «Adesso andrà tutto meglio. Ve lo dico perché anche ai mondiali puntavo al bronzo, per qualificarmi ai giochi e poi è andata sempre meglio, fino a vincere». Venerdì prossimo, in semifinale, Russo troverà lo statunitense Deontay Wilder, dall’alto dei suoi 2 metri. Un avversario meno tecnico e lento, quindi più esposto ai veloci colpi dell’azzurro. Tatanka, così lo chiamano, sogna di fare come Pantani che vinse giro e tour nello stesso anno. Sbruffonate che il suo clan gli perdona, anche se il coach Damiani sembra non gradire troppo. Ci sono anche le sirene di chi lo vorrebbe fare diventare un professionista.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 18-08-2008

SPORT|Andrew Howe subito a casa «Non ero in forma, mi rifarò»

SALTO IN LUNGO L’italiano eliminato al primo turno

Le Olimpiadi sono così, un salto e sei dentro o fuori. È successo venerdì scorso alla italo cubana Magdelin Martinez, nel Triplo. Ed è accaduto anche all’italo statunitense Andrew Howe, nel salto in lungo. Erano dodici i posti utili per raggiungere la finale, ma ieri il vice campione del mondo, ha saltato male, in modo fiacco, fallendo una qualificazione in finale che era ampiamente nelle sue possibilità, e deludendo così le attese per un possibile podio. A eliminatorie ancora in corso l’azzurro, esauriti i tre tentativi di salto, aveva già davanti tredici atleti che avevano saltato meglio di lui.

La misura migliore di Howe è stata un 7.81, ottenuto al primo tentativo. Poi un deludente 7.73 e un mesto salto nullo. Troppo poco, perché il dodicesimo posto, con l’ultima misura utile per la qualificazione fissata a 7.94, è del ceco Novotny e Howe a fine gara è solo ventesimo. Il migliore è stato il greco Tsatoumas con 8.27, seguito dal cubano Camejo con 8.23. Il campione del mondo, Irving Saladino, dopo due nulli, ha ottenuto in extremis la qualificazione con 8.01.

Ciò che conta però è il risultato molto deludente di Howe, su cui pesa l’infortunio rimediato dall’atleta a giugno in una gara di 200 metri. «Era dura riprendere dopo un mese di completo stop – ha sottolineato l’azzurro, a eliminazione ormai conseguita – l’atletica non è come gli altri sport, in questa disciplina non s’inventa niente. Ci ho provato con tutto il cuore, sarei dovuto arrivare a questi Giochi allenandomi e non stando fuori».

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Sport|Una «bestia» per la Roma, arriva Baptista

CALCIOMERCATO Raggiunto a Madrid l’accordo. Adrian Mutu condannato a risarcire al Chelsea 17 milioni di euro

L’ufficialità è arrivata solo nella serata di ieri ma Julio César Clement Baptista (27), meglio noto come la bestia, poteva dirsi giocatore della Roma già d mercoledì scorso, quando il ds giallorosso, Daniele Pradè era volato a Madrid in compagnia di Bruno Conti e della rappresentante legale dei Sensi, Cristina Mazzoleni. Ad attenderli nella capitale spagnola, per cena, c’erano gli agenti del giocatore brasiliano, Herminio Menendez e Juan Finger. Limata la differenza di 500mila euro che inizialmente aveva fatto frenare il suo trasferimento in giallorosso, Baptista avrà quello che chiedeva, un quadriennale da 2,5 milioni di euro, che diventeranno 3 con i bonus.

Il blitz romanista è servito a sbloccare le reticenze dell’entourage del nazionale Seleção, visto che l’accordo con il Real Madrid era stato già fissato sulla base di 9 milioni di euro, più eventuali 2 di bonus. Presente alla riunione anche Ernesto Bronzetti, che nell’affare ha rivestito il ruolo di mediatore, come spesso accade quando si tratta con i club spagnoli. È stato lo stesso Bronzetti ad anticipare l’affare, seguito dal comunicato che la società giallorossa ha divulgato sul suo sito. Il suo arrivo a Trigoria dovrebbe concretizzarsi già domenica prossima. Nella riunione di ieri Pradè ha avuto modo di parlare, con i dirigenti madridisti, anche di Royston Drenthe (21), l’esterno olandese che andrebbe a completare il reparto offensivo di Spalletti e che potrebbe arrivare a Roma con la formula del prestito oneroso, con un riscatto fissato, per la prossima stagione, a 10 milioni. Gli stessi che la Roma avrebbe offerto all’Inter per Suazo (29).

L’hondureño piace a Spalletti, come piace anche Thiago Neves (23), della Fluminense, seguitissimo anche da Palermo, Fiorentina e Milan. Chi arriva e chi paga. La Fifa, infatti, ha reso noto che il fuoriclasse della Fiorentina, Adrian Mutu (29), dovrà risarcire al Chelsea 17,17 milioni di euro. La multa è relativa alla rescissione di contratto tra il romeno e il club londinese, risalente all’ottobre 2004. Per averlo tra le sue fila il club londinese, l’anno precedente, aveva versato nelle casse del Parma 15 milioni, ma dopo un promettente avvio di campionato in Premier, fu trovato positivo all’uso di cocaina, andando così incontro all’inevitabile squalifica.

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Sport|Un pareggio annunciato e l’Italia evita il temibile Brasile

CALCIO Un patto di non belligeranza tra le due squadre cui bastava un punto per non correre rischi. Nella prossima partita, il 15, per gli azzurri ci sarà il Belgio

Caldo eccessivo, campo ai limiti della praticabilità e gare troppo ravvicinate l’una all’altra. Il calcio azzurro si scontra con gli incessanti ritmi olimpici e dopo due vittorie nette si è fermato sullo 0-0, ieri, contro il Camerun. Di fronte alle migliaia di spettatori dell’Olimpico di Tianjin, tra cui il presidente della Fifa, Sepp Blatter, il pareggio a reti bianche di ieri serve solamente a regalare agli azzurrini l’accesso ai quarti da primi del girone,contro il Belgio, il prossimo 15 agosto.

L’avvio di gara vede il primo sussulto al 14’ , quando l’arbitro, l’uruguaiano Martin Vazquez, fischia un rigore dubbio a Bocchetti che l’ottimo Viviano para, negando la gioia del gol a Chedjou. Segue una caduta in area camerunense di Giovinco che non raccoglie l’attenzione dell’arbitro che lascia proseguire. Per il resto solo melina, con i leoni d’Africa rimasti in undici dal 32’ del primo tempo, a causa dell’espulsione di Mandjeck, per fallo su Nocerino. Un punto a testa, tanto basta per evitare a Giovinco e compagni le temute Argentina e Brasile, che ieri hanno superato rispettivamente, 2-0 la Serbia e 3-0 la Cina passando così al turno successivo, con il pieno dei punti in palio. Un pareggio che qualifica anche il Cameurn.

A fine gara il ct azzurro Pierluigi Casiraghi, ha giustificato così la brutta prestazione dei suoi: «Abbiamo fatto fatica per il caldo e per il pessimo campo. Abbiamo cercato di giocare, ma negli ultimi minuti non abbiamo rischiato». Dello stesso avviso il presidente della Figc, Giancarlo Abete: «Il pubblico ha fatto bene a fischiare, ma noi avevamo diversi diffidati e un obiettivo da raggiungere. Insomma, una brutta partita ma un ottimo risultato».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 07-08-2008

 

SPORT|La rabbia di Donadoni: «Sul mio esonero poca correttezza»

NAZIONALE L’ex ct in una lunga intervista a Sky tv parla della sua esperienza in azzurro: «Situazioni non chiare»

A un mese di distanza dalla sconfitta di Vienna contro la Spagna, l’ex ct della Nazionale di calcio italiana, Roberto Donadoni, torna a parlare, di sé e del suo rapporto con i vertici azzurri. Sui quali getta l’ombra di un comportamento poco corretto nei suoi confronti. La sua cavalcata sulla panchina azzurra ebbe inizio in un clima ancora ebbro del Mondiale vinto dal suo predecessore e successore, Marcello Lippi. Tre sole sconfitte in due anni di gare ufficiali.

A pesare è stato un Europeo giocato male, anche se perso soltanto ai rigori. Una lotteria che a Lippi regalò la gloria, a lui invece la gogna mediatica e un esonero a caldo. È questo il punto: «Forse le cose sono state molto accelerate e, onestamente, mi aspettavo qualcosa di diverso, nei modi – ha spiegato ieri, ai microfoni di Sky, l’ex commissario Tecnico azzurro – Io so come mi sono comportato quindi, da questo punto di vista, non ho davvero nulla da rimproverarmi».

E l’ombra di Lippi quando ancora Donadoni era in piena corsa all’Europeo? «Ognuno può valutare questo come meglio crede: le cose sono andate in questo modo, io ne ho preso atto senza fare troppi discorsi o storie». Alza la testa, Roberto da Cisano Bergamasco, e rincara la dose: «Non so se ci sia stata correttezza assoluta da parte di tutti quanti. So di guardare in faccia una persona e poterla guardare dritta negli occhi, senza avere difficoltà e se c’è qualcuno che abbassa lo sguardo perché è in difetto, non è certo il sottoscritto». Al presidente della Figc, Giancarlo Abete, l’artefice principale del suo licenziamento, fischieranno ancora le orecchie. «Vivo in questo mondo da tanti anni – prosegue Donadoni – quindi so quali sono gli eccessi. Sicuramente c’è stato molto di eccessivo, ci sono stati anche dei fraintendimenti e situazioni poco chiare».

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SPORT|Baptista a Roma? Sì, ma niente prestito

CALCIOMERCATO Per l’attaccante brasiliano il Real Madrid chiede almeno 12 milioni

Julio Baptista andrà via dal Real Madrid, ma non in prestito, come vorrebbe la Roma. A parlarne ieri è stato proprio l’agente del brasiliano, Herminio Menendez: «Non è solo una questione del calciatore, dipende anche dalle società – ha detto Menendez – non so se la Roma può pagare quanto il Real chiede per il giocatore, ma speriamo in una felice conclusione della trattativa». Difficilmente i giallorossi andranno oltre i 12 milioni di euro, cifra ben lontana dai 20 milioni con cui le merengues pagarono la bestia, ma i rapporti tra le due squadre sono buoni e il Real sembra essersi convinto a privarsi del giocatore e la Roma ha fretta di piazzare almeno un colpo entro ferragosto.

Ieri Luciano Spalletti, in partenza per Il Cairo, dove la Roma ha battuto in amichevole 3-0 l’Al Ahly, ha dichiarato: «Baptista e Malouda sono giocatori che piacciono a tutti», a conferma del fatto che Trigoria li vorrebbero entrambi. Per il francese bisognerà attendere sabato, quando Pradè volerà a Londra per incontrare i dirigenti del Chelsea, sempre determinati a portare Robinho, specie dopo il passaggio di Van Der Vaart al Real. Solo allora Malouda potrebbe chiedere di essere ceduto alla Roma. Più difficile invece l’arrivo nella capitale di Yossi Benayoun, che ieri ha giurato fedeltà ai reds: «Non è vero che vado via – ha detto il giocatore del Liverpool – il mio futuro è ad Anfield, voglio restare qui». Impraticabile anche la pista che porterebbe a Goran Pandev. «Non è una cosa pensabile – ha detto Carlo Pallavicino, procuratore del macedone – con un suo trasferimento alla Roma si entrerebbe in una dimensione fuori da ogni logica».

In casa biancoceleste, intanto, sfuma lo scambio di prestiti con l’Inter, tra Stendardo e Pelè. Il difensore ora potrebbe essere usato come pedina di scambio per arrivare al centrocampista del Milan, Cristian Brocchi. Ieri il patron dell’Inter, Massimo Moratti, ha annunciato che il mercato nerazzurro è chiuso, anche se in Portogallo si parla di un’offerta di 27 milioni di euro, pronta per arrivare a Quaresma. Secondo i tabloid inglesi la Juventus avrebbe formulato un’offerta di 5 milioni di euro per il difensore serbo Branislav Ivanovic. Sempre dall’Inghilterra, Adebayor ha rinnovato il contratto con l’Arsenal, ponendo fine alla telenovela su un eventuale suo trasferimento a Milanello, da dove invece potrebbe partire Dario Simic, vicinissimo all’Espanyol. Trovato l’accordo tra Adrian Mutu e la Fiorentina, club nel quale rimarrà in forza fino al 2012. Il colpo della giornata è arrivato dal Genoa, che ieri ha presentato il ritorno di Matteo Ferrari in grifone, dopo dieci anni. L’ex giallorosso era svincolato.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 07-08-2008

 

IN ITALIA|Primi giorni con i militari per strada

La misura che rende le città militarizzate divide il mondo della politica. La Russa: «prolungare di altri sei mesi e poi più poteri alla Polizia». Alemanno: «Sembrano usciti da un film». Chiamparino:«E’ solo una misura di facciata». E nella capitale distribuiti volantini antimilitari ai turisti

«Ogni scarrafone è bello a mamma sua», recita il detto partenopeo ormai trapiantato in tutto lo stivale. E allora il day after dell’avvio all’impiego dei militari nelle città a più alto rischio sicurezza ha visto il ministro della difesa Ignazio La Russa e il suo collega agli Interni, Roberto Maroni, compiacersi della creatura messa in piedi pochi giorni fa. Numeri e testimonianze di un «provvedimento indispensabile per la sicurezza», secondo loro.

Vista dagli occhi del responsabile del Viminale è questa «la strada giusta per garantire maggior sicurezza ai cittadini e per far capire ai delinquenti che lo stato c’è e non arretra». E La Russa spera che «l’esperimento», almeno per quanto riguarda le pattuglie a piedi, possa diventare permanente. Ma con una significativa novità: «Senza soldati, perché i compiti di polizia spettano alle forze dell’ordine».

Anche il Ministro Maroni è sembrato entusiasta del nuovo assetto «l’operazione – ha detto ieri il ministro – ha avuto un’ottima accoglienza e il dispositivo ha dato subito i suoi frutti». Previsto nel frattempo l’impiego di tremila soldati interamente schierati entro due, o al massimo 3 giorni. Con gran parte degli italiani nei luoghi di villeggiatura, con le grandi città a tratti semi deserte, i militari rischiano di vedere il loro impiego ridimensionato a inutili guardie armate sotto il sole cuocente. Come nel caso del piantone davanti all’ambasciata palestinese a San Giovanni in Laterano, a Roma, che mai aveva acuto bisogno di così tanta attenzione.

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SPORT|Primo assaggio di Giochi. In campo il calcio delle donne

Il pallone rosa attira sempre più pubblico. Azzurre assenti, favorite Germania, Usa, Brasile. Ma dalla Cina potrebbe venire la sorpresa. È sbarcata una fiduciosa delegazione azzurra. Il portabandiera Antonio Rossi: «Siamo tranquilli puntiamo sul K4». Pace tra Baldini e Cassarà

In anticipo rispetto alla cerimonia di apertura, che venerdì prossimo darà il via ufficialmente ai giochi, parte oggi il torneo di calcio femminile. Dodici team e otto posti disponibili per accedere ai quarti, fino ad arrivare alla finale del 21 agosto.
Tre gruppi da quattro squadre si affronteranno in gare di sola andata.(Gruppo E: Argentina, Canada, Cina, Svezia; Gruppo F: Germania, Brasile, Corea del Nord, Nigeria; Gruppo G: Giappone. Nuova Zelanda, Norvegia, Usa). Ai quarti di finale passeranno le prime due di ogni raggruppamento, con l’aggiunta delle due migliori terze.

Diventato disciplina olimpica da Atlanta ‘96, quando a vincere furono le padrone di casa degli Usa, il calcio femminile cattura sempre più pubblico, tanto più che quest’anno gli occhi saranno puntati anche sulle cinesi padrone di casa, arrivate degnamente ai quarti di finale ai recenti mondiali disputati sempre in Cina lo scorso anno. Al torneo non prenderanno parte le ragazze italiane. Le uniche tre squadre europee saranno Germania, Norvegia e Svezia, le tre migliori del nostro continente agli ultimi campionati del mondo di Cina 2007. Sulla Germania, fresca detentrice del titolo mondiale, vanno senza dubbio i favori del pronostico.

Per la squadra allenata da Sylvia Neid, una medaglia a Pechino sarebbe la ciliegina sulla torta di un ciclo formidabile. Ma se la dovranno vedere con le statunitensi, medaglia d’oro anche alle ultime olimpiadi di Atene 2004 e con il Brasile, anch’essa tra le favorite grazie al talento di giocatrici come Cristiane, Marta, Formiga e Renata Costa. Ricco il carnet delle sfide fin dai primi fischi d’inizio. Il match di cartello è sicuramente Germania-Brasile (ore 11 italiane), la finalissima degli ultimi mondiali. Da segnalare anche l’esordio (ore 13.45 italiane) delle padrone di casa della Cina contro la Svezia.

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SPORT|L’ultima corsa di Jones nel circuito della morte

SUPERBIKE Vani i tentativi di rianimarlo

Era in coma farmacologico da domenica sera e anche i medici erano pessimisti sulle sue possibilità di rimanere in vita. Alla fine Craig Jones ha mollato. Il ventitreenne motociclista britannico di Superbike, che domenica scorsa sul circuito inglese di Brands Hatch era violentemente caduto perdendo i sensi all’istante, è morto ieri al Royal Hospital di Londra, poco dopo la mezzanotte. I medici hanno tentato di rianimarlo in quattro distinte occasioni, lasciando anche un sottile velo di mistero sulla dinamica dell’incidente.

Dopo aver esaminato più volte i filmati della sua caduta tra i commissari di gara resta ancora incertezza. Jones è caduto al sedicesimo giro della nona prova iridata del mondiale Superbike, perdendo il controllo della sua Parkalgar Honda 600, a 200 chilometri orari, in uscita dalla Curva Clarke, quella che immette al rettilineo. Una volta scaraventato a terra il pilota sembrava già aver perso i sensi, con il suo corpo che sinistramente rotolava sull’asfalto. Potrebbe essere stato investito dalla sua stessa moto, e poi essere stato toccato dalla ruota anteriore della Honda di Andrew Pitt che sopraggiungeva alle sue spalle.

Brands Hatch è un circuito situato a Kent, nei pressi di Londra. Conosciuto come tracciato molto tecnico, con diversi cambi di pendenza, oltre alla Superbike, ospita anche la Dtm e la A1 Grand Prix. Ma il tracciato inglese non è nuovo a incidenti mortali. Durante gli anni ‘60, quando il circuito ospitava la Formula 1, la temuta curva Paddock Hill Bend tolse la vita a George Crossman, Tony Flory e Stuart Duncan. Jones era un talento precoce che Brands Hatch, la pista di casa, stava cercando di giocarsi il primo successo in carriera. Invece è stata l’ultima gara da lui disputata, mentre quella più importante purtroppo l’ha persa.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 05-08-2008