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USA: Diritti umani calpestati

Violato l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra

Uno dei dibattiti più interessanti che si stanno discutendo in questi ultimi mesi negli Stati Uniti ruota attorno alla violazione dei diritti umani ed alla situazione delle carceri USA nel mondo. Dal 2001 ad oggi si è innescata una rincorsa all’uso della forza arbitraria nei confronti di terroristi o presunti tali, agendo nel nome della sicurezza collettiva e dando così giustificazione a tutta una serie di atti criminosi oltre il limite della legalità. Le leggi da prendere ad oggetto sono almeno due: il Patriot Act (2001) ed il Military Commission Act (2006). Quest’ultima è una legge speciale che di fatto sancisce potere illimitato al Presidente, ma entrambi gli atti rappresentano una violazione dei diritti e della dignità umana perché non stabiliscono dei limiti accertati tra quello che può essere considerato un trattamento umano e dignitoso per il recluso e i trattamenti che invece sono costretti a subire con sempre maggiore frequenza i prigionieri.

Con questi atti gli USA violano così l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra che vieta a qualsiasi stato la violenza contro la vita e le persone, la cattura di ostaggi, l’oltraggio alla dignità personale ed in particolare i trattamenti umilianti e degradanti, l’emissione di sentenze di condanna e le esecuzioni effettuate senza regolare processo. Un individuo considerato pericoloso oggi può essere prelevato dal luogo dove vive, rinchiuso in celle di sicurezza e isolato dal resto del mondo, senza che la sua famiglia possa ricevere notizia alcuna sul suo conto. Spesso i prigionieri vengono percossi attraverso vari strumenti di tortura e costretti loro malgrado a confessare i loro reati. Il presidente della Croce Rossa, Kellenberg, di recente si è dimostrato molto preoccupato per “la definizione molto ampia che viene data ai combattenti illegali e il fatto che non sia vietato esplicitamente l’uso nei processi di prove ottenute attraverso metodi coercitivi”.

Infatti la legge autorizza qualsiasi tecnica di interrogatorio, con o senza tortura. Succede in quasi tutte le carceri USA, dentro e fuori dal suo territorio. Guantanamo Bay ne è l’esempio più concreto. Istituita nel 2002 per tenere isolati terroristi e prigionieri di guerra, oggi rappresenta la vetrina peggiore per la nazione più potente del mondo. La Cina, non proprio la prima in fatto di diritti umani, ha aperto da due anni un “contro-fascicolo” annuale riguardante i diritti umani negli Stati Uniti ed anche la Missione Permanente presso le Nazioni Unite di Cuba ha accusato gli USA di voler imporre un Consiglio per i Diritti Umani sotto il suo controllo, per “coprire le sue violazioni dei diritti umani”. Riguardo alle torture, recentemente è stato pubblicato da Project Censored uno studio approfondito sull’uso delle armi elettromagnetiche (EMF – Electromagnetic Fields) nelle carceri americane, utilizzate per bersagliare, intimidire e a volte anche uccidere individui. Un documento che ha portato a conclusioni agghiaccianti: “l’utilizzo di nuove spaventose armi, molto probabilmente testate in segreto su esseri umani e che in futuro potrebbero essere usate contro il pubblico durante proteste di massa o casi di turbamento dell’ordine pubblico”.

Spesso si parla di armi bianche come un deterrente all’utilizzo delle armi mortali, ma non si parla quasi mai del fatto che queste armi vengono testate su esseri umani con danni spesso permanenti o ancora peggio fatali. Il tutto promosso dallo stesso Governo degli Stati Uniti d’America attraverso fondi segreti, i cosiddetti Black Budget Projects. A un anno di distanza dal Military Commission Act e a più di sei anni di distanza dal Patriot Act nulla o poco più è cambiato. La campagna tra gli aspiranti alla candidatura democratica alle presidenziali americane del 2008 potrebbe essere uno stimolo a fare di più. In un dibattito a Las Vegas tra Hillary Clinton e Barak Osama è emersa una linea comune, la possibilità di coniugare sicurezza nazionale e tutela dei diritti umani.

di Simone Di Stefano

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