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SPORT|L’enfant prodige torna a sorridere: sì, è la mia vittoria più bella

Il dopo gara. Dal box della «Rossa» facce lunghe e un unico coro: abbiamo sbagliato la strategia nei pit-stop

«È di gran lunga la mia più bella vittoria in una delle gare più difficili». Appena sceso dalla sua monoposto Louis Hamilton, vincitore del Gp di Gran Bretagna, non è riuscito a nascondere l’emozione. «Qui mi sento a casa – ha ammesso il pilota inglese – All’ultimo giro ho visto la folla che si alzava, contavo i metri che mancavano al traguardo. Ho vissuto grandi emozioni, volevo condividerli con tutti e dedico questa bellissima gara alla mia famiglia». Poi l’analisi tecnica di una gara che lo ha visto davanti fin dalla partenza: «Ci sono state condizioni meteorologiche estreme con alcuni settori asciutti, altri bagnati, e pozzanghere che andavano evitate. Non riuscivo neanche a vedere dagli specchietti, riuscivo a regolarmi quando sentivo il rumore dei motori». Poi la svolta dai box, quando l’inglese ha cambiato le gomme e Raikkonen no: «Effettivamente dopo il cambio gomme con le intermedie è andato meglio. È stata la decisione giusta del team, io mi sono concentrato sulla pista. È stata molto dura, una grande sfida».

Tutt’altra atmosfera invece in casa Ferrari. Luca Baldisserri, team manager del Cavallino è stato il primo ad ammettere l’errore del mancato cambio gomme: «La scelta di rimanere al primo pit stop con le stesse gomme alla fine non ha pagato perché ha continuato a piovere più di quanto pensavamo. Quando eravamo sicuri di poter andare in fondo, siamo stati costretti a fare un altro pit-stop». Stesso tipo di valutazione secondo il finlandese Raikkonen che ha sottolineato la gravità dell’errore di valutazione: «È stata una decisione sbagliata. Peccato perché avevamo una buona velocità ma ora non ci resta che fare ottime prove in futuro. Si vince e si perde insieme – ha aggiunto raikkonen – non ho motivi per fare delle critiche alla squadra».

Il più scuro in volto però è Felipe Massa arrabbiato con se stesso più che con il team: «È stato un week end da dimenticare. Ho commesso tanti errori e non sono riuscito a guidare dritto, facendo tanti aquaplaning». Ad avere approfittato della pioggia inglese sono stati Nick Heidfeld, arrivato secondo alle spalle di Hamilton e Rubens Barrichello, che non saliva sul podio dal 2005: «È stato veramente difficile – ha detto il tedesco della Bmw – All’inizio ero in difficoltà a stare dietro ad Alonso ma poi ho notato che qualcun altro aveva distrutto i pneumatici, mentre i miei erano ancora integri. Molto dipendeva dalla scelta iniziale». Scelta che si è rivelata vincente anche per l’ex ferrarista: «È fantastico – ha detto Rubinho – Mi piace guidare sul bagnato e a volte riesco a far bene. Mettere le gomme da bagnato è stata un’ottima idea, riuscivo a superare gli altri sia internamente che esternamente come se fosse una magia».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 07-07-2008

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INTERNAZIONALE|Il dramma dei sequestri, ora è in casa Yobo

Premier League. In Nigeria rapito il fratello di Joseph, calciatore dell’Everton. Simili i casi di Robinho e Kaladze

Trascinato fuori dalla sua auto e portato via senza ancora nessuna rivendicazione. È la triste vicenda che sta vedendo protagonista in queste ore, Norum Yobo, fratello minore del calciatore Joseph Yobo, difensore della squadra di Premier League inglese dell’Everton e nazionale nigeriano. Il ragazzo, nella notte tra sabato e domenica scorsi, si trovava in un locale all’interno di un hotel a Port-Harcourt, città nigeriana situata nel Delta del Niger. Dopo essere uscito dal locale, con cui aveva trascorso la nottata con degli amici, un gruppo di uomini armati lo ha prelevato a forza e lo ha caricato su un altro mezzo facendo perdere le sue tracce. Un rapimento in piena regola, secondo la polizia del distretto di River State.

Il Delta del Niger è una regione in cui i rapimenti sono molto comuni, a causa della rimostranza dei militanti del luogo nei confronti delle multinazionali petrolifere stanziate a queste latitudini per gli enormi giacimenti. I militanti contestano ai petrolieri di essersi appropriati del territorio senza alcun coinvolgimento dei residenti. Il rapimento sembra tuttavia da ricondursi alle tante gang malavitose che popolano la zona. Attraverso una portavoce della Polizia è stato reso noto che al momento non è stato richiesto alcun riscatto per la liberazione dell’ostaggio, né ci dovrebbero esser stati contatti tra i sequestratori e la famiglia di Yobo. La vicenda ha scosso il difensore, attento ai problemi del suo paese e fondatore in passato della Joseph Yobo Charity Foundation, una fondazione volta alla scolarizzazione dei bambini nigeriani.

Si ripete la triste vicenda che ha già visto protagonisti tanti calciatori. Tutti ricordano gli occhi spenti di Kakha Kaladze quando scendeva in campo nel periodo in cui rapirono il fratello Levan. Il suo corpo venne ritrovato privo di vita molto tempo dopo in Georgia e i suoi aguzzini furono condannati a 25 anni di reclusione. Nel 1994, il fuoriclasse brasiliano Romario, all’epoca in forza al Barcellona. subì il rapimento del padre, liberato dopo una prigionia lunga sei giorni. Storia simile per un altro brasiliano, il madridista Robinho, che nel 2005 si vide richiedere un cospicuo riscatto in cambio della libertà della madre, poi liberata. Storia a lieto fine anche per Maria de Lourdes, sorella di Ricardo Oliveira. Rapita una mattina del 2006 a San Paolo, fu liberata dopo 159 giorni di prigionia. Uno dei casi di sequestro più lunghi dela storia del Brasile.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 07-07-2008

POLITICA|Berlusconi-show a Tokio: firma autografi ed elenca successi

Conferenza stampa del Premier in Giappone per il G8. Tra le battute istrioniche del cavaliere anche un pò di affari italiani. Per alleviare i dolori del nostro paese ecco le sfide di Silvio Berlusconi che alla fine annuncia: «firmo autografi come un allenatore di calcio»

di Simone Di Stefano

Tokyo, la capitale orientale per eccellenza, il più grande agglomerato urbano del mondo. Da sola porta tanti soldi al Giappone quanti ne produce da sola la Spagna: 1200 miliardi di dollari. E’ da questa magnifica capitale della cultura e dell’economia del Sol Levante che il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, lontano dai riflettori che lo vedono in questi ultimi giorni coinvolto in un watergate forse senza precedenti in Italia, almeno nei modi, predica a trecentosessanta gradi le malattie dell’Italia, le cure e i rimedi trovati dal sue esecutivo. E sembra come un bambino al suo ritorno a scuola dopo le vacanze estive. Come quando si incontra con il suo amichetto del cuore Giorgino Bush, neanche a un mese di distanza dall’ultima visita in Italia del ripetente americano, in procinto di congedarsi dalla scuola che conta.

E fa il punto Silvio, partendo da dove ci aveva lasciati qui in Italia, prima di dirigersi più a Oriente per presenziare al G8 di Hokkaido, vale a dire, dall’ennesimo attacco alla Magistratura italiana, rea secondo il Premier di averlo preso letteralmente di mira da ormai tempo immemorabile: «È dai tempi di mani pulite, dal 1992 – ha sottolineato parlando con i giornalisti che lo seguono nella trasferta giapponese – che una corrente piccola della magistratura cerca di sovvertire il risultato del voto popolare». Il riferimento è certamente relativo al sondaggio uscito sul Corriere della Sera, a cura di Mannheimer, che vede confermare effettivamente questa tesi, da tempo portata avanti da Silvio Berlusconi. Lui ci gongola su, mentre qualcuno dovrebbe ricordargli che grazie alla poca attendibilità di certi sondaggi, specie quelli di quotidiani diventati ormai simil filo-governativi, lui nel 2006 è riuscito a recuperare tanti voti quanti ne sono bastati per mettere in crisi doèpo neanche due anni la governabilità di Prodi.

Prosegue poi parlando del suo avversario, Walter Veltroni, di recente uscito allo scoperto nei confronti del Premier accusandolo di anon aver mantenuto gli accordi prefissati. Il riferimento di Veltroni era alla mancanza totale di dialogo del nuovo esecutivo. a Walter Veltroni non rimane che «la speranza», dice Berlusconi che poi aggiunge, come se nulla lo avesse turbato nel sentire ancora il nome del suo antagonista, quanto il nuovo governo stia lavorando duro in questi primi mesi di operato. Un plauso di merito va proprio «agli innesti giovani», quelli che «stanno lavorando in modo fantastico».

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