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L’OPINONE|Intercettazioni si, Intercettazioni no: l’Italia non cambia mai

C’è una legge che forse ha fatto più danni alla mala vita organizzata di quanto qualsiasi altro strumento di controllo non sia riuscito a fare nella storia dell’umanità e questo strumento lo vogliono eliminare.

Vogliamo continuare a opporci a qualsiasi regola, legge, imposizione, a noi comminata da chissà quale ministro o deputato, tanto per gettare ulteriore benzina sul fuoco fomentato dai partiti del no, oppure vogliamo adeguarci a una sana legge, creata ad hoc per favorire la stragrande maggioranza dei politicanti italiani – in primis il capo dei capi di questi, Silvio Berluconi, che di leggi ad honorem ne ha piene le tasche – nascosti dietro l’ombra di un’Italia spiata, che ha dovuto rinunciare alla propria privacy, dell’Italia delle centinaia di milioni di telefonate captate e origliate ai nostri danni?

Il problema, di poco conto fino a pochi giorni fa, sta facendo ora bagarre in Parlamento, con il Guardasigilli Angelino Alfano che dati alla mano ha esposto ai suoi colleghi deputati il grosso problema. Un dilemma che rischia di invischiare il nostro bel paese in un’ulteriore impasse, ideologico prima che burocratico: meglio spiati o meglio di no? Certo che, posta così la domanda favorisce un solo risultato. Chi di noi vorrebbe che qualcuno della Digos venga a sapere che i nostri “cd” non producono musica ma sballo? E chi sarebbe contento di sapere che qualcuno potrebbe stare con l’orecchio piantato dall’altra parte della cornetta ad ascoltare le “manfrine” con le nostre amanti?

Ma non era proprio l’Italia che solo pochi giorni fa stava ferma al passo a causa del problema dei rifiuti? Silvio Berlusconi, Roberto Maroni e tutto il resto della compagnia che andò a visitare Napoli neanche venti giorni or sono, avevano promesso interventi decisi. A distanza di tempo ormai possiamo dire che la privacy ha preso il posto della monnezza. Certo, un valore più dignitoso, però sarebbe meglio aprire gli occhi perché la tanto declamata legge sulle “intercettazioni” di cui ora si discute tanto nelle aule del Parlamento potrebbe non essere poi così tanto dannosa.

In quasi tutti i paesi democratici e moderni, come a noi piace tanto definirci, la sicurezza – altro vocabolo della hit parade di centrodestra – è un bene che va difeso attraverso diversi mezzi, tra questi, oltre che la forza c’è anche il controllo. Ma come, prima ci hanno fatto una campagna elettorale a suon di trombe declamando la necessità di sicurezza e ora vogliono limitare questa al solo terrorismo. Il caso di mala sanità scoppiato a Milano nei giorni scorsi e sgominato soltanto grazie a una serie di intercettazioni telefoniche che accertavano quale e di che dimensioni fosse il giro di operazioni abusate che i chirurghi facevano per accapèarrarsi i bonus della Regione Lombardia, quelli, come sosteneva ieri Marco Travaglio sulle pagine de L’Unità, se la sarebbero cavata se solo fossero stati più furbi aspettando che la nuova legge venisse varata. Ovviamente era solo un esercizio di immaginazione, visto che il caso è scoppiato in Parlamento soltanto pochi giorni fa.

Altra cosa, come sostiene una parte consistente dell’opposizione è risparmiare sui costi, tutelare la privacy, evitare di pubblicare le intercettazioni o mandare in tv spezzoni di queste. Non si tratta di partito del no, quindi, ma di una presa di posizione netta, decisa, per non favorire ancora una volta chi del Governo vuole far lo strumento attraverso il quale fare i propri comodi. Volevate la sicurezza e mo’ ve la tenete…

Simone Di Stefano

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