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APPROFONDIMENTI|Il futuro delle tv sono gli utenti

Il panorama dell’informazione televisiva italiana ruota attorno a due parole: Digitale e Web. Intervista a Marco De Amicis, di Nessuno Tv

Per capire verso quali mondi stia per approdare l’attuale sistema televisivo italiano basta iniziare col dare uno sguardo al progetto di riforma della Rai. L’esigenza di una differenziazione da parte del servizio pubblico si fa sempre più necessaria dal momento che giorno dopo giorno i nuovi sistemi di trasmissione multi piattaforma permettono un continuo nascere di nuovi canali.

I cinque punti sul quale la riforma punta sono: qualità, autonomia, efficienza, indipendenza dalla pubblicità e innovazione e quando si parla di innovazione si intende il passaggio dalla Tv analogica alla Tv digitale (Dtt), che rappresenta sicuramente il futuro per tutta la nostra televisione. Questo nuovo tipo di trasmissione, oltre a garantire una maggiore qualità del formato video, garantisce la possibilità di trasmettere sulla stessa frequenza molti canali. In Italia siamo in un periodo di transizione in questo senso e la data in cui si interromperanno definitivamente le trasmissioni in analogico è fissata al 30 Novembre 2012, mentre in Spagna, per esempio, il passaggio è previsto con due anni di anticipo. Cosa succederà in questi restanti cinque anni?

Molto probabilmente si cercherà di conquistare nuove fette di utenza lanciando canali ad hoc, disegnati su misura per un pubblico molto più attento ai contenuti di quanto non lo sia stato fino ad ora quello delle Tv generaliste. Negli ultimi anni Sky ha rappresentato certamente l’esempio più interessante, ma si potrebbe citare anche Mediaset, che di recente ha lanciato Iris, un nuovo canale tematico dedicato al Cinema, e Bis, dedicato invece all’intrattenimento. Senza dimenticare il canale “Boeing” che da solo tiene testa a canali come Sky Cinema 1 ed è il primo in assoluto in quanto ad ascolti tra i canali free.

Quello che avvicina sempre di più la Tv attuale al futuro è l’interattività con gli utenti, garantita dal digitale attraverso sistemi di connessione via modem o Gprs/Umts. Tutte facilitazioni che offre da tempo anche Internet, sempre più visto come il nuovo mondo verso il quale far approdare la nave degli ascolti. Concetti come Video on Demand (VoD) o User Generated Content stanno imperversando sul web ed oggi forse il nemico numero uno per le TV tradizionali sono proprio le cosiddette Web TV. Una di queste è Nessuno TV, una piattaforma VoD a sfondo politico. Per capire meglio di cosa si tratta di seguito è riportata una breve intervista all’addetto stampa di Nessuno Tv, Marco De Amicis.

Quale è la differenza tra l’utilizzare nuovi strumenti come gli User Generated Contents e il modo tradizionale di fare TV?

«La principale differenza (che è poi anche la grande novità) è che con i nuovi strumenti User Generated il pubblico può “fare” la televisione ed assume il doppio ruolo di fruitore ed autore, mentre con gli oramai vetusti e tradizionali modi di fare televisione, solo pochi decidono cosa mandare in onda ed in che maniera».

Cambia l’interazione tra il pubblico e la TV? Ed in che modo?

«Cambia sì, infatti la televisione si alimenta del pubblico e non viceversa. Più informazione “dal basso” arriva tramite telefonini, webcam e videocamere, più il palinsesto della televisione è aggiornato».

Qual’è la differenza tra il web e il satellite in termini di rapporto spesa/guadagno?

«”Andare” sul satellite ha un costo annuo, una forma di abbonamento, mentre lo streaming su internet non ha costi particolari ed a conti fatti la fruibilità di quest’ultima soluzione è di gran lunga maggiore rispetto al satellite».

Per concludere, quanto credete nel progetto Nessuno TV e quanto nel futuro delle TV on line?

«Il nostro progetto si sta dimostrando come una delle più riuscite scommesse degli ultimi anni nel campo dell’informazione ed il fatto che il nostro sito, e gli utenti online che quotidianamente ci contattano, sia fra i più visitati del settore, ci conferma che internet può dare un contributo importante alla diffusione di modi di fare televisione come il nostro».

Simone Di Stefano

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