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SPORT|Cassarà, l’ultima stoccata: «Ma se ero sparring di Andrea…»

Il fiorettista deluso dalle insinuazioni del «positivo» Baldini Che si corregge: «Sono confuso, non ho accusato nessuno»

DUELLO È durato appena qualche ora il silenzio di Andrea Cassarà attorno all’ipotesi di complotto avanzata ieri da Andrea Baldini. Sospeso dal Coni per doping, al fiorettista livornese era subito venuto in mente il nome del suo sostituto alle prossime Olimpiadi. Un silenzio che il Coni aveva dettato a Cassarà, a caldo, per evitare che la situazione degenerasse in una grottesca querelle fratricida. Vano è stato il dietrofront di Baldini ieri sera che ha ammesso di essere «molto confuso» ma anche di «non aver mai fatto il nome di Cassarà».

Il caso ormai era montato, con il Coni a fare ambiziosamente la voce grossa nella contesa. E così al sintetico e schivo Cassarà di venerdì sera: «Sulla vicenda non posso rilasciare commenti», si è aggiunto quello più freddo e deciso di ieri, che ha replicato alle accuse di Baldini. «Sono molto dispiaciuto – ha detto Cassarà -. Capisco che Baldini sia in stato confusionale ma non è giusto dire certe cose. Pensare che gli avevo fatto da sparring partner fino all’altro giorno».

Già, perchè i due erano stati in ritiro fino a qualche giorno prima: «E io lì a prender stoccate per fare andare in forma piena gli altri, in particolare Baldini». Mastica amaro Cassarà, come tutta la scherma italiana costretta a digerire il boccone a pochi giorni dai Giochi: «Mi allenavo per fare allenare bene lui – continua il bresciano -. Ora mi dovrò preoccupare di recuperare io la condizione migliore, anche se nella mia disciplina il lato fisico conta relativamente. Piuttosto devo gestire la pressione». Dopo aver disdetto le vacanze in Canada, il fiorettista azzurro arriverà lunedì a Pechino, dove lo attende il capo delegazione Cipressa.

Lo stesso giorno in cui sono previste le controanalisi che determineranno, o meno, la positività di Andrea Baldini al furosemide. Una sostanza diuretica che lui ha sempre negato di aver assunto, tanto da essere arrivato a concepire una sorta di scambio delle bottiglie: «Probabilmente ho bevuto quella sostanza da una delle bottiglie d’acqua che stavano dietro la pedana». Baldini dovrà spiegare perché i vertici avrebbero dovuto rinunciare a un candidato all’oro come lui, per preferirgli un atleta meno favorito e fuori condizione fisica. Resta una squadra olimpica decimata dalle sospensioni e ferita da veleni che tolgono serenità. E non aiuta nemmeno guardare al giardinetto del vicino per accorgersi che non siamo i soli a «bluffare».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 03-08-2008

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