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SPORT|L’ultima corsa di Jones nel circuito della morte

SUPERBIKE Vani i tentativi di rianimarlo

Era in coma farmacologico da domenica sera e anche i medici erano pessimisti sulle sue possibilità di rimanere in vita. Alla fine Craig Jones ha mollato. Il ventitreenne motociclista britannico di Superbike, che domenica scorsa sul circuito inglese di Brands Hatch era violentemente caduto perdendo i sensi all’istante, è morto ieri al Royal Hospital di Londra, poco dopo la mezzanotte. I medici hanno tentato di rianimarlo in quattro distinte occasioni, lasciando anche un sottile velo di mistero sulla dinamica dell’incidente.

Dopo aver esaminato più volte i filmati della sua caduta tra i commissari di gara resta ancora incertezza. Jones è caduto al sedicesimo giro della nona prova iridata del mondiale Superbike, perdendo il controllo della sua Parkalgar Honda 600, a 200 chilometri orari, in uscita dalla Curva Clarke, quella che immette al rettilineo. Una volta scaraventato a terra il pilota sembrava già aver perso i sensi, con il suo corpo che sinistramente rotolava sull’asfalto. Potrebbe essere stato investito dalla sua stessa moto, e poi essere stato toccato dalla ruota anteriore della Honda di Andrew Pitt che sopraggiungeva alle sue spalle.

Brands Hatch è un circuito situato a Kent, nei pressi di Londra. Conosciuto come tracciato molto tecnico, con diversi cambi di pendenza, oltre alla Superbike, ospita anche la Dtm e la A1 Grand Prix. Ma il tracciato inglese non è nuovo a incidenti mortali. Durante gli anni ‘60, quando il circuito ospitava la Formula 1, la temuta curva Paddock Hill Bend tolse la vita a George Crossman, Tony Flory e Stuart Duncan. Jones era un talento precoce che Brands Hatch, la pista di casa, stava cercando di giocarsi il primo successo in carriera. Invece è stata l’ultima gara da lui disputata, mentre quella più importante purtroppo l’ha persa.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 05-08-2008

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