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L’OPINIONE|Il “Paccotto” sicurezza

Maroni vorrebbe far vedere che ha il pugno di ferro, ma Bucarest avverte e lui fa marcia indietro

«Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla». Quanto scriveva Alexis De Tocqueville nel 1840 in La Démocratie en Amérique, mi sembra quanto mai appropriato per descrivere l’atmosfera incontro cui stiamo da tempo navigando nella bufera che ha investito dal 14 aprile la nostra democrazia. Le pagine da cui ho tratto questo breve tratto di saggistica ottocentesca sono de “Il Diario” diretto da Enrico Deaglio e gliene devo dar merito, se non altro per aver colto con sagacia l’assoluta assonanza con le parole dello scrittore e le contemporanee circostanze italiane con le quali ben combaciano.

La parola d’ordine oggi è sicurezza. Dalle pagine di SkapeGoat abbiamo spesso recentemente affrontato il tema dell’immigrazione e soprattutto grazie all’aiuto di Aneta Carreri (bellissimo il suo ultimo articolo sui rom), stiamo cercando, e continueremo a farlo, di sensibilizzare le teste di molti italiani – e magari di qualche francese se ci legge per sbaglio – riguardo al tema dell’immigrazione e dei rom. La settimana scorsa dalle pagine di Liberazione il direttore, Pietro Sansonetti, lanciava un appello che dire accorato è poco, contro le nuove leggi sull’immigrazione e quindi sul nuovo “pacchetto sicurezza” che il neo ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si sta apprestando a portare a estremo concepimento. Sansonetti richiamava dalle pagine del suo giornale le similitudini che questi provvedimenti avrebbero con le leggi razziali emanate nel ’38 dal regime fascista, con la differenza che allora si parlava di “ebrei” e oggi si parla di “rom”.

Anche se il pensiero del direttore potrebbe anche essere troppo rigido e semplificato, credo che comunque non ci sia poi così tanta distanza tra quelle leggi e queste odierne. La differenza forse sta in chi le aveva emanate allora e chi invece siede sullo scranno del parlamento preposto agli affari interni. Tal ministro si chiama Roberto Maroni, che per chi non lo sapesse cominciò la sua gavetta politica nell’estrema sinistra militando fino al 1979, data in cui si incrociò con Umberto Bossi, nella coalizione elettorale denominata Democrazia Proletaria. Credo che il ministro Maroni, per il quale tra l’altro non ho mai nascosto la mia simpatia, sappia bene incontro a quale grosso granchio si sta per scagliare.

Quello che a lui viene chiesto dal Consiglio dei ministri e da mezza Italia, in materia di espulsioni, è una via di mezzo tra il reato per violazione del diritto internazionale e un’impresa che va oltre le nostre possibilità infrastrutturali (altro capitolo dolente dell’Italia “mastelliana”). Si parla infatti, circa il nuovo decreto sicurezza, di pene più severe per gli immigrati clandestini (portare la reclusione da 2 a 6 mesi) con il conseguente rimpatrio. Legge che si rifà alla direttiva U.E. sul rimpatrio dei cittadini extracomunitari. Premesso che dietro la direttiva c’è la “longa mano” del Presidente francese Nicola Sarkozy e lo zampino di Silvio Berlusconi – sempre attento a non farsi sfuggire l’occasione per addolcire le acque con i suoi pari stranieri – resterà da vedere quanto le nostre carceri siano in grado di sostenere la “botta” di una triplicazione dei tempi di reclusione. Molti alla Camera se lo stanno già chiedendo e la risposta nell’aria è che la nuova maggioranza rischia di andare incontro al primo muro appena partita.

Capitolo Immigrati comunitari. I romeni sono comunitari. Maroni ha ammesso nelle ultime ore di aver dei buoni rapporti con Bucarest con la quale è prevista collaborazione bilaterale per contrastare il fenomeno dell’immigrazione romena in Italia. Un passo indietro da parte del ministro leghista proprio dopo che dalla capitale romena era arrivato l’ammonimento riguardo al fatto che erano stati proprio il nostro governo e le nostre amministrazioni a ignorare il problema favorendo così la proliferazione della criminalità di stampo romeno, la stessa che oggi mette a repentaglio la permanenza nel nostro paese di molti cittadini romeni – quindi comunitari – che svolgono una vita onesta e hanno un impiego di lavoro.

Riguardo ai rom la situazione è ancora più ingarbugliata per il ministro Maroni, che non dovrà dimenticare il fatto che stiamo parlando di una minoranza linguistica europea. Ciò conferisce all’etnia rom un trattamento del tutto differente da quello che invece vorrebbe portare a compimento la Lega e che si sta apprestando a fare nella capitale, con sgomberi di molti campi rom, il neo sindaco Gianni Alemanno. Resta poi soltanto da capire quale sarà mai questa direttiva europea che consentirà di “espellere i cittadini comunitari privi di impiego di lavoro o di reddito”. Premesso che tale legge è frutto della fantasia dei nostri politici alla maggioranza di Governo che vorrebbero far vedere anche a noi i fantasmi, sarebbe opportuno sottolineare il fatto che non esiste al mondo uno stato democratico che preveda il diritto di calpestare il suo suolo soltanto se si possiede un minimo di reddito. Ma stiamo scherzando? Vedremo alla frontiera i finanzieri chiederci quanto possediamo…

Pensare che il nostro è lo stesso paese che una settimana fa si era indignato per la pubblicazione dei redditi sul portale dell’Agenzia delle Entrate…

Simone Di Stefano

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