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INTERNAZIONALE|Cinque anni di dittatura, la coppa per dimenticare

Mondiale e politica, l’Argentina negli anni di Videla

Le vie di Buenos Aires, Rosario, Cordoba, Mar del Plata e Mendoza, città sedi degli incontri dell’undicesima edizione della Coppa del Mondo, erano ormai ripulite da tutti gli oppositori del regime militare imposto da Jorge Rafael Videla. Il 24 marzo 1976, solo due anni prima del mondiale, la ribellione dell’esercito al governo di Isabelita Perón portò l’allora tenente Videla a nominarsi presidente a vita. Fecero seguito sacrifici e persecuzioni di studenti, politici e sindacalisti oppositori del regime. Erano gli anni di quella che è passata alla storia come guerra sporca: per ripulire l’immagine, serviva il trionfo mondiale della nazionale blancoceleste. Per far dimenticare i desaparecidos agli occhi del mondo.

Un quadro quello del mondiale di Argentina 1978, in cui a far da sfondo sono i fatti di una cronaca oggi riportata sui libri di storia oltre che sugli almanacchi di calcio. Non era iniziato bene il progetto che Videla aveva di rilanciare nel mondo l’immagine nazionale e l’orgoglio argentino. Fino all’ultimo, infatti, furono in molte le nazionali a mettere in dubbio la loro partecipazione. Jorge Carrascosa, uno dei leader della nazionale argentina, si rifiutò di partecipare a quella che sarebbe stata una competizione di propaganda del regime. Lasciò la nazionale pochi giorni prima del debutto.

 La marcia della selecion verso un successo che da molti sembrava già annunciato fu scandita da due avvenimenti significativi: la disfatta del 10 giugno con l’Italia (1-0), unica sconfitta dell’Argentina al mondiale, e la vittoria per 6-0 sul Perù nel girone di semifinale. Tornata al Monumental di Baires, l’Argentina vinse la finale contro l’Olanda di Happel. Ma più che la coppa alzata al cielo da Passarella, indelebili restano le urla di gioia di una nazione in delirio, che per la prima volta applaudì il suo dittatore. Nel 1981 i militari lo rimpiazzarono con Viola. La verità emerse, nel 1983 Videla fu processato e dichiarato colpevole per l’omicidio e la sparizione di migliaia di cittadini avvenuta durante la sua presidenza e condannato all’ergastolo. Il presidente Menem, nel 1990, concesse l’indulto.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 03-07-2008

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