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SOCIALE|Italia ultima in Europa per le politiche di accoglienza dei rom

Per il Consiglio d’Europa i Rom rappresentano l’unica vera minoranza europea, ma anche quella più colpita da fenomeni di discriminazione ed emarginazione socio-economica

Articolo di Aneta Carreri (Redattore Sociale)

ROMA – Pensiamo di sapere chi sono, da dove vengono e come vivono, li chiamiamo zingari o rom e per noi sono solo i brutti, gli sporchi e i cattivi. E’ così che, comunemente, definiamo la più numerosa minoranza etnico-culturale in Europa, suddivisa in centinaia di gruppi che si differenziano in relazione al periodo di permanenza nel paese, alle regioni di provenienza, alla lingua e all’appartenenza religiosa e presente in tutti i paesi europei dal Portogallo alla Russia. Da sempre i rom continuano a soffrire delle conseguenze di una discriminazione endemica che si riflette in condizioni di vita carenti e nella quasi totale esclusione sociale.

Oggi si stima che i Rom che vivono in Europa siano12/15 milioni di cui la maggior parte risiede nei paesi dell’Europa centro orientale, con punte di quasi 2 milioni in Romania, circa 800 mila in Bulgaria, 700 mila in Ungheria e quasi mezzo milione in Serbia e Slovacchia. L’unico paese dell’Europa occidentale con un numero simile è la Spagna, con circa 700 mila presenze, in Italia ci sono circa 150mila Rom e Sinti, una delle presenze più basse dell’intera Ue.

Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa, spiega che non esiste un modello unico per affrontare la questione rom. “La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico”. Certo negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando, il Consiglio d’Europa si sta facendo carico, sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell’integrazione sociale ma il cammino è arduo. Nonostante gli appelli lanciati da varie organizzazioni internazionali ed europee e la Strategia per i Rom, votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo nel gennaio 2008, che condanna senza eccezioni tutte le forme di razzismo e di discriminazione cui sono soggetti i Rom e sollecita la Commissione europea a sviluppare una strategia quadro per il loro inserimento, nella maggior parte degli stati dell’Unione le popolazioni rom e nomadi non beneficiano di una protezione giuridica specifica. E le raccomandazioni e le linee guida per un miglioramento delle loro condizioni di vita non sono vincolanti.

In Italia, “il paese dei campi” la situazione è una delle più drammatiche, nonostante negli anni ci siano state esperienze positive promosse da amministratori locali, ad esempio nei Comuni di Cosenza, Firenze, Genova e Torino dove alcune famiglie di zingari hanno avuto modo di accedere ad alloggi pubblici.

Nella grande maggioranza dei casi le politiche di integrazione si sono scontrate con la ghettizzazione forzata che popolazione rom ha subito. I campi nomadi, nati agli inizi degli anni ’70, per offrire un’habitat dignitoso hanno fallito miseramente. Sovraffollati, nascosti ai margini delle città e in condizioni igienico sanitarie pessime hanno intensificato in maniera radicale una discriminazione atavica. Inoltre, sebbene queste popolazioni vivano da decenni in Italia la maggior parte di loro non gode del diritto di cittadinanza, in quanto non c’è alcuna disposizione precisa in materia di documenti di identità e di soggiorno, contrariamente al resto d’Europa.

Nel nostro ordinamento giuridico non esiste alcuna norma che preveda e disciplini “l’inclusione” e il “riconoscimento”delle popolazioni Rom nel concetto di “minoranza etnico-linguistica”, al contrario della minoranza zingara storica la cui posizione giuridica (l’80% dei sedentarizzati Rom storici sono cittadini italiani) non è riconducibile ed accomunabile a quella degli zingari immigrati, provenienti in massima parte dall’Est Europeo.

La legge n. 482 del 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”, infatti, escluse la minoranza rom tra quelle ammesse a tutela sulla base del presupposto di una mancanza di radicamento sul territorio, riservandosi, in futuro, di proporre e approvare una legge ad hoc che tenesse conto della loro specificità. Nonostante l’impegno assunto dal Parlamento e le diverse proposte di legge presentate, non è stata ancora approvata una legge nazionale di riconoscimento e tutela delle popolazioni rom. Un vuoto normativo solo in parte colmato, in questi anni, da leggi regionali.

Recentemente l’Italia è stata sollecitata dal Comitato dell’Onu per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (U.N. Commitee on the elimination of all forms of racial discrimination, Cerd) ad adottare le necessarie misure legislative relative ai Rom e ai Sinti per riconoscerli come minoranza nazionale e per favorire l’inclusione nel sistema scolastico di tutti i bambini di origine Rom.

Il Governo italiano è stato oggetto di critiche anche da parte del Consiglio d‘Europa per la violazione della Carta sociale Europea, oltre che della Commissione Europea per la mancata attuazione della Direttiva sulla parità di trattamento. Significative, in questo senso le dichiarazioni del presidente della stessa Commissione, Barroso, sulla mancata richiesta da parte dell’Italia dei fondi messi a disposizione dalla Ue per favorire l’inclusione dei Rom.

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Una Risposta

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