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IL CASO|E avanza la nazionale padana che sogna di battere quella azzurra

Quando si tratta di separatismo i leghisti esaltano le minoranze

di Simone di Stefano (pubblicato su “L’Unità”)

Maglia a strisce orizzontali biancoverdi, in stile Celtic Glasgow e ventidue ragazzotti più o meno in erba che, accosciati, cantano il Va’ pensiero. La foto di gruppo, allenatore, accompagnatori e massaggiatori compresi, non andrà di certo sul prossimo album panini, ma servirà da corollario ai tanti (?) tifosi che dal prossimo 8 luglio potranno assistere alle sportive gesta della rappresentativa nazionale di calcio della Padania, impegnata alla seconda edizione del mondiale Nf-Board in Lapponia. Dopo tante amichevoli la tanto agognata sfida ufficiale. E che sfide. Provenza, Kurdistan, Lapponia e Suryoye. Gioca anche il Tibet, ma in un altro girone. Intanto i fedelissimi potranno farsi firmare autografi dai loro idoli a Cogliate, presso il locale centro sportivo di via XXIV maggio, sede del ritiro della nazionale padana fino a domenica prossima, quando l’intero staff prenderà il volo per la Lapponia. Emozionato il coach, Leo Siegel, primo classificato al corso di Coverciano nel 1980 e forte di un curriculum di tutto rispetto visti i suoi cinque campionati vinti gloriosamente: due sulla panchina della Vogherese e uno con Triestina, Pro Patria e Binasco. A pochi giorni dall’esordio alla manifestazione Siegel mette da parte il passato e non nasconde le sue ambizioni: «Si tratta della nostra prima vera esperienza internazionale. Questo è il primo riconoscimento ufficiale della Padania». Alla competizione prenderanno parte le rappresentative di nazionali di territori non riconosciuti come entità nazionali. La Padania è ancora un membro provvisorio e il sogno sarebbe entrare tra i membri ufficiali, tra cui risulta già essere iscritta proprio la nazionale rom. Giovani giocatori e anziani esperti, come il trentasettenne Michele Cossato. Che con il fratello Federico promette gol a grappoli. Il coach invece pensa al futuro, custodendo gelosamente i consigli nientemeno che del senatur in persona, Umberto Bossi, il primo tifoso della nazionale. «Questa esperienza – dice Siegel – è un investimento per il futuro, Bossi in questo è stato accontentato». La nazionale affinerà la sua esperienza internazionale con gli europei Cenf da disputare in Olanda nel 2009, coltivando la possibilità di poter organizzare la Viva World Cup del 2010 a Milano. E il sogno nel cassetto? «Affrontare l’Italia e batterla».

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 03-07-2008

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INTERNAZIONALE|Cinque anni di dittatura, la coppa per dimenticare

Mondiale e politica, l’Argentina negli anni di Videla

Le vie di Buenos Aires, Rosario, Cordoba, Mar del Plata e Mendoza, città sedi degli incontri dell’undicesima edizione della Coppa del Mondo, erano ormai ripulite da tutti gli oppositori del regime militare imposto da Jorge Rafael Videla. Il 24 marzo 1976, solo due anni prima del mondiale, la ribellione dell’esercito al governo di Isabelita Perón portò l’allora tenente Videla a nominarsi presidente a vita. Fecero seguito sacrifici e persecuzioni di studenti, politici e sindacalisti oppositori del regime. Erano gli anni di quella che è passata alla storia come guerra sporca: per ripulire l’immagine, serviva il trionfo mondiale della nazionale blancoceleste. Per far dimenticare i desaparecidos agli occhi del mondo.

Un quadro quello del mondiale di Argentina 1978, in cui a far da sfondo sono i fatti di una cronaca oggi riportata sui libri di storia oltre che sugli almanacchi di calcio. Non era iniziato bene il progetto che Videla aveva di rilanciare nel mondo l’immagine nazionale e l’orgoglio argentino. Fino all’ultimo, infatti, furono in molte le nazionali a mettere in dubbio la loro partecipazione. Jorge Carrascosa, uno dei leader della nazionale argentina, si rifiutò di partecipare a quella che sarebbe stata una competizione di propaganda del regime. Lasciò la nazionale pochi giorni prima del debutto.

 La marcia della selecion verso un successo che da molti sembrava già annunciato fu scandita da due avvenimenti significativi: la disfatta del 10 giugno con l’Italia (1-0), unica sconfitta dell’Argentina al mondiale, e la vittoria per 6-0 sul Perù nel girone di semifinale. Tornata al Monumental di Baires, l’Argentina vinse la finale contro l’Olanda di Happel. Ma più che la coppa alzata al cielo da Passarella, indelebili restano le urla di gioia di una nazione in delirio, che per la prima volta applaudì il suo dittatore. Nel 1981 i militari lo rimpiazzarono con Viola. La verità emerse, nel 1983 Videla fu processato e dichiarato colpevole per l’omicidio e la sparizione di migliaia di cittadini avvenuta durante la sua presidenza e condannato all’ergastolo. Il presidente Menem, nel 1990, concesse l’indulto.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 03-07-2008