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SPORT|Fumata nera per Sheva, la Roma su Menez

CALCIOMERCATO Il Chelsea non vuole pagare l’ingaggio del giocatore: salta il prestito al Milan. Al Chievo arriva l’uruguaiano Granoche

Chi sognava un suo romantico ritorno al Milan, dovrà mettersi l’anima in pace, perché Andriy Shevchenko resterà al Chelsea, che del prestito gratuito con diritto di riscatto, già prefissato dalle due società, non vuole pagare l’ingaggio del giocatore, pari a otto milioni di euro, come quello di Kakà. Il no dei londinesi arriva quando l’affare sembrava ormai essere soltanto una formalità.

Peter Kenyon, dg dei blues, avrebbe comunicato ad Adriano Galliani che l’ucraino potrà tornare in rossonero, ma soltanto a titolo definitivo e il suo cartellino si aggira ancora attorno ai venti milioni. Troppi per concludere l’affare. Uno stallo che potrebbe sbloccarsi, tuttavia, se le due società raggiungessero un’intesa sulla spartizione del compenso al giocatore.

Il giocatore, che ha appreso la notizia solo in serata a Montecarlo con le valige già pronte, potrebbe, a sorpresa, scegliere di ridursi parte dell’ingaggio pur di tornare a Milano. L’impressione è che la querelle non si esaurisca qui. Per il Milan la priorità resta il difensore, con Kovac sempre in pole, ma dietro di lui aumentano le quotazioni di Marquez del Barcellona. Continua a leggere

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IN ITALIA|Il centro destra si divide sul federalismo e Bossi minaccia la rottura

Opinioni contrastanti nella maggioranza sul testo della riforma federale, mentre il senatur da l’ultimatum agli alleati: «Federalismo o strappo»

Tra delitti efferati, incidenti mortali e stress da contro esodo, nell’estate torrida, la politica da ombrellone continua, viva, a lanciare le linee programmatiche che faranno bollenti i corridoi del Parlamento, fin dal prossimo autunno. Tra i temi più caldi e cari alla maggioranza c’è la riforma sul federalismo, di cui, in questi giorni, se ne sta occupando il ministro alla Semplificazione, Roberto Calderoli.

Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, continua a mandare messaggi distensivi nei confronti del Pdl, anche se non perde un attimo nel pensare che se federalismo non sarà, il rischio di uno strappo, come nel 1996, diventerebbe concreto. Un’alleanza salda, insomma, ma solo a una condizione, che si faccia il federalismo.

E la riforma sembra proprio che si farà. La maggioranza ha i numeri per farlo, il premier Silvio Berlusconi non ha motivi per obiettare e, soprattutto, perdere la Lega in caso contrario rischierebbe di compromettere la navigazione del Governo in acque che così calme non erano forse mai state. Lo sa Bossi, che lancia stilettate continue che suonano come un monito al resto del centro destra: «la gente ci chiede di andare da soli anche ora, e se non avremo il federalismo sono pronto a far perdere il centrodestra. L’ho fatto nel 1996 e sono pronto a rifarlo», ha sentenziato il senatur, che poi ha cercato di spiegare che la riforma non andrà a pesare sulle spalle del sud che, anzi, ne potrà godere dei benefici: «A settembre – ha annunciato Bossi – andremo a Otranto, insieme a Raffaele Fitto, a spiegare che non si tratta di una riforma contro il Sud». Il Ministro degli affari regionali ha poi spiegato l’importanza della visita di Bossi al sud. Una visita che «fa un grande piacere – ha detto Raffaele Fitto -. Sarà un’occasione nella quale spiegare insieme le ragioni del federalismo e di una riforma che, concordo con Bossi, non è contro il Sud».

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SPORT|La nuova Italia di Lippi ha i vecchi difetti

Nella gara d’esordio del nuovo ct, pareggio per 2 a 2 contro l’Austria. Soliti problemi in difesa

GLI CHIEDEVANO di dare una scossa a una Nazionale depressa dopo gli Europei. Ma per Marcello Lippi ieri era un esordio, e per l’entusiasmo e lo spettacolo bisognerà attendere. Nell’amichevole di Nizza, la sua prima gara dopo il ritorno sulla panchina azzurra, il ct ha visto stentare la sua Italia contro la modesta Austria, con cui i campioni del mondo hanno pareggiato per 2 a 2.

Un risultato frutto anche di una difesa rimaneggiata, con Barzagli e Bonera a costituire la coppia centrale, Lippi decide di ripartire da un 4-3-3, con Del Piero (gara numero 90 in azzurro e fascia da capitano) e Di Natale in supporto alla punta, Alberto Gilardino. I primi dieci minuti sono un monologo azzurro.

L’Italia è messa bene in campo e si rivedono le sovrapposizioni degli esterni, Zambrotta e Grosso. Il neo milanista parte sulla corsia di destra per poi impegnare con un tiro Manninger. È il decimo minuto e sarà l’ultimo sussulto dell’esterno azzurro, che di li a poco cesserà di spingere. Suo l’errore che porta gli avversari in vantaggio al tredicesimo minuto. Cross dalla destra verso Pogatetz, che riesce a concludere un diagonale incrociato che supera un incolpevole Buffon. Gli attaccanti sono costretti a ripiegare su contropiede avversario. De Rossi e Pirlo agiscono sulla stessa linea.

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