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IN ITALIA|Il centro destra si divide sul federalismo e Bossi minaccia la rottura

Opinioni contrastanti nella maggioranza sul testo della riforma federale, mentre il senatur da l’ultimatum agli alleati: «Federalismo o strappo»

Tra delitti efferati, incidenti mortali e stress da contro esodo, nell’estate torrida, la politica da ombrellone continua, viva, a lanciare le linee programmatiche che faranno bollenti i corridoi del Parlamento, fin dal prossimo autunno. Tra i temi più caldi e cari alla maggioranza c’è la riforma sul federalismo, di cui, in questi giorni, se ne sta occupando il ministro alla Semplificazione, Roberto Calderoli.

Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, continua a mandare messaggi distensivi nei confronti del Pdl, anche se non perde un attimo nel pensare che se federalismo non sarà, il rischio di uno strappo, come nel 1996, diventerebbe concreto. Un’alleanza salda, insomma, ma solo a una condizione, che si faccia il federalismo.

E la riforma sembra proprio che si farà. La maggioranza ha i numeri per farlo, il premier Silvio Berlusconi non ha motivi per obiettare e, soprattutto, perdere la Lega in caso contrario rischierebbe di compromettere la navigazione del Governo in acque che così calme non erano forse mai state. Lo sa Bossi, che lancia stilettate continue che suonano come un monito al resto del centro destra: «la gente ci chiede di andare da soli anche ora, e se non avremo il federalismo sono pronto a far perdere il centrodestra. L’ho fatto nel 1996 e sono pronto a rifarlo», ha sentenziato il senatur, che poi ha cercato di spiegare che la riforma non andrà a pesare sulle spalle del sud che, anzi, ne potrà godere dei benefici: «A settembre – ha annunciato Bossi – andremo a Otranto, insieme a Raffaele Fitto, a spiegare che non si tratta di una riforma contro il Sud». Il Ministro degli affari regionali ha poi spiegato l’importanza della visita di Bossi al sud. Una visita che «fa un grande piacere – ha detto Raffaele Fitto -. Sarà un’occasione nella quale spiegare insieme le ragioni del federalismo e di una riforma che, concordo con Bossi, non è contro il Sud».

Le reazioni verso la riforma sono contrastanti e se tra gli esponenti di centro destra gli elogi a Calderoli e alla bozza sono spropositati, sorprendono le opinioni contrastanti in seno all’opposizione ,soprattutto nel Pd. Franco Bas­sanini elogia il metodo: «Calderoli ci si è messo d’impegno, ha ascoltato tutti, un atteggiamento non molto frequente fra i politici», dà atto al mi­nistro della Semplificazione. A controbattere ci pensa il governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo, che in un’intervista al riformista ha detto: «La bozza Calderoli non va, manca l’idea di un sistema-paese. Sono disponibile a realizzare il federalismo, ma nella sua forma più piena e nobile».

Quello che non convince della riforma è il suo concepimento attraverso l’iter di legge ordinaria, evitando così di andare a modificare la Costituzione. «Senza passare dal bicameralismo perfetto alla nascita del Senato delle Regioni la riforma è dimezzata», ha spiegato il Governatore della Regione Torcana, Riccardo Nencini.

«Ma la riforma si farà, entro l’anno». Lo ha annunciato il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, che ha poi precisato che sarà «una riforma, certo profonda, ma assolutamente equilibrata ». Gli fa eco il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi: «Sarà solidale, anzi proprio sul federalismo faremo capire quanto il governo tiene alle regioni più sofferenti d’Italia»

Un testo che però non convince del tutto il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri: «L’ho letto, è un buon testo. Va solo scritto in un modo un po’ più scorrevole. Ma la Lega non deve temere nulla, i tempi sono certi». Insomma, nonostante i buoni propositi sembra che Calderoli abbia ancora molto da lavorare, con buona pace della semplificazione.

Simone Di Stefano

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