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SPORT|Riccò vuota il sacco «Sì, ho preso epo. Per ora niente bici»

La confessione alla procura antidoping per uno sconto sui due anni di squalifica

Riccardo Riccò

UN CALDO torrido penetrava ieri negli uffici della procura antidoping del Coni, nell’intimo dello stadio Olimpico di Roma. Dove, in anticipo rispetto all’orario previsto, si è presentato Riccardo Riccò, accompagnato dai suoi due legali, Alessandro Sivelli e Valeria De Biase, per alleggerirsi di un peso che lo aveva accompagnato fin dall’arresto dopo l’undicesima tappa del Tour, lo scorso 17 luglio, allorché il ciclista emiliano risultò positivo al Cera, la epo di terza generazione. Per circa un’ora Ettore Torri, procuratore antidoping del Coni, ha ascoltato il mea culpa del furetto di Formigine: «È vero, mi sono dopato, ho preso la sostanza che tutti conoscete il mercoledì prima del Tour».

Poi la conferenza stampa davanti ai cronisti e il momento forse più difficile, quello della confessione al pubblico e ai tifosi: «Ho sbagliato, è stato un errore di gioventù – spiega davanti a telecamere e microfoni – Sono venuto qui, non per ottenere clemenza, ma perché avevo un peso e mi volevo liberare. E’ stato soltanto un mio errore e anche per questo ho rifiutato di presentare la richiesta per le controanalisi». E poi: «Dopo il Giro d’Italia mi sentivo stanco, ma vi garantisco che è stata la mia prima volta, quello che mi avete visto fare al Giro era tutto frutto delle mie gambe. Come mi sono procurato il farmaco? Questo non posso dirvelo, c’è un’ordinanza in atto, ma vi dico che su internet è pieno di siti che parlano dei suoi effetti». Una verità che tutti auspicavano dunque, ma che sinceramente in pochi si aspettavano. «Penso che sia stato un bel gesto – precisa – Prima ero un modello da imitare ora solo un modello sbagliato».

Dopo l’arresto Riccardo Riccò era stato licenziato dalla sua squadra, la Saunier Duval. Ieri un pensiero c’è anche per il suo vecchio team: «In questo momento penso anche al personale della squadra e ai miei compagni che hanno perso il lavoro per colpa mia». Il fatto che il ciclista abbia collaborato con la procura potrebbe attenuare gli effetti della squalifica. L’obiettivo della difesa resta quello di evitare i due lunghissimi anni di stop previsti. Lecito quindi domandarsi se c’è ancora la bicicletta nei pensieri del corridore: «Per adesso penso a tutto tranne che a tornare in bici – risponde – poi si vedrà». Potrebbe essere stato il giorno della svolta, ieri. Di un ciclismo che getta la maschera dell’omertà, di uno sport che vuole voltare pagina e non ce la fa. Intanto Riccò è riuscito a evitare una nuova presa in giro ai tifosi. Il minimo che potesse fare. Un primo passo per diventare grande.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 31-07-2008

 

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MEDIO ORIENTE|Olmert annuncia le sue dimissioni da premier. «Non prima di aver trovato un successore»

Sono le inchieste molteplici che pendono sulla sua testa ad averlo convinto ad avanzare le dimissioni da premier e presidente del partito Kadima. Intanto avanzano diverse candidature. Tra i favoriti a rivestire la importante carica Tzipi Livni e Shaul Mofaz

Cala il gelo in Israele all’indomani dell’annuncio del Premier, Ehud Olmert, di dimettersi dalla carica di primo ministro a seguito delle diverse inchieste della polizia a suo carico. Olmert però ha anche ribadito quanto sia importante per lo stato israeliano trovare un suo degno successore entro il suo partito, il Kadima. «Mi dimetterò da primo ministro quando un nuovo presidente (del partito Kadima, ndr) sarà scelto per permettere la creazione di un nuovo governo, rapidamente e con efficacia».

L’annuncio cade come un macigno, in quanto il premier israeliano era stato chiaro nel voler conquistare una pace con i nemici palestinese, un passo che aveva avuto il suo punto di svolta nell’ultimo incontro a Parigi ,in occasione del club Mediterraneé. In quell’occasione vennero annunciati nuovi ritiri delle truppe israeliane dai territori palestinesi e soprattutto emerse la volontà congiunta di ottenere il più presto possibile la pace in Medio Oriente.

Il premier ha annunciato la sua decisione nel corso di un breve discorso televisivo nel quale ha elencato l’opera positiva svolta dal suo governo in diversi campi e si è detto «orgoglioso di essere cittadino di un paese in cui anche un primo ministro può essere indagato dalla polizia come un semplice cittadino». Ha inoltre detto di avere risposte esaustive ai sospetti degli inquirenti.

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LE INTERVISTE|«Pechino? Anche i negativi possono essere dopati»

Il professor Dario D’Ottavio, perito in diversi processi ed ex membro della Commissione antidoping

Professor D’Ottavio, cosa dobbiamo attenderci dalle prossime Olimpiadi sul fronte doping?

«A Pechino il Cio farà i soliti controlli di routine. Ma l’atleta che risulta negativo a questi controlli non è detto che sia pulito. Esistono tanti modi di “mascherare” la sostanza dopante. Tra i più noti c’è quello della sostituzione, in sede di controllo, delle urine sporche con quelle pulite che l’atleta conserva liofilizzate».

Ma le autorità non se ne accorgono?

«Dipende. All’ultimo Tour de France i commissari seguivano gli atleti fino al controllo, impossibile così barare. Questo in Italia non avviene».

Quali sono le sostanze più difficili da individuare?

«Il Cera per esempio, di cui ora si parla tanto. Il sottoscritto aveva già messo in guardia da tempo sugli effetti di questo nuovo farmaco. Si basa su una tecnica di eritropoietina coniugata in modo particolare. Inoltre ci sono diverse sostanze che, poco dopo l’assunzione, non lasciano più tracce nel sangue. È il caso del Gh, l’ormone della crescita, che sparisce dopo sole 24 ore e l’eritropoietina, dopo 48 ore».

Sono queste le sostanze da combattere alle Olimpiadi?

«È possibile, ma gli atleti non sono degli stupidi. Oggi la preparazione dopante avviene due o anche tre mesi prima dell’evento. Gli atleti giungono alla competizione puliti, ma usufruiscono dei vantaggi che scaturiscono dal doping».

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SPORT|Lo strano incidente di Schumi

F1 Distrutta una F430

Schumi e il prototipo distrutto

Schumacher-Ferrari, un binomio che continua a far parlare. L’accoppiata tra il Cavallino e il pluricampione del mondo di Formula 1 è finita di nuovo in prima pagina, per un prototipo Ferrari F 430, volato fuori pista nel cirtuito tedesco del Nurburgring, alla velocità di 250 chilometri orari. Niente di anomalo, tranne il fatto che l’incidente ha destato la curiosità del quotidiano tedesco Bild che, nell’edizione di ieri avanzava strane ipotesi. «Misterioso incidente a 250 km/h. Chi era al volante?» titolava il giornale.

Domanda che la testata crede plausibile, dal momento che l’incidente è stato tenuto stranamente segreto. «Circostanze misteriose – secondo il giornale tedesco – Dopo l’impatto il pilota di test della Ferrari ha trovato la vettura distrutta e abbandonata. Dov’era Schumi? Gli addetti al soccorso e la polizia sono stati messi in allarme, ma la polizia non ha indagato, in quanto il circuito era stato affittato per uso privato e non c’erano danni alle persone».

Versioni contrastanti sarebbero state poi fornite, secondo il quotidiano popolare, su chi fosse realmente alla guida della vettura al momento dell’incidente: «Parecchie persone presenti sul circuito hanno affermato che a guidare era Schumi». Il portavoce della Ferrari, Luca Colajanni, ha invece dichiarato al giornale che «Michael ha testato un prototipo. Era a bordo, ma a guidare era il pilota di test Raffaele de Simone».

Ma alla Bild non basta, perché corre voce che nell’auto ci fosse anche il figlio di Schumi, Mick. Notizia subito smentita dalla portavoce dell’ex pilota tedesco, Sabine Kehm. Un incidente che rimarrà comunque avvolto nel mistero perchè il tedesco, subito dopo l’incidente, si è dileguato a bordo di un’altra macchina, senza rilasciare dichiarazioni per accontentare la fame di scoop dei suoi connazionali.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 29-07-2008

SPORT|Quant’è grigio il cielo sopra le Olimpiadi

Pechino, inaugurato il Villaggio, ospiterà 16mila atleti e tecnici. Ma lo smog non dà tregua

il cielo sopra Pechino

L’ARIA E meno male che lo smog era diminuito. Continua il conto alla rovescia alle Olimpiadi e a vederlo, ieri, il cielo di Pechino era un velo grigio e fitto di inquinamento. A poco sembrano essere servite le misure anti smog messe in atto dal governo cinese. Norme anti traffico o, in alcuni casi, chiusura delle fabbriche, la capitale cinese appare sempre più priva di colori. E non è bastata neanche la cerimonia in pompa magna, con tanto di massicce misure di sicurezza, per l’apertura del nuovo villaggio olimpico della capitale cinese.

Nulla è servito a distogliere lo sguardo dei presenti verso quel cielo fitto e nebbioso oltre misura. Sebbene Patrick Schamasch, direttore della Commissione Medica del Cio, ha provato a gettare acqua sul fuoco, affermando che l’aria a Pechino non è peggiore «di altre città che hanno ospitato i giochi, come Los Angeles, Atlanta e Atene». E allora parliamo del villaggio, che forse è meglio. Costruito all’interno di un’area di 66 ettari, nel nuovo villaggio olimpico sono già a centinaia gli atleti che lo hanno iniziato a popolare. La prima delegazione a prenderne possesso è stata la rappresentativa cinese, preceduta da una solenne cerimonia e dall’alza bandiera.Poi è stata la volta della delegazione della Polonia. Per l’occasione erano presenti anche due degli atleti più popolari della Cina, l’ostacolista Liu Xiang e il cestista, stella dell’Nba, Yao Ming.

Soddisfatto il sindaco di Pechino, il dirigente comunista Chen Zhili, che conscio di quanto mediaticamente siano importanti i giochi olimpici, ha augurato a tutti una piacevole permanenza nella sua città: «Cercheremo di soddisfare le esigenze dei tanti appartenenti a tradizioni culturali e religiose diverse». Il Villaggio Olimpico si trova a nord della capitale, nella parte occidentale dell’Olympic Green, a circa venti minuti di cammino dall’avveniristico stadio della capitale. Il vIllaggio è costituito da 42 isolati abitativi che ospiteranno sedicimila persone tra atleti, tecnici e dirigenti, dislocati in novemila stanze. A disposizione dei residenti sono stati costruiti anche un ristorante con una capacità di cinquemila posti e aperto in qualsiasi ora del giorno e della notte.

Ci sono anche negozi, una biblioteca, l’ospedale e una stazione di vigili del fuoco. All’interno del villaggio sarà altresì possibile frequentare corsi basilari di lingua e calligrafia cinese, oltre che poter pregare ognuno nella religione che si preferisce. Infatti sono stati dedicati diversi luoghi di preghiera, tanti quante sono le religioni più rappresentate tra gli atleti. Cristiani, musulmani, ebrei, buddisti e induisti, quando si tratta di sport la Cina non fa distinzioni, tutti uguali davanti al proprio dio. Un muro e due recinzioni per garantire il massimo della sicurezza in caso di eventuali attacchi terroristici. Chiunque vi si voglia addentrare dovrà essere munito di accredito e comunque non potrà esimersi dal sottoporsi a rigidissimi controlli.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 28-07-2008

COSTUME|Dai ciclisti dentro le biglie al tennis: adesso servono i muscoli

GLI SPORT SULL’ARENILE Negli ultimi vent’anni stravolte le abitudini da spiaggia. Un tempo erano giochi ludici, economici. Oggi serve l’equipaggiamento. Il grande cambiamento con l’avvento del beach volley

il gioco delle bocce

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 28-07-2008

Che la palla sia da colpire con i piedi, con le mani o con una racchetta, non fa differenza per i tanti italiani che praticano sport in spiaggia. I beach games sono diventati un vero e proprio boom. Ma con il passare del tempo si è passati, da leggere attività di passatempo, a veri e propri sport fisici, dove la muscolarità e la resistenza alle alte temperature estive diventano a volte una discrimine.

C’erano una volta le foto di Gimondi e Bitossi intrappolate all’interno di palline di plastica trasparenti, fatte girare in tragitti tortuosi fatti di tunnel, gallerie e curve paraboliche. La bravura stava tutta nella schicchera e sulla precisione. E le bocce poi, che uniscono i giovani agli «anta». Facile allora vedere, sui bagnasciuga di tutta la penisola, diverse generazioni intente ad avvicinare l’ormai noto boccino, spesso imprecando contro la sabbia bollente delle ore più calde. In questo caso una vittoria può valere anche solo un gelato. Dalle biglie al Cheecoting e a essere colpite sono le monoposto di Formula 1.

Passa il tempo ma il gioco è sempre quello, perché costa poco e diverte a molti. Tuttavia è con l’arrivo in Italia del beach volley, disciplina olimpica dal 1996, che si assiste all’approdo del business sportivo nei lidi. Oggi non c’è stabilimento in Italia che non abbia almeno un campo di beach volley. I più attrezzati ospitano campi con tribune allestite per dar vita a tornei, amatoriali e professionistici, di sport dei più svariati. Nato sulle spiagge di Copacabana, è il Beach Soccer oggi a spopolare, vivendo anche l’onda lunga del mondiale di Marsiglia, conclusosi con la finalissima di ieri tra Italia e Brasile sulle spiagge del Prado.

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SPORT|Vamos a ganar: l’esercito spagnolo verso Pechino

CHE ANNO Dal trionfo di Vienna ai muscoli di Nadal. E Contador dalle vacanze che trionfa al Giro…

La Spagna campione d'Europa

Il 2008 sportivo potrebbe essere ricordato dai posteri come l’anno spagnolo. Ovvio che a fare da cassa di risonanza alla grande stagione iberica ci sia la vittoria ai recenti europei di calcio delle Furie Rosse. Gli eroi di Vienna, straordinariamente diretti dal veterano Luis Aragones, tanto coraggioso nel presentarsi in Austria e Svizzera con una formazione di ragazzini e ancora più forte nel portarsi dietro un semi sconosciuto come Guiza e per lasciare a casa l’idolo dei tifosi Raul.

I giovinetti iberici però stracciarono la concorrenza riuscendo nell’impresa di riportare la coppa europea a casa. Non accadeva da quarantaquattro anni. Il calcio ruba tuttavia il palcoscenico alle imprese di altri spagnoli, in altri sport, non di minore risonanza e fascino. Lo testimoniano le imprese di Rafael Nadal lo scorso luglio a Wimbledon, un campo dove lui non aveva vinto. E quattro settimane prima il tennista spagnolo si era portato a casa i 15 milioni di premio del Roland Garros. L’ultimo che era riuscito a vincere entrambi i tornei nella stessa stagione era un certo Bjorn Borg, nel 1980. Ora Nadal è in lizza per la vittoria finale ai Series di Toronto.

Se poi riuscisse a portarsi casa il Master di Cincinnati, la settimana prossima, diventerebbe il numero uno al mondo nel ranking Atp. Dal 1973, solo due suoi connazionali riuscirono ad arrivare in vetta al mondo: Juan Carlos Ferrero (2 mesi) e Carlos Moya (2 settimane). Non solo calcio e non solo tennis. Che dire del talento del ciclista Alberto Contador ultimo vincitore del Giro d’Italia? Impossibilitato a partecipare al Tour a causa dell’allontanamento della sua squadra (la Astana) dalla competizione, i colori reali sventoleranno oggi a Parigi, con le gesta del suo connazionale Carlos Sastre. E adesso il grido è: «Vamos a ganar», a Pechino.

Simone Di Stefano – Pubblicato su L’Unità del 27-07-2008