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SPORT|Russo, un sinistro a Usyk e un «destro» al ministro Meloni

BOXE L’azzurro batte l’ucraino e va in semifinale. Poi polemizza: porterò l’oro a chi diceva che non dovevamo venire


Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 18-08-2008

Più che i muscoli in bella mostra, Clemente Russo mostra la testa. Sul ring detta le regole e frantuma i suoi avversari cadenzando ritmo e perfezione. Fuori dal ring dimostra carattere e soprattutto di non aver dimenticato le avance che la politica di centro destra aveva prospettato ai nostri atleti azzurri di disertare i giochi. La più esposta, allora, fu il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ora sembra esser diventata lo stimolo in più, per il boxeur, di riuscire a portare in Italia un oro nella «noble art» che manca da Seul ‘88, quando a conquistarlo fu Parisi.

«Vincerò anche l’oro olimpico – Promette Russo, non appena sceso dal quadrato – e poi dedicherò la medaglia più pregiata a quelli che non ci volevano fare sfilare alla cerimonia di apertura qui a Pechino. Anzi, andrò dalla signora ministro, ho mille cose da dirle…». Battibecco non da poco se considerato il fatto che i due, a detta dello stesso azzurro, politicamente sono molto vicini. Ma quando un atleta dedica quattro interminabili anni della sua vita per una competizione, il richiamo della foresta cede miseramente innanzi al luccichio dorato della medaglia più importante. E Russo questo lo sapeva fin dall’inizio, lui, sicuro di essere il migliore e di valere l’oro, strapazza gli avversari e si avvicina al sogno. L’ultimo in ordine di tempo è l’ucraino Oleksandr Usyk, che ieri ha ceduto alle stilettate dell’azzurro, sempre in gara fin dall’inizio, portandosi prima sul 7-2, per poi amministrare il vantaggio fino alla fine del match, conclusosi sul 7-4.

«Io sono il numero uno al mondo – rivendica orgoglioso – mi sento davvero il più forte, al di là del fatto che sono campione in carica». Che personaggio, Clemente Russo, uno che conosce se stesso e sa i suoi limiti: «Adesso andrà tutto meglio. Ve lo dico perché anche ai mondiali puntavo al bronzo, per qualificarmi ai giochi e poi è andata sempre meglio, fino a vincere». Venerdì prossimo, in semifinale, Russo troverà lo statunitense Deontay Wilder, dall’alto dei suoi 2 metri. Un avversario meno tecnico e lento, quindi più esposto ai veloci colpi dell’azzurro. Tatanka, così lo chiamano, sogna di fare come Pantani che vinse giro e tour nello stesso anno. Sbruffonate che il suo clan gli perdona, anche se il coach Damiani sembra non gradire troppo. Ci sono anche le sirene di chi lo vorrebbe fare diventare un professionista.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 18-08-2008