• i più letti

  • archivio

  • RSS notizie

    • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.
  • fin dove arriva la nostra voce

  • temi

INTERNAZIONALE|Dissidenti dell’Ira ostacolano il processo di pace in Irlanda del Nord

Dal 1998 a oggi l’Ira è continuata a esistere, sotto diversi nomi come Continuity Ira e Real Ira e i loro militanti agiscono ancora attraverso le minacce.  Le responsabilità del Democratic Unionist Party e del Sinn Feinn

di Aldo Ciummo

Sedici agenti di polizia hanno ricevuto consigli di abbandonare la loro abitazione a causa di fondate minacce da parte degli spezzoni dell’Ira che non hanno accettato il cessate il fuoco in vigore da quattordici anni ed il processo di pace in corso da dieci (l’Accordo del Venerdi’ Santo, “Good Friday Agreement”, fu firmato nel 1998 tra gli allora principali gruppi coinvolti nella tormentata politica nordirlandese).

In questo weekend una granata artigianale e’ stata rinvenuta nel Fermanagh (Ulster). L’ordigno era composto di semtex, l’esplosivo reso tristemente famoso dagli attacchi portati avanti dall’Irish Republican Army in anni in cui lo stato britannico e i gruppi paramilitari protestanti si distinguevano a loro volta per l’elevato livello di violenza rivolto spesso anche verso i civili sospetti e verso intere aree urbane popolate da cattolici irlandesi. Gli scaglioni “ribelli” dell’Ira si chiamano Continuity Ira e Real Ira.

Altre minacce rivolte agli agenti di polizia sono state attribuite ai paramilitari lealisti (protestanti) gruppi a loro volta dilaniati dal sommovimento di coloro che non accettano il processo di pace in corso, basato sulla cooperazione dei quattro partiti principali in un governo unitario, per ora molto ostacolato dalla diserzione dai lavori parlamentari da parte dei politici piu’ refrattari a dividere le responsabilita’ con avversari che in passato li hanno fronteggiati in armi.

Continua a leggere

SPORT|E ritorno fu: Sheva parlerà ancora meneghino

CALCIOMERCATO Affare concluso dopo una lunga trattativa. Galliani: «Siamo tutti felici di riaverlo al Milan»

Fine dello show. Andriy Shevchenko è un giocatore del Milan. A rendere concreto un ritorno che fino a qualche giorno fa sembrava solo fantascienza, una lunga trattativa telefonica sull’asse Milano-Londra. I contenuti dell’accordo, che aveva vissuto fasi di stallo legate all’alto ingaggio del giocatore, sono ancora riservati, ma tanto basta l’annuncio del club londinese a confermare l’accordo tra Chelsea e Milan: «L’ultimo ostacolo – recita il comunicato diramato dal club londinese nella serata di ieri – è rappresentato dalle visite mediche».

Una formalità, quindi, sancita alla fine di una giornata tutt’altro che formale. Prima quella che sembrava la definitiva fumata nera, con il nome dell’ucraino accostato addirittura alla Roma che, nonostante la disponibilità del giocatore, si era fin da subito defilata a causa dell’ingaggio fuori della sua portata. Poi era stato Carlo Ancelotti ad essere lapidario sull’arrivo di Sheva a Milanello: «Non mi risulta che ci siano mai state possibilità di un suo ritorno. Se ne è parlato, ma non è successo nulla di concreto».

Parole troppo caute se si considera che otto minuti dopo arrivava il comunicato ufficiale del Milan che sanciva l’avvenuto accordo tra le parti. Andriy Shevchenko potrebbe essere a Milano già oggi e passate le visite mediche, previste per lunedì, mettersi a disposizione di Ancelotti da martedì prossimo.

Continua a leggere

SPORT|Tête-à-tête Abramovich-Berlusconi, Sheva si riavvicina al Milan

CALCIOMERCATO Vero obiettivo del magnate russo è portare Kakà al Chelsea. La Roma insiste per Malouda

Dopo la tempesta la rischiarita, e così il passaggio di Andriy Shevchenko dal Chelsea al Milan è ancora possibile, nel senso che ieri è stato avvistato a Porto Cervo l’Eclipse, lo yacht del presidente dei blues Roman Abramovich. Il magnate russo dovrebbe aver incontrato Silvio Berlusconi, a villa la Certosa, dove il numero uno rossonero si trova a trascorrere le vacanze. I due avrebbero parlato dell’ucraino e del nodo legato al suo stipendio. A sbloccare l’impasse allora sarebbero i 15 milioni che i rossoneri potrebbero mettere sul tavolo della trattativa per riscattare la punta tra un anno.

Sarebbero ancora pochi per i blues, ma dietro a questo nuovo incontro potrebbe nascondersi il vero fine di Abramovich, ovvero arrivare al sogno proibito di portare Kakà a Londra. Dalla capitale inglese si è mosso anche il dg del Chelsea, Peter Kenyon, destinazione Madrid.

L’obiettivo del dirigente inglese, portare Robinho nella capitale britannica. E per far questo avrebbe depositato, sulla scrivania del presidente del Real Madrid, Ramón Calderón, un assegno di 36 milioni di euro. Ancora pochi, ma le parti si sono notevolmente avvicinate e ora lo scarto tra la domanda e l’offerta è sceso a soli 4 milioni. Tanto più che il brasiliano fa sapere un giorno si e l’altro anche, che l’Inghilterra è l’unica cosa che vuole.

Continua a leggere

ARCHIVIO AUDIO-VIDEO|Information R/evolution

Vecchio giornalismo vs nuovo giornalismo. Chi vince?

Il video, montato da Michael Wesch, della Kansas State University, è un bellissimo esempio di come promuovere le nuove tecnologie, in particolare l’utilizzo di internet e dei suoi strumenti. Partendo dalla protostoria del giornalismo fatto di fogliame disperso tra gli scaffali degli archivi, il cronista oggi può approfittare del web per effettuare ricerche, trovare fotografie, materiale fino a pochi anni fa difficilmente reperibile e fare da solo il proprio giornale con i suoi contenuti, che può ritoccare, anzi, deve ritoccare…

E’ la rivoluzione del web e il giornalismo ci sta dentro con tutte le scarpe.

Simone Di Stefano

SPORT|Fumata nera per Sheva, la Roma su Menez

CALCIOMERCATO Il Chelsea non vuole pagare l’ingaggio del giocatore: salta il prestito al Milan. Al Chievo arriva l’uruguaiano Granoche

Chi sognava un suo romantico ritorno al Milan, dovrà mettersi l’anima in pace, perché Andriy Shevchenko resterà al Chelsea, che del prestito gratuito con diritto di riscatto, già prefissato dalle due società, non vuole pagare l’ingaggio del giocatore, pari a otto milioni di euro, come quello di Kakà. Il no dei londinesi arriva quando l’affare sembrava ormai essere soltanto una formalità.

Peter Kenyon, dg dei blues, avrebbe comunicato ad Adriano Galliani che l’ucraino potrà tornare in rossonero, ma soltanto a titolo definitivo e il suo cartellino si aggira ancora attorno ai venti milioni. Troppi per concludere l’affare. Uno stallo che potrebbe sbloccarsi, tuttavia, se le due società raggiungessero un’intesa sulla spartizione del compenso al giocatore.

Il giocatore, che ha appreso la notizia solo in serata a Montecarlo con le valige già pronte, potrebbe, a sorpresa, scegliere di ridursi parte dell’ingaggio pur di tornare a Milano. L’impressione è che la querelle non si esaurisca qui. Per il Milan la priorità resta il difensore, con Kovac sempre in pole, ma dietro di lui aumentano le quotazioni di Marquez del Barcellona. Continua a leggere

IN ITALIA|Il centro destra si divide sul federalismo e Bossi minaccia la rottura

Opinioni contrastanti nella maggioranza sul testo della riforma federale, mentre il senatur da l’ultimatum agli alleati: «Federalismo o strappo»

Tra delitti efferati, incidenti mortali e stress da contro esodo, nell’estate torrida, la politica da ombrellone continua, viva, a lanciare le linee programmatiche che faranno bollenti i corridoi del Parlamento, fin dal prossimo autunno. Tra i temi più caldi e cari alla maggioranza c’è la riforma sul federalismo, di cui, in questi giorni, se ne sta occupando il ministro alla Semplificazione, Roberto Calderoli.

Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, continua a mandare messaggi distensivi nei confronti del Pdl, anche se non perde un attimo nel pensare che se federalismo non sarà, il rischio di uno strappo, come nel 1996, diventerebbe concreto. Un’alleanza salda, insomma, ma solo a una condizione, che si faccia il federalismo.

E la riforma sembra proprio che si farà. La maggioranza ha i numeri per farlo, il premier Silvio Berlusconi non ha motivi per obiettare e, soprattutto, perdere la Lega in caso contrario rischierebbe di compromettere la navigazione del Governo in acque che così calme non erano forse mai state. Lo sa Bossi, che lancia stilettate continue che suonano come un monito al resto del centro destra: «la gente ci chiede di andare da soli anche ora, e se non avremo il federalismo sono pronto a far perdere il centrodestra. L’ho fatto nel 1996 e sono pronto a rifarlo», ha sentenziato il senatur, che poi ha cercato di spiegare che la riforma non andrà a pesare sulle spalle del sud che, anzi, ne potrà godere dei benefici: «A settembre – ha annunciato Bossi – andremo a Otranto, insieme a Raffaele Fitto, a spiegare che non si tratta di una riforma contro il Sud». Il Ministro degli affari regionali ha poi spiegato l’importanza della visita di Bossi al sud. Una visita che «fa un grande piacere – ha detto Raffaele Fitto -. Sarà un’occasione nella quale spiegare insieme le ragioni del federalismo e di una riforma che, concordo con Bossi, non è contro il Sud».

Continua a leggere

SPORT|La nuova Italia di Lippi ha i vecchi difetti

Nella gara d’esordio del nuovo ct, pareggio per 2 a 2 contro l’Austria. Soliti problemi in difesa

GLI CHIEDEVANO di dare una scossa a una Nazionale depressa dopo gli Europei. Ma per Marcello Lippi ieri era un esordio, e per l’entusiasmo e lo spettacolo bisognerà attendere. Nell’amichevole di Nizza, la sua prima gara dopo il ritorno sulla panchina azzurra, il ct ha visto stentare la sua Italia contro la modesta Austria, con cui i campioni del mondo hanno pareggiato per 2 a 2.

Un risultato frutto anche di una difesa rimaneggiata, con Barzagli e Bonera a costituire la coppia centrale, Lippi decide di ripartire da un 4-3-3, con Del Piero (gara numero 90 in azzurro e fascia da capitano) e Di Natale in supporto alla punta, Alberto Gilardino. I primi dieci minuti sono un monologo azzurro.

L’Italia è messa bene in campo e si rivedono le sovrapposizioni degli esterni, Zambrotta e Grosso. Il neo milanista parte sulla corsia di destra per poi impegnare con un tiro Manninger. È il decimo minuto e sarà l’ultimo sussulto dell’esterno azzurro, che di li a poco cesserà di spingere. Suo l’errore che porta gli avversari in vantaggio al tredicesimo minuto. Cross dalla destra verso Pogatetz, che riesce a concludere un diagonale incrociato che supera un incolpevole Buffon. Gli attaccanti sono costretti a ripiegare su contropiede avversario. De Rossi e Pirlo agiscono sulla stessa linea.

Continua a leggere

ECONOMIA|Critiche al Pil

Analisi sul rapporto tra il Prodotto interno lordo, visto come indicatore della felicità, e la reale necessità di dare una svolta alle politiche economiche dei paesi occidentali. Un occhio al danno ambientale

di Simone Di Stefano

Ci sono delle connotazioni forti tra la crescita del PIL e l’ammontare del danno ambientale relativo alla produzione e alla conseguente trasformazione di una risorsa in un bene di consumo. Proviamo a spiegare questa tesi e metterla in rapporto con il pensiero Keynesiano che caratterizzò le teorie economiche fino agli anni ’70, periodo in cui fu progressivamente e prematuramente abbandonato per fare spazio ad un modello economico molto più attento ai mercati finanziari.

Keynes sosteneva che il vero volano per l’economia di un paese è la domanda. Le logiche del mercato sono strettamente legate alle esigenze dei consumatori tanto più se si concede maggior attenzione alle fasce medio-basse della popolazione, quelle per intenderci, più predisposte al consumo.

Dovrebbe far riflettere al riguardo quanto vera sia questa impostazione anche a distanza di quasi un secolo dalla sua formulazione. Fasce sempre più ampie di popolazione oggi riescono a stento ad arrivare a fine mese. E’ ferma convinzione di chi scrive che stando ai dati odierni l’impressione è che il sistema economico globale si stia avviando verso un lento ed inarrestabile declino dovuto principalmente a logiche iperconsumistiche ed iperproduzionistiche che fino ad ora hanno portato ad un divario sempre più crescente tra i paesi maggiormente industrializzati e quelli che invece non riescono a tenere il passo.

Continua a leggere

SPORT|Fuori anche le azzurre del volley

Battute dagli Usa. Dal basket alla pallanuoto, il bilancio è negativo per le squadre italiane

FLOP Un film già visto, per le azzurre del volley, che escono ai quarti. Prima il vantaggio, la semifinale a un passo, come quattro anni fa, con le cubane dall’altra parte della rete. Ieri gli Usa, ma il copione non cambia ed è ancora l’Italia a concludere i giochi con un pugno di mosche in mano. Nonostante una buona partenza, perché il primo set è di matrice azzurra. Le ragazze di Massimo Barbolini escono fuori a metà del match. Importante comunque era scacciare lo 0 a 3 subito contro il Brasile domenica. Andare avanti, tuttavia, serve solo a destare le statunitensi, allenate da Lang Ping. La ricezione azzurra fa acqua e il secondo set va alle avversarie.

È qui che l’Italia getta la maschera e tira fuori classe e grinta, finalmente. Tai Aguero difende come sa, Piccinini schiaccia e fa punti. Sul 18 a 9, al terzo set, un largo vantaggio da amministrare, nonostante l’orgoglioso ritorno delle americane. E così si va sul 2-1 per l’Italia. La marcia azzurra verso Cuba, già qualificata in semifinale, si ritorce però in un monologo a stelle e strisce, complice un calo mentale ingiustificabile. Gli Usa si aggiudicano il quarto set grazie al blackout azzurro nei primi otto punti. Gap troppo ampio da recuperare, ci si qualifica all’ultimo e decisivo set.

La musica però non cambia e le azzurre soccombono alle battute di Berg, brava a intuire la mattonella giusta. Al tie-break, un avvio fulmineo degli Usa, che vanno sul 5-0 per vincerlo poi fin troppo agevolmente per 15-6. Niente Cuba per la Aguero, niente oro per le azzurre, neanche una medaglia. Guai a parlare però al ct di psicologia: «Credo sia stato un problema soprattutto tecnico- confessa un segnato Massimo Barbolini, a fine match-. Non dobbiamo nasconderci dietro un fattore mentale, è troppo facile. In questo sport bisogna mettere la palla a terra».

Continua a leggere

SPORT|Milan e Juventus, difensore cercasi

CALCIOMERCATO Ai due club serve un centrale. L’Inter non molla la pista Quaresma

È sempre emergenza in difesa per Juventus e Milan. I bianconeri, per sostituire Chiellini, fuori almeno due mesi,prenderanno uno tra Terlizzi e Stendardo. Il primo potrebbe arrivare in prestito dal Catania: più difficile arrivare al secondo, sul quale è piombata l’Udinese. Ma nelle prossime ore novità potrebbero arrivare dalla Spagna, da cui i bianconeri potrebbero prelevare l’esterno argentino dell’Espanyol, Pablo Zabaleta (23). Questi sono anche giorni decisivi per il passaggio di Tiago all’Everton.

Si è complicato notevolmente il passaggio al Milan del difensore del Chelsea, Branislav Ivanovic, ma a Milanello avrebbero già pronta l’alternativa: Thiago Silva (23), centrale della Fluminense.
Sempre a Milano, sponda nerazzurra, è impellente la necessità di sfoltire la rosa. David Suazo sembrerebbe essere il primo indiziato a lasciare la Pinetina. Moratti vorrebbe utilizzarlo come pedina di scambio da offrire al Porto, con un cospicuo conguaglio in milioni, per arrivare a Quaresma. Sull’honduregno cisono però ancora le mire di Roma e Manchester City, costretto a sostituire l’infortunato Bojinov. In casa Inter sono pronti a are le valigie anche Pelè e Crespo, richiesti entrambi dalla Lazio, e Dacourt che potrebbe tornare in patria: Monaco, Auxerre e Psg sono interessate all’ex centrocampista di Leeds e Roma.

Roberto Mancini torna a far parlare di sè. Dopo l’esonero dall’Inter, per lo iesino si prospetta la possibilità di insediarsi sulla panchina dello Spartak Mosca. Decisivo nei prossimi giorni un incontro con i dirigenti del club russo. Il Siena prepara un doppio colpo: Domizzi del Napoli e Pesce dell’Ascoli. Conteso da diverse società il difensore Mirko Savini del Napoli, richiesto da Chievo e Parma, con la prima ipotesi preferita dal giocatore.
In attesa di Manuel Coppola, il Lecce si guarda attorno e segue con particolare interesse il centrocampista Lovin dello Steaua Bucarest.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 20-08-2008