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SPORT|Quant’è grigio il cielo sopra le Olimpiadi

Pechino, inaugurato il Villaggio, ospiterà 16mila atleti e tecnici. Ma lo smog non dà tregua

il cielo sopra Pechino

L’ARIA E meno male che lo smog era diminuito. Continua il conto alla rovescia alle Olimpiadi e a vederlo, ieri, il cielo di Pechino era un velo grigio e fitto di inquinamento. A poco sembrano essere servite le misure anti smog messe in atto dal governo cinese. Norme anti traffico o, in alcuni casi, chiusura delle fabbriche, la capitale cinese appare sempre più priva di colori. E non è bastata neanche la cerimonia in pompa magna, con tanto di massicce misure di sicurezza, per l’apertura del nuovo villaggio olimpico della capitale cinese.

Nulla è servito a distogliere lo sguardo dei presenti verso quel cielo fitto e nebbioso oltre misura. Sebbene Patrick Schamasch, direttore della Commissione Medica del Cio, ha provato a gettare acqua sul fuoco, affermando che l’aria a Pechino non è peggiore «di altre città che hanno ospitato i giochi, come Los Angeles, Atlanta e Atene». E allora parliamo del villaggio, che forse è meglio. Costruito all’interno di un’area di 66 ettari, nel nuovo villaggio olimpico sono già a centinaia gli atleti che lo hanno iniziato a popolare. La prima delegazione a prenderne possesso è stata la rappresentativa cinese, preceduta da una solenne cerimonia e dall’alza bandiera.Poi è stata la volta della delegazione della Polonia. Per l’occasione erano presenti anche due degli atleti più popolari della Cina, l’ostacolista Liu Xiang e il cestista, stella dell’Nba, Yao Ming.

Soddisfatto il sindaco di Pechino, il dirigente comunista Chen Zhili, che conscio di quanto mediaticamente siano importanti i giochi olimpici, ha augurato a tutti una piacevole permanenza nella sua città: «Cercheremo di soddisfare le esigenze dei tanti appartenenti a tradizioni culturali e religiose diverse». Il Villaggio Olimpico si trova a nord della capitale, nella parte occidentale dell’Olympic Green, a circa venti minuti di cammino dall’avveniristico stadio della capitale. Il vIllaggio è costituito da 42 isolati abitativi che ospiteranno sedicimila persone tra atleti, tecnici e dirigenti, dislocati in novemila stanze. A disposizione dei residenti sono stati costruiti anche un ristorante con una capacità di cinquemila posti e aperto in qualsiasi ora del giorno e della notte.

Ci sono anche negozi, una biblioteca, l’ospedale e una stazione di vigili del fuoco. All’interno del villaggio sarà altresì possibile frequentare corsi basilari di lingua e calligrafia cinese, oltre che poter pregare ognuno nella religione che si preferisce. Infatti sono stati dedicati diversi luoghi di preghiera, tanti quante sono le religioni più rappresentate tra gli atleti. Cristiani, musulmani, ebrei, buddisti e induisti, quando si tratta di sport la Cina non fa distinzioni, tutti uguali davanti al proprio dio. Un muro e due recinzioni per garantire il massimo della sicurezza in caso di eventuali attacchi terroristici. Chiunque vi si voglia addentrare dovrà essere munito di accredito e comunque non potrà esimersi dal sottoporsi a rigidissimi controlli.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 28-07-2008

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COSTUME|Dai ciclisti dentro le biglie al tennis: adesso servono i muscoli

GLI SPORT SULL’ARENILE Negli ultimi vent’anni stravolte le abitudini da spiaggia. Un tempo erano giochi ludici, economici. Oggi serve l’equipaggiamento. Il grande cambiamento con l’avvento del beach volley

il gioco delle bocce

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 28-07-2008

Che la palla sia da colpire con i piedi, con le mani o con una racchetta, non fa differenza per i tanti italiani che praticano sport in spiaggia. I beach games sono diventati un vero e proprio boom. Ma con il passare del tempo si è passati, da leggere attività di passatempo, a veri e propri sport fisici, dove la muscolarità e la resistenza alle alte temperature estive diventano a volte una discrimine.

C’erano una volta le foto di Gimondi e Bitossi intrappolate all’interno di palline di plastica trasparenti, fatte girare in tragitti tortuosi fatti di tunnel, gallerie e curve paraboliche. La bravura stava tutta nella schicchera e sulla precisione. E le bocce poi, che uniscono i giovani agli «anta». Facile allora vedere, sui bagnasciuga di tutta la penisola, diverse generazioni intente ad avvicinare l’ormai noto boccino, spesso imprecando contro la sabbia bollente delle ore più calde. In questo caso una vittoria può valere anche solo un gelato. Dalle biglie al Cheecoting e a essere colpite sono le monoposto di Formula 1.

Passa il tempo ma il gioco è sempre quello, perché costa poco e diverte a molti. Tuttavia è con l’arrivo in Italia del beach volley, disciplina olimpica dal 1996, che si assiste all’approdo del business sportivo nei lidi. Oggi non c’è stabilimento in Italia che non abbia almeno un campo di beach volley. I più attrezzati ospitano campi con tribune allestite per dar vita a tornei, amatoriali e professionistici, di sport dei più svariati. Nato sulle spiagge di Copacabana, è il Beach Soccer oggi a spopolare, vivendo anche l’onda lunga del mondiale di Marsiglia, conclusosi con la finalissima di ieri tra Italia e Brasile sulle spiagge del Prado.

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SPORT|Vamos a ganar: l’esercito spagnolo verso Pechino

CHE ANNO Dal trionfo di Vienna ai muscoli di Nadal. E Contador dalle vacanze che trionfa al Giro…

La Spagna campione d'Europa

Il 2008 sportivo potrebbe essere ricordato dai posteri come l’anno spagnolo. Ovvio che a fare da cassa di risonanza alla grande stagione iberica ci sia la vittoria ai recenti europei di calcio delle Furie Rosse. Gli eroi di Vienna, straordinariamente diretti dal veterano Luis Aragones, tanto coraggioso nel presentarsi in Austria e Svizzera con una formazione di ragazzini e ancora più forte nel portarsi dietro un semi sconosciuto come Guiza e per lasciare a casa l’idolo dei tifosi Raul.

I giovinetti iberici però stracciarono la concorrenza riuscendo nell’impresa di riportare la coppa europea a casa. Non accadeva da quarantaquattro anni. Il calcio ruba tuttavia il palcoscenico alle imprese di altri spagnoli, in altri sport, non di minore risonanza e fascino. Lo testimoniano le imprese di Rafael Nadal lo scorso luglio a Wimbledon, un campo dove lui non aveva vinto. E quattro settimane prima il tennista spagnolo si era portato a casa i 15 milioni di premio del Roland Garros. L’ultimo che era riuscito a vincere entrambi i tornei nella stessa stagione era un certo Bjorn Borg, nel 1980. Ora Nadal è in lizza per la vittoria finale ai Series di Toronto.

Se poi riuscisse a portarsi casa il Master di Cincinnati, la settimana prossima, diventerebbe il numero uno al mondo nel ranking Atp. Dal 1973, solo due suoi connazionali riuscirono ad arrivare in vetta al mondo: Juan Carlos Ferrero (2 mesi) e Carlos Moya (2 settimane). Non solo calcio e non solo tennis. Che dire del talento del ciclista Alberto Contador ultimo vincitore del Giro d’Italia? Impossibilitato a partecipare al Tour a causa dell’allontanamento della sua squadra (la Astana) dalla competizione, i colori reali sventoleranno oggi a Parigi, con le gesta del suo connazionale Carlos Sastre. E adesso il grido è: «Vamos a ganar», a Pechino.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 27-07-2008

SPORT|Le «grandi» sono al completo, manca solo il colpo della Roma

CALCIOMERCATO Pradè (ds giallorosso) insiste: «Mutu era nostro, aveva un accordo». Adesso sfoglia la margherita: Villa è caro, Baptista non convince Spalletti. Podolski è un’idea

Mai come quest’anno sono stati messi a segno con così largo anticipo tanti colpi di mercato. Ronaldinho, Flamini, Mancini, Amauri, Gilardino. E non è finita. Perché, se l’Inter è ancora alla finestra per Lampard e la Juve cova ancora fievoli speranze di strappare Aquilani alla Roma, sono proprio i giallorossi a tenere calde le piste di tutta Europa. È nell’organico di Spalletti, alla voce “attacco”, la lacuna più vistosa.

Svanito l’acquisto di Adrian Mutu («Eravamo già d’accordo, avevamo faxato alla Fiorentina la conferma dell’offerta, la trattativa era conclusa», rivela Pradé), a Trigoria dovranno comunque mettere a segno due grandi colpi: una punta esterna, per sopperire alla partenza di Mancini e Giuly, e una centrale che dia respiro a Totti durante la stagione, o che possa, nel caso, giocare assieme al capitano in un’eventuale variante tattica. Per Spalletti il romeno era il primo di una lunga lista, che però allo stato attuale vede una sola certezza: Julio Baptista.

A detta del tecnico giallorosso il brasiliano non sarebbe poi così indispensabile. Ma il giocatore piace molto. Perché potrebbe rivestire più ruoli, non solo quello di vice Perrotta. Il madridista è “bloccato” dalla Roma da tempo e per la prossima settimana è attesa una risposta definitiva da dare al Real Madrid. Pradè vorrebbe prenderlo con la formula del prestito oneroso anziché a titolo definitivo (attorno ai 15 milioni) come preferirebbero dalla Spagna. Nelle ultime ore sono salite le quotazioni di David Silva (22). L’esterno del Valencia è quello che si avvicna di più tatticamente e qualitativamente ad Adrian Mutu.

Costa però un’esorbità (22 milioni) e a scoraggiare i dirigenti giallorossi, ci sarebbe anche l’asta che si potrebbe scatenare attorno al giocatore, con l’Atletico Madrid e il Barcellona che annusa l’affare nel caso non dovesse concretizzarsi l’acquisto di Benzema dal Lione. Uno che Spalletti accoglierebbe a braccia aperte è sicuramente Florent Malouda (28). Il francese, dopo un anno così e così potrebbe partire dal Chelsea qualora Abramovich riuscisse a portare a Stamford Bridge Robinho. Anche in questo caso la Roma preferirebbe il prestito anziché sborsare tra i 15 e i 18 milioni.

In Germania invece la Roma tiene d’occhio da tempo Klose (30) del Bayern a cui va aggiunto nelle mire giallorosse anche il suo compagno di squadra Lukas Podolski (23). Difficile però che Klinsmann si privi di entrambi gli attaccanti. Più facile che ne lasci partire uno solo, preferibilmente il secondo. C’è poi sempre l’ipotesi Iaquinta (29). Meno realistico parlare di Villa e Arshavin, troppo costosi. La sensazione è che la Roma acquisterà Julio Baptista subito, per poi piazzare un colpo a sorpresa, a fine mercato.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 27-07-2008