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SPORT|Andrew Howe subito a casa «Non ero in forma, mi rifarò»

SALTO IN LUNGO L’italiano eliminato al primo turno

Le Olimpiadi sono così, un salto e sei dentro o fuori. È successo venerdì scorso alla italo cubana Magdelin Martinez, nel Triplo. Ed è accaduto anche all’italo statunitense Andrew Howe, nel salto in lungo. Erano dodici i posti utili per raggiungere la finale, ma ieri il vice campione del mondo, ha saltato male, in modo fiacco, fallendo una qualificazione in finale che era ampiamente nelle sue possibilità, e deludendo così le attese per un possibile podio. A eliminatorie ancora in corso l’azzurro, esauriti i tre tentativi di salto, aveva già davanti tredici atleti che avevano saltato meglio di lui.

La misura migliore di Howe è stata un 7.81, ottenuto al primo tentativo. Poi un deludente 7.73 e un mesto salto nullo. Troppo poco, perché il dodicesimo posto, con l’ultima misura utile per la qualificazione fissata a 7.94, è del ceco Novotny e Howe a fine gara è solo ventesimo. Il migliore è stato il greco Tsatoumas con 8.27, seguito dal cubano Camejo con 8.23. Il campione del mondo, Irving Saladino, dopo due nulli, ha ottenuto in extremis la qualificazione con 8.01.

Ciò che conta però è il risultato molto deludente di Howe, su cui pesa l’infortunio rimediato dall’atleta a giugno in una gara di 200 metri. «Era dura riprendere dopo un mese di completo stop – ha sottolineato l’azzurro, a eliminazione ormai conseguita – l’atletica non è come gli altri sport, in questa disciplina non s’inventa niente. Ci ho provato con tutto il cuore, sarei dovuto arrivare a questi Giochi allenandomi e non stando fuori».

Era arrivato alla trasferta di Pechino con gli onori delle cronache, soprattutto per l’argento vinto ad Osaka ai mondiali del 2007 e l’oro agli Europei indoor di Birmingham. «Non c’entrano l’ansia, l’emozione, lo stadio, il pubblico, semplicemente non sono in forma – ha aggiunto l’azzurro – È inutile girarci intorno, ho perso tutta l’estate, non ho partecipato ad alcuna gara. Se non mi fossi fatto male, magari le cose sarebbero andate diversamente. Diciamo che ci ho provato, ma mi dispiace per come è andata». Resta l’amarezza nel vedere un atleta a mezzo servizio, tra il salto, la sua specialità, e la corsa, il suo divertimento. «Piangere ormai non serve a niente – ha concluso – ho 23 anni, sono ancora giovane, ho ancora altri 10 anni di atletica e posso fare molto». È già iniziata la corsa di Howe verso Londra 2012.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 17-08-2008

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