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SPORT|Russo, un sinistro a Usyk e un «destro» al ministro Meloni

BOXE L’azzurro batte l’ucraino e va in semifinale. Poi polemizza: porterò l’oro a chi diceva che non dovevamo venire


Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 18-08-2008

Più che i muscoli in bella mostra, Clemente Russo mostra la testa. Sul ring detta le regole e frantuma i suoi avversari cadenzando ritmo e perfezione. Fuori dal ring dimostra carattere e soprattutto di non aver dimenticato le avance che la politica di centro destra aveva prospettato ai nostri atleti azzurri di disertare i giochi. La più esposta, allora, fu il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ora sembra esser diventata lo stimolo in più, per il boxeur, di riuscire a portare in Italia un oro nella «noble art» che manca da Seul ‘88, quando a conquistarlo fu Parisi.

«Vincerò anche l’oro olimpico – Promette Russo, non appena sceso dal quadrato – e poi dedicherò la medaglia più pregiata a quelli che non ci volevano fare sfilare alla cerimonia di apertura qui a Pechino. Anzi, andrò dalla signora ministro, ho mille cose da dirle…». Battibecco non da poco se considerato il fatto che i due, a detta dello stesso azzurro, politicamente sono molto vicini. Ma quando un atleta dedica quattro interminabili anni della sua vita per una competizione, il richiamo della foresta cede miseramente innanzi al luccichio dorato della medaglia più importante. E Russo questo lo sapeva fin dall’inizio, lui, sicuro di essere il migliore e di valere l’oro, strapazza gli avversari e si avvicina al sogno. L’ultimo in ordine di tempo è l’ucraino Oleksandr Usyk, che ieri ha ceduto alle stilettate dell’azzurro, sempre in gara fin dall’inizio, portandosi prima sul 7-2, per poi amministrare il vantaggio fino alla fine del match, conclusosi sul 7-4.

«Io sono il numero uno al mondo – rivendica orgoglioso – mi sento davvero il più forte, al di là del fatto che sono campione in carica». Che personaggio, Clemente Russo, uno che conosce se stesso e sa i suoi limiti: «Adesso andrà tutto meglio. Ve lo dico perché anche ai mondiali puntavo al bronzo, per qualificarmi ai giochi e poi è andata sempre meglio, fino a vincere». Venerdì prossimo, in semifinale, Russo troverà lo statunitense Deontay Wilder, dall’alto dei suoi 2 metri. Un avversario meno tecnico e lento, quindi più esposto ai veloci colpi dell’azzurro. Tatanka, così lo chiamano, sogna di fare come Pantani che vinse giro e tour nello stesso anno. Sbruffonate che il suo clan gli perdona, anche se il coach Damiani sembra non gradire troppo. Ci sono anche le sirene di chi lo vorrebbe fare diventare un professionista.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 18-08-2008

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8 Risposte

  1. L’Unità… ma la sinistra non dovrebbe essere paladina dei “diritti umani violati”?

  2. E lo è caro/a Andyrandy, ma cosa c’entrano i diritti violati con un’olimpiade? Boicottare un evento atteso per anni, da atleti che si sacrificano per la loro disciplina, può convincere per caso i potenti a cambiare idea al riguardo? Non confondiamo lo sport con la politica, che è un’altra cosa e che dovrebbe essa stessa riuscire a farsi paladina di giustizia.

  3. I diritti violati, caro sidistef, c’entrano sempre e con tutto. Non esiste un posto, un’attività, un hobby, un pensiero che si possa permettere di dimenticare i diritti umani violati.
    Nel 1936 tanta gente chiese al CIO che le Olimpiadi non venissero disputate a Berlino. Il CIO si oppose, e le regalò ad Hittler. Tu dici che in quel caso lo sport c’entrava o meno con la politica?
    E dimmi, credi che la Cina abbia voluto queste Olimpiadi con tanta pervicacia per un motivo che non sia politico? E se la politica con lo sport non c’entrasse, perché tanta censura, perché tanta attenzione affinché nessuno testimoniasse quello che avviene in quel paese (persecuzione dei dissidenti, politica del figlio unico, 10 mila condanne a morte eseguite solo nell’ultimo anno, genocidio in Tibet, ecc.)?
    Andiamo ora al discorso atleti. Primo, si sacrificano sicuramente, ma lo fanno per qualcosa che amano, nessuno li obbliga, e il più delle volte questa loro passione si trasforma in una vero e proprio mestiere, migliore e meglio retribuito di tanti altri. Secondo, non si era nemmeno chiesto di boicottare i giochi ma, per chi avesse voluto, solo una testimonianza, da disertare la cerimonia d’apertura, che è solo uno spettacolo (bella dichiarazione tra l’altro quella del famoso regista Zhang Yimou «I diritti umani frenano l’Occidente» pensiero degno di un illuminista!), ad esibire magari un braccialetto colorato, o a spendere 2 parole in favore dei diritti umani durante le interviste. Dove stava questo scandalo? E ora poi, a Olimpiadi praticamente chiuse, te ne sei accorto o no che stanno andando tutti in TV o sui giornali a blaterare di diritti violati, ciocche di capelli tagliate in nome del Tibet, magliette con la bandiera tibetana e via discorrendo?
    Diciamoci la verità, queste Olimpiadi alla Cina sono state una vergogna, il CIO che da queste Olimpiadi ha guadagnato 1,4 mld – che poi sarebbe interessante vedere dove finiscono – è una vergogna. Tutti quelli che in Italia, in un modo nell’altro, maggioranza e opposizione, destra, sinistra o centro, hanno fatto le tre scimmiette – io non vedo, io non parlo, io non sento – sono una vergogna.
    Non si può fare i paladini dei diritti umani solo quando ci fa comodo, o quando non si è in vacanza, o quando non ci si guadagna… perché questo non è solo una vergogna, è uno schifo.

  4. Capisco il tuo sfogo e fidati,io stesso auspico un miglioramento dei diritti umani, ma non solo per quanto riguarda il Tibet. E questo è quello che mi porta a non capire perché mai ora va tanto di moda difendere una causa come quella tibetana che, intendiamoci, ritengo buona e giusta, ma non di secondaria importanza a tante altre nel mondo, che hanno meno seguito, meno attenzione da parte dei media e sicuramente attraggono anche meno interessi da parte dei potenti. Perché mai un atleta della Sierra Leone o sudanese, o birmano, per esempio, che si batte ogni giorno per i suoi diritti, della sua terra, dovrebbe esporsi andando incontro a squalifiche o, ancor peggio, a sanzioni (e certi luoghi al mondo non sono i paradisi libertari quale possiamo considerare il nostro) per difendere diritti, sia pure legittimi ma altrui, quando in realtà la stessa condizione la vive lui stesso e nessuno si è mai interessato alla sua causa? Ti sembra giusto che ora ci accorgiamo del Tibet, solo perché ci sono le Olimpiadi a un tiro di distanza, quando ci sono tanti altri milioni di persone nelle stesse condizioni, in Africa, dal Ciad al Sudan, dalla Somalia all’Eritrea, passando per Zimbabwe (dove il diritto alla salute, alla salvaguardia da malattie mortali cede il posto agli interessi minerari ed energetici delle nostre multinazionali) e poi uscendo dall’Africa, Indonesia, Afghanistan , Pakistan, Birmania (questa poi ,ha riempito qualche prima pagina, ha fatto vendere qualche migliaio di copie in più e poi ha cessato dall’esser trattata, come se i diritti equivalessero a momenti di audience televisiva) e se ne vuoi elencare qualche altro migliaio a te l’onore.
    Con questo per dirti che io rispetto la tua posizione ma non mi sento di prender parte a una battaglia sola. I diritti del popolo tibetano, per me, equivalgono a quelli di qualsiasi altro popolo. E continuerò, nel mio piccolo, a battermi affinché ogni popolo possa godere dei benefici di quella che chiamiamo democrazia ma che troppo spesso siamo noi occidentali i primi a tradire. Quando si tratta di far si che le nostre multinazionali entrino in affari con la Cina va tutto bene, ma se sei informato sui diritti sindacali cinesi, saprai benissimo che da qualche anno la Cina ha fatto passi da gigante nel riconoscere diritti ai lavoratori che prima sognavano. Bada bene, è solo un inizio e non sto assolutamente dicendo che si sia arrivati al men che minimo livello accettabile, ma è un passo avanti rispetto al nulla di qualche anno fa.
    Sai come è andata a finire? Che le nostre belle multinazionali (ah, se vogliamo fare retorica, come ci piacciono le nove cose su dieci che abbiamo attorno a noi e che riportano la scritta made in China…)hanno fatto retromarcia e in molte hanno chiuso, o stanno chiudendo bottega perché questi diritti mal si combinano con le opportunità che un’impresa come la Nike, per esempio, può avere sfruttando appieno le possibilità dei suoi lavoratori sfruttati fino al midollo.
    Benvengano le rimostranze degli atleti nei confronti dei diritti umani, ma che non sia una moda dall’oggi al domani, e soprattutto che non li si consideri dei codardi. Sono solo persone che non vogliono rimetterci la faccia, la carriera (ti ricordo che il Coni ha espressamente chiesto agli atleti di non esporsi in rimostranze o gesti eclatanti) o il nome, quando a doverci rimettere la faccia dovrebbero essere le nostre istituzioni (ecco perché ritengo giusto l’appunto di Russo alla Meloni) che invece troppo spesso sono loro stesse intrecciate in affari con i governi coinvolti, in questo caso quello cinese.

  5. Adesso come adesso l’attenzione di tutti è puntata sul Tibet perché, ahimè, è in Cina, appunto che si sono tenute le Olimpiadi, ma ciò non toglie che non bisogna mai dimenticare nessuno tra tutti quelli che soffrono di soprusi e mancanza di liberà.
    A questo punto non capisco perché tu, che mi sembri un democratico, ti ostini a voler guardare alla Cina con un occhio, diciamo così, tollerante.
    In Cina si sono fatti passi da giganti rispetto ai diritti del lavoratore? E meno male! Pensa come stavano prima, se ora guadagnano 50 dollari al mese per 15 ore di lavoro al giorno 6-7 giorni alla settimana, senza ferie o sindacati. Questa ti sembra una condizione degna o schiavitù? E che dire poi delle vecchiette di ottant’anni con la casa rasa al suolo per far posto al “nido d’uccello”, che chiedono e ottengono il permesso di protestare, e quando lo fanno si beccano 1 anno di rieducazione? Dei dissidenti imbottiti di psicofarmaci e condotti in giro a suon di calci in culo, a futura memoria per tutti quelli che magari avevano in animo una protesta? E vogliamo poi parlare delle bambinette di 6 anni che vengono fatte allenare 7 ore al giorno 7 giorni alla settimana, e poi portate alle Olimpiadi con i certificati di nascita falsi per farle apparire dodicenni? Tutto questo è tragico, ma concordo con te su una cosa: la responsabilità occidentale in tutto ciò. Soprattutto americana. Tanto è il terrore degli americani di veder la loro economia devastata con un improvviso passo indietro degli investitori cinesi nel loro paese, che gli sponsor per Pechino sono fioccati. Potevamo quindi noi italiani sfidare il colosso cinese con un’azione unilaterale (visto che la politica estera europea non esiste)? No, ci voleva un coraggio che noi come classe dirigente e come popolo non abbiamo. In tutto questo piattume si sono levate alcune voci in controtendenza, che riportavano sotto i riflettori i diritti umani violati e, incredibile ma vero, è su di loro che si sono appuntati tutti gli strali. Da destra e da sinistra, si è sparato ad alzo zero contro la Meloni, una che può essere anche di destra, ma che le campagne contro i diritti umani violati, dalla Cina alla Birmania, passando per il Darfur le fa da anni (documentati in rete, se non ci credi). Ora, si possono non condividere le idee conservatrici della Meloni, il partito per il quale milita, la politica di destra del governo Berlusconi, ma non si può certo accanirsi contro di lei quando solitaria in un panorama imbelle, si scagli contro i potentati, alla faccia anche di quegli industriali che certo non la “vedranno bene” in futuro, cosa che per un politico non è da sottovalutare.
    Ed ora un piccolo consiglio: leggi questo articolo di Facci oggi, sul Giornale http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=285264. Per me dopo questo lo licenzieranno, ma viva la faccia di un altro che non ha paura di perdere il posto di lavoro pur di dire quello che pensa. Così come viva la faccia di Sansonetti, che su Liberazione fu l’unico ad appoggiare le parole della Meloni perché la lotta per i diritti umani non è né di destra né di sinistra, ma è di civiltà.
    Detto questo, un piccolo inciso: li stai vedendo pure tu o li vedo solo io gli atleti italiani correre ora a schierarsi per il Tibet? Chi regala il body, chi la maschera, chi i guantoni! E Russo, che quasi quasi la Meloni la voleva menare, ora la vuole abbracciare e baciare, l’ho sentito solo io o pure tu? Dove l’ha messo ora “il destro” al ministro Meloni?
    Forti con i deboli e deboli con i forti, scusa, ma è qualcosa che non mi piace. Mai.

  6. Non si tratta di essere tollerante, si tratta semplicemente di riconoscere che stiamo parlando di un paese unico nel suo genere nel mondo, con un quinto della popolazione mondiale e che sta attraversando un periodo (mi auguro di transizione) particolare, in cui dal forte regime a carattere molto chiuso verso ovest si è aperto via via al mondo occidentale e alla sua economia. Non difendo la Cina e il suo governo, non difendo il Cio e non difendo i tanti cinesi ammaliati dalla propaganda che difendevano a spada tratta i loro giochi contro chi era lì a manifestare il dissenso (come per es. Rsf). Ma è mio esercizio scindere ciò che è lo sport, meramente sport, e ciò che è politica. Capisco il ministro Meloni e le sue battaglie, ma non mi trovo assolutamente d’accordo con l’imporre un gesto a qualcuno. Non capisco poi perché mi chiedi se ho visto gli atleti ora come si stanno comportando. Certo che l’ho visto e mi trovo d’accordo con te nel riconoscere che non è bello prima giocare e scendere a dei compromessi per poi ritrattare non appena tornati a casa o subito dopo aver perso un oro. Come h0o visto Russo non appena persa la medaglia più importante dire: «Dedico questa medaglia d’argento a tutte le persone che soffrono in Cina, perché qui ce ne sono tante. Credo che comunque le Olimpiadi contribuiranno a cambiare le cose». Mi sembra che l’ultima frase sia la più emblematica. Lo sport, il vero sport, non può che contribuire. Ma gesti eclatanti degli atleti te lo assicuro, non fanno altro che complicare le cose. La Cina è un paese grandissimo che ha bisogno dei suoi tempi, dei suoi modi e delle sue rivoluzioni per ottenere le prorpie libertà. Te lo dico sinceramente, ne ho piena l’anima della nostra fottuta smania di protagonismo nell’andare a imporre la nostra democrazia di gomma. Ho letto il pezzo di Facci, ma stiamo parlando dello stesso Facci che ha promosso senza discrimine la campagna giustizialista e razzista contro le NOSTRA minoranza etnica Rom? Dello stesso che ritiene che Rom equivalga a romeno? Almeno, prima di andare a fare battaglie per i diritti, ripeto legittimi, degli altri, preoccupiamoci di vedere in che condizione versiamo invece in Italia. E le olimpiadi tra 4 anni non saranno a Roma o a Milano o a Bologna…

  7. Bah, a questo punto non ti seguo più… Continui ostinandoti a paragonare gli indiscutibili guasti delle democrazie occidentali con un regime intollerante e sanguinario. Arrivi a giustificarlo parlando “dei suoi tempi”. Che “tempi” aveva Hittler? E quali furono i “tempi” di PolPot? E quelli di Pinochet? Come sarebbe oggi la Germania, l’Europa tutta, se si fosse avuta la “pazienza” di attendere che la “rivoluzione” nazista trovasse i suoi “tempi” e i suoi “modi” per “crescere e “mutare”? E prova a visitare la Cambogia, così vedrai un paese senza vecchi, grazie ai “tempi” degli khmer.
    I tuoi discorsi mi appaiono oltremodo pericolosi. Ai regimi dittatoriali non si deve concedere tempo, non si deve mai dare fiducia sperando che prima o poi cambieranno, ma bisogna solo affrontarli con una lotta senza quartiere. Lotta politica, lotta diplomatica, ovviamente, mai lotta intesa come guerra, ma solo come impegno.
    E poi, nessuno vuole imporre la propria democrazia, solo perché non esiste una “nostra” democrazia. La democrazia può esistere solo in quanto valore oggettivo, non soggettivo, altrimenti ognuno di noi può modificarla, stiracchiarla, plasmarla a piacere, a seconda degli interessi e dei poteri in gioco. Questa deriva è allucinante, e ogni giorno, anche da noi, si assiste a qualche tentativo di voler “dare una sistemata” a valori assoluti in nome della propria visione del mondo.
    Che di questo si faccia ancora disciplina filosofica non può essere tollerabile, nemmeno quando chi lo fa è probabilmente in buona fede, e vede il bene solo attraverso la lente dell’ideologia, un po’ come i terroristi che uccidevano poliziotti ventenni di famiglie del sottoproletariato in nome della liberazione del proletariato stesso.
    Combattere per i diritti umani a Roma, a Milano o a Bologna è cosa sempre giusta. I diritti umani per cui dobbiamo combattere sono, tra l’altro, quelli dei bambini rom, e dei bambini romeni, o albanesi, o di qual si voglia nazionalità, fede o colore, e sono quelli della scolarizzazione, di un’educazione senza sopraffazioni e soprusi, senza sfruttamenti di nessun tipo, senza strumentalizzazioni e ipocrisia. Quell’ipocrisia che ti porta ad accorgerti dei bimbi rom solo nel caso si voglia prendere loro le impronte digitali, ma te li fa dimenticare quando li vedi ai semafori delle strade di grande scorrimento a tendere le manine verso i finestrini, magari scalzi, o quando di notte scivolando in auto sui viali alberati delle nostre città li vedi ancora adolescenti aspettare un “compratore”.
    Questi sono i limiti gravi della nostra società, che a volte fa di una mal intesa tolleranza un alibi all’impegno sociale che manca, che esercita una carità “pelosa” tesa a far arricchire l’onlus di turno, raramente a risolvere i problemi veri. Tutto ciò, però, è cosa per fortuna lontana dalle bambine uccise alla nascita perché ti è concesso un solo figlio, e quasi tutti lo vogliono maschio. E’ lontana dai contadini che si suicidano coi pesticidi guardando i loro campi andare in malora perché manca l’acqua, che serve ai Giochi e alla gloria del regime, e alle vecchiette buttate in mezzo a una strada per far posto a uno stadio. E’ a distanza siderale dalle 10.000 condanne a morte eseguite soltanto lo scorso anno con un veloce colpo di pistola in testa, e dai dissidenti massacrati e fatti sparire senza che per loro ci possa essere almeno una madre ammutolita a dimostrare, e dalla pulizia etnica in Tibet. Distanza che permette a te e me di parlare e confrontarci, di esporre la nostra idea senza il timore di sentir bussare alla porta un attimo dopo e di sparire nel nulla perché la tua o la mia idea, o quella di entrambi, non è gradita a chi comanda.
    Che la Cina sia un immenso paese di antica cultura e grande tradizione, nessuno lo può mettere in dubbio, ma è anche un paese ostaggio dei soliti oligarchi, asserragliati dietro ai loro privilegi e tutti intenti a mostrare la gloria del regime come solo nei paesi autoritari e spietati si può riuscire a fare. Le aperture della Cina a cui accenni, poi, si sono realizzate esclusivamente in campo economico, in nome di quel controllato capitalismo che il regime non disdegna visto che ne è il primo e vero beneficiario. E che, nel tempo, li porterà ad essere la prima potenza economica al mondo, quindi capace di dominare.
    Perciò, se pensi di amare il popolo cinese, devi essere in grado di distinguere tra esso e il regime che lo controlla. E se questo regime si definisce comunista piuttosto che fascista, o nazionalista, o capitalista, o qualsiasi cosa “…ista” voglia, devi essere così onesto da non difendere ciò che non è difendibile, se una definizione ti piace più di un’altra. Mai. Altrimenti diventi un complice come quelli che a Berlino, nel ’36, ammutolirono di stupore davanti alla “grandezza” del regime nazista, e ad essa si inchinarono abbagliati, proprio come falene prima di bruciarsi sulla fiamma.

  8. Caro/a AndyRandy, mi trovo pienamente d’accordo con tutto quello che hai detto nella tua analisi, molto attenta, di tutti peggiori crimini che un regime, come quello comunista cinese, ha perpetrato in questi decenni. Sono meno d’accordo quando confondi il miomodo di vedere il quadro complessivo delle cose, che è soggettivo, con una ipotetica complicità con il regime cinese. Io non ho mai detto che quello che fa il governo di Pechino sia cosa buona e giusta, anzi, lo ritengo criminoso e lesivo di qualsiasi dignità umana, dal Tibet, alle libertà negate, di pensiero, parola, lavoro, famiglia, ecc. E quando dico: «La Cina ha bisogno dei suoi tempi», che può sembrare sfrontato e ingenuo (e forse lo è pure) lo dico convinto che nulla ha a che vedere questo paese e le sue dinamiche con quelle diaboliche di Adolf Hitler. Ciò non toglie che sia pericoloso ritenere la Cina un paese innocuo. Nessuna guerra o invasione, o azione forzata, potrà tuttavia servire a deprimere il colosso orientale. Parliamo di diritti umani senza pensare che dall’altra parte dell’oceano c’è un colosso altrettanto grande, che domina incontrastato il mondo da più di 50 anni e che di diritti ne viola giorno dopo giorno. Saprai benissimo quanta sofferenza e frustrazione provano i tanti cubani castristi nella baia di Miami, ogni giorno perseguitati e costretti a subire processi da commissioni composte per la maggior parte da dissidenti di Castro, e saprai quali sono i regimi di tortura a Guantanamo Bay. E saprai benissimo quanta difficoltà ha il nostro bel partner americano nel comprendere che è giunta l’ora di chiudere la forca. Barack Obama ha appena reso noto il nome del suo vice, tal Biden, cui l’unico difetto (almeno secondo me) sta proprio nel ritenere «la pena di morte una misura indispensabile». Ma che bei democratici…E nessuno però ha parlato ad Atlanta ’96 e nessuno si è indignato ad Atlanta ’96. E allora io ti dico, da giusto: è giusto fare la battaglia solo a chi ci sta a destra (Cina, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan, Birmania, Vietnam, Cambogia) e di là, invece, nessuno tocchi Caino?
    Resta il fatto che i nostri interessanti e costruttivi discorsi sono nati dal fatto che tu ti domandavi perché ritenessi che gli atleti non dovessero manifestare il dissenso. Io ti ho risposto, ma ora ti dico di più. Se penso che lo sport può essere d’aiuto penso altresì che l’errore più grande è stato del Cio ad assegnare i giochi alla Cina. Un errore non tanto nella sua essenza quanto nella presa in giro al mondo, che ha sperato in tutti questi anni di avvicinamento ai giochi, in quei cambiamenti non ottemperati poi dal governo di Jintao. Tengo a ribadire, per concludere, che non tollero e non giustifico il regime cinese, ritenendomi una persona democratica (nel senso pieno del termine).
    Una voce, due voci, mille voci, il consenso si fa con la massa e la massa crea consenso, credo su questo almeno siamo d’accordo. Non sono un guerrafondaio e credo che l’unico modo per affrontare i problemi sia manifestare pacificamente il proprio dissenso, come tu giustamente sottolinei, attraverso la lotta politica e diplomatica, ma che ritengo ingiusto affidare ad atleti che non hanno voglia di farla. Quelli che lo hanno fatto è perché ritenevano giusto farlo, stop.
    Le derive pericolose non sono i miei pensieri, le mie opinioni, ma quelle di chi ha realmente il potere e non tira fuori le unghie. Tuttavia la diplomazia ci insegna che la prima missione di un capo di stato è fare gli interessi della propria nazione, della sua gente, di chi lo ha votato. Mettersi contro il gigante cinese (sto dicendo dei dati di fatto, inoppugnabili, non un mio pensiero) significa inimicarsi un colosso troppo potente, ahimé.
    Dovrebbero essere gli organismi internazionali ad intervenire, ma sai benissimo quanto non sono interessati al problema perché complici loro stessi (vedi tutte le porcherie della Banca Mondiale, per esempio). Questo i politici lo sanno e agiscono prima per i loro interessi, facendoci credere che lo fanno per il popolino, che invece stenta ad arrivare a fine mese a causa delle loro errate strategie di politica economica (solo a voler essere “politically correct”).
    Ora i giochi si sono chiusi e il mondo rifletterà su cosa ha visto, sul paese, sulle luci e sulle ombre (troppe). Riprenderanno le battaglie (ma non sono mai finite) e si metterà in moto la macchina politica. Si tornerà a parlare di finanziaria, di riforme, di maggioranza e opposizione, di elezioni europee. Della Cina vedrai, si ricorderanno tutti solo di economia, mercati, importazioni di oggetti falsi. I diritti torneranno nell’oblio. Lotte o non lotte. Quando dico che il regime ha i suoi tempi, capisci che lo dico soltanto perché il mio non è un augurio ma una triste e distaccata costatazione.

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