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ECONOMIA|Critiche al Pil

Analisi sul rapporto tra il Prodotto interno lordo, visto come indicatore della felicità, e la reale necessità di dare una svolta alle politiche economiche dei paesi occidentali. Un occhio al danno ambientale

di Simone Di Stefano

Ci sono delle connotazioni forti tra la crescita del PIL e l’ammontare del danno ambientale relativo alla produzione e alla conseguente trasformazione di una risorsa in un bene di consumo. Proviamo a spiegare questa tesi e metterla in rapporto con il pensiero Keynesiano che caratterizzò le teorie economiche fino agli anni ’70, periodo in cui fu progressivamente e prematuramente abbandonato per fare spazio ad un modello economico molto più attento ai mercati finanziari.

Keynes sosteneva che il vero volano per l’economia di un paese è la domanda. Le logiche del mercato sono strettamente legate alle esigenze dei consumatori tanto più se si concede maggior attenzione alle fasce medio-basse della popolazione, quelle per intenderci, più predisposte al consumo.

Dovrebbe far riflettere al riguardo quanto vera sia questa impostazione anche a distanza di quasi un secolo dalla sua formulazione. Fasce sempre più ampie di popolazione oggi riescono a stento ad arrivare a fine mese. E’ ferma convinzione di chi scrive che stando ai dati odierni l’impressione è che il sistema economico globale si stia avviando verso un lento ed inarrestabile declino dovuto principalmente a logiche iperconsumistiche ed iperproduzionistiche che fino ad ora hanno portato ad un divario sempre più crescente tra i paesi maggiormente industrializzati e quelli che invece non riescono a tenere il passo.

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