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LE INTERVISTE|«Sponsor e riciclaggio? Una piaga dello sport moderno»

Dopo il caso Dovizioso parla Cino Marchese, ex manager Img: «Persone senza scrupoli e campioni distratti»

Il caso Del Turco scuote anche il mondo dello sport. Nel fascicolo del procuratore Trifuoggi anche il nome del motociclista Andrea Dovizioso (MotoGp), la cui sponsorizzazione è finita sotto la lente del magistrato per l’ipotesi di riciclaggio. Si parla di circa 21 milioni di euro versati al pilota della Honda. Un episodio che non è nuovo al mondo dello sport. La pensa così Cino Marchese che bene conosce lo sport anche negli aspetti economici e finanziari, da ex manager per la società Img.

Ha saputo del caso Dovizioso?

«Mi dispiace perché conosco il suo manager e so che è una brava persona, ma casi del genere nel mondo dei motori non mi sorprendono».

Ne ricorda di analoghi avvenuti in passato?

«Certe “sponsorizzazioni” avvengono da tempo. Una volta si gonfiavano i fatturati per detrarre dalle tasse e dall’incidenza fiscale, ora si ricorre al riciclaggio».

E negli altri sport funziona alla stessa maniera?

«Potrei farle tanti esempi, dallo sci alla motonautica. Queste attività sono frutto di manager senza scrupoli che mirano al bersaglio grosso. Spesso le strutture sportive fingono di non vedere.

Come si può far fronte a questa piaga?

«Servono maggiori controlli da parte della Guardia di Finanza. Bisogna controllare come vengono fatte le cose e da chi».

Lei è d’accordo che siano le federazioni a far da garanti?

«No, le federazioni devono preoccuparsi esclusivamente di propaganda e di sport. il compito di vigilare spetta allo Stato».

Perché lo sport è così ambito?

«Principalmente perché girano tanti soldi, ma incide molto anche una certa dose di emotività che lo rende più vulnerabile».

Gli atleti sono a conoscenza di quanto ruota attorno ai loro nomi?

«A pagare sono sempre i diretti interessati, come insegna il caso di Valentino Rossi. La legge non ammette di declinare la propria responsabilità e ognuno deve sapere come viene investito il proprio denaro».

La politica può influire in questo tipo di affari?

«Può accadere, ma non dovrebbe succedere».

Si può ipotizzare una rete di complicità con l’estero?

«Non proprio una rete. Tuttavia, evasioni e frodi fiscali recentemente ce ne sono state sia in Francia che in Inghilterra».

Nella sua esperienza da manager le è mai capitato di fiutare simili «giri» d’affari?

«Una volta sono stato coinvolto in una strana operazione legata alla sponsorizzazione nello sci. Appena me ne accorsi pretesi di gestire in prima persona le cose, con rigore e legalità. Ero famoso per essere un tipo scomodo e a volte la gente preferiva avere affari con gli altri. Ricorda il Milan di Farina? L’unico a non passare i guai fu Paolo Rossi, perché era gestito da noi».

L’occasione però fa l’uomo ladro…

«Credo che tutto dipenda dall’educazione e dall’etica professionale. Quella non si compra al supermercato».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 16-07-2008

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