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Comunicare l’Europa

Venerdì 14 giugno a Roma è stato presentato il libro “Communicating Europe in Italy” di Lucia D’Ambrosi ed Andrea Maresi
Sono stati molti gli interventi, in occasione della presentazione del libro di Lucia D’Ambrosi ed Andrea Maresi “Communicating Europe in Italy”, un testo che affronta il problema di una informazione, quella italiana, che in buona parte ancora si comporta come se il settanta per cento delle decisioni non venisse oramai preso a livello comunitario europeo. Hanno portato il loro contributo riguardo alle loro esperienze nelle istituzioni della UE Franca Faccioli (Università di Roma La Sapienza) Francesco Adornato (Università di Macerata), Giampiero Gramaglia (direttore di Euractiv) e gli europarlamentari Pittella e Angelilli.

Gianni Pittella ha sostenuto la necessità di rendere più flessibile il patto di stabilità per rendere la UE effettivamente espressione dei bisogni delle popolazioni, affermando che le forze politiche debbono uscire dalla dimensione puramente nazionale, in modo da aiutare la partecipazione popolare alle decisioni comunitarie.

Franca Faccioli ha sottolineato la difficoltà di migliorare il dialogo con le istituzioni comunitarie, quando le stesse istituzioni nazionali sono di fronte ad un calo drastico di rappresentatività ed ha evidenziato il rischio di una informazione sulla Ue eccessivamente settoriale mentre le preoccupazioni nella società vertono su questioni pratiche.

Adornato ha detto che la crisi impatta sulle possibilità della UE di risultare credibile in base agli sforzi concreti che opererà per quanti abitano il continente ed ha invitato il sistema dell’istruzione ad introdurre una educazione civica comunitaria e concluso che a partire da lì si gioca il confronto con i paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) il cui rapido sviluppo economico accentua ultimamente l’impressione di una Europa in affanno.

Roberta Angelilli ha insistito sulla necessità di spostare l’impegno europeo sulla crescita e sulla vicinanza ai problemi concreti della popolazione e di incrementare l’informazione sulle opportunità messe a disposizione di imprese ed enti pubblici, nel quadro degli incentivi europei, oltre che sull’importanza della consultazione popolare e della verifica dei risultati prodotti dai progetti di formazione.

Aldo Ciummo

UE, il Parlamento critica l’operato della Commissione

Sono principalmente i ritardi nella legislazione tesa a regolare la finanza che causano l’incomprensione tra le diverse istituzioni comunitarie

Gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione europea ed al Consiglio dei Ministri della Ue soprattutto di uscire dallo stallo sulla riforma del settore finanziario, Commissione e stati componenti della UE infatti non hanno certo portato a termine la legislazione in questo ambito.

Le regole per proteggere i depositi bancari sono bloccate da più di un anno e l’impressione generale tra gli eurodeputati è che il Consiglio dei Ministri della UE, che rappresenta gli stati componenti, abbia perso troppo tempo sulla questione. La Commissione ha presentato le proposte di legge in materia, che aveva annunciato, con molto ritardo. Un esempio è la normativa sulla procedura da adottare con le banche in difficoltà.

La relatrice della risoluzione è Sharon Bowles (Alleanza Liberali e Democratici Europei, Regno Unito). Le leggi che regolamentano il settore finanziario sono tra le norme attese con più ansia dalla maggior parte dei cittadini della Ue.

Gli argomenti sul tavolo in questa settimana sono stati davvero molti ed hanno visto l’intervento sia del presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che della presidenza di turno irlandese del Consiglio. L’Europarlamento ha chiesto ai capi di stato e di governo (di cui è prevista la riunione a Bruxelles il 27-28 giugno) di aumentare gli investimenti finalizzati alla crescita economica.

Il presidente sloveno, Borut Pahor, ha parlato dell’adesione della Croazia, che diventerà ventottesimo componente della Ue il primo luglio. E’ intervenuto anche il presidente portoghese Anibal Cavaco Silva. L’Europarlamento ha affrontato anche la questione della repressione delle proteste in Turchia, con la partecipazione dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton.

Nella sessione plenaria di questa settimana dell’Europarlamento ha discusso un sistema comune per l’accoglienza dei rifugiati, uno degli argomenti più importanti in agenda, il nodo è l’insieme dei diritti di base legati all’asilo, il tema si lega anche alla riforma di Schengen in programma, volta ad evitare controlli di frontiera ormai superati all’interno del continente.

Torna il tema della trasparenza dei pagamenti nei confronti dei governi effettuati dai concessionari di risorse naturali quali compagnie petrolifere, minerarie, forestali, relativamente ad ogni progetto di sfruttamento delle risorse naturali. Si è parlato poi di prevenzione delle minacce alla salute, di sicurezza dei dati personali dei passeggeri delle compagnie aeree, tutela dei consumatori e riforme di bilancio e strutturali, oltre che degli investimenti per la crescita.

All’inizio della settimana si è discusso di lotta al crimine organizzato. Le attività di riciclaggio sono presenti in tutta l’Unione Europea e toccano le istituzioni ed i settori economici più disparati, avvalendosi di elevate competenze finanziarie ed avvantaggiandosi delle contraddizioni di una unione caratterizzata da sistemi giuridici differenti. Alla Commissione Europea si richiede un contesto legislativo meno frammentario, che consenta un contrasto più efficace rispetto al reato associativo mafioso, perciò è necessario anche un rafforzamento della cooperazione giudiziaria internazionale.

Aldo Ciummo

Europarlamento: non fermare la riforma finanziaria

Gli eurodeputati chiederanno alla Commissione europea ed al Consiglio dei Ministri della Ue di uscire dallo stallo sulla riforma del settore finanziario

Commissione e stati componenti della Ue non hanno portato a termine la legislazione per quanto riguarda la riforma del settore finanziario e l’Europarlamento interverrà giovedì con una aperta critica su questo tema.

Le regole per proteggere i depositi bancari sono bloccate da più di un anno e l’impressione generale tra gli eurodeputati è che il Consiglio dei Ministri della UE, che rappresenta gli stati componenti, abbia perso troppo tempo sulla questione.

La Commissione a sua volta ha presentato le proposte di legge che aveva annunciato con molto ritardo. Un esempio è la normativa sulla procedura da adottare con le banche in difficoltà, le regole in materia sono state ipotizzate con un anno di ritardo. Il dibattito sul tema ci sarà mercoledì e la votazione è prevista per giovedì.

La relatrice della risoluzione con la quale gli eurodeputati si esprimeranno è Sharon Bowles (Alleanza Liberali e Democratici Europei, Regno Unito). Le leggi che regolamentano il settore finanziario, da tempo al centro dei maggiori ritardi da parte delle istituzioni europee, sono tra le norme attese con più ansia dalla maggior parte dei cittadini della Ue.

Aldo Ciummo

Integrazione, norme europee più coerenti

Con le procedure comuni di asilo le istituzioni europee stabiliranno condizioni minime che tutti  i paesi componenti l’Unione Europea dovranno rispettare

Martedì prossimo l’europarlamento dovrà discutere, prima di approvarle mercoledì, le nuove norme riguardanti i rifugiati, questione che interessa tutta l’Unione Europea, tanto che nel solo 2012 sono stati registrati nei paesi della Ue circa trecentotrentamila richiedenti asilo. Europarlamento e Consiglio dei Ministri della UE hanno affrontato a lungo il tema.

Due problemi particolarmente evidenti sono la disparità tra le legislazioni nazionali e la formazione del personale che si occupa dell’accoglienza dei richiedenti asilo. In discussione ci sono anche i diritti minimi da assicurare ai rifugiati e come permettere un accesso effettivo al mercato del lavoro.

Una novità è rappresentata dalla possibilità per la UE di intervenire a sostegno degli stati componenti che si trovino in condizioni di crisi dovute a situazioni particolari di afflusso di rifugiati.

La procedura adottata per l’approvazione di questa legge sarà codecisione tra europarlamento e consiglio sulla procedura comune ordinaria, con accordo in seconda lettura per le condizioni di accoglienza e accordo in prima lettura sulla riforma della banca dati europea Eurodac che permetterà di verificare l’identità dei richiedenti per evitare rischi per la sicurezza.

Aldo Ciummo

UE, dibattito all’Europarlamento prima del vertice di fine giugno

I presidenti di Slovenia e Portogallo interverranno nella plenaria del 10-13 giugno a Strasburgo, discussione anche sulla Turchia

Mercoledì l’aula discuterà sulle specifiche situazioni dei paesi riguardo al bilancio, con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso e con la presidenza di turno irlandese del Consiglio. Nella risoluzione l’Europarlamento chiederà ai capi di stato e di governo (di cui è prevista la riunione a Bruxelles il 27-28 giugno) di aumentare gli investimenti finalizzati alla crescita economica.

In plenaria interverrà anche il presidente sloveno, Borut Pahor, che dovrebbe parlare dell’adesione della Croazia, che diventerà ventottesimo componente della Ue il primo luglio. In agenda c’è anche il discorso del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva. Ma l’Europarlamento affronterà anche la questione della repressione delle proteste in Turchia, il dibattito vedrà la partecipazione dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catherine Ashton.

L’assemblea mercoledì deve anche pronunciarsi sulla nomina del nuovo Commissario europeo per la tutela dei consumatori, il croato Neven Mimica. Seguiranno le proposte dei gruppi parlamentari per potenziare il contrasto al crimine organizzato nella Ue, ma anche sulla riforma del settore finanziario, riguardo al quale giovedì gli eurodeputati dovrebbero chiedere a Commissione e stati membri una maggiore velocità e determinazione.

Aldo Ciummo

Unione Europea: il contrasto al crimine organizzato sarà discusso in assemblea

L‘Europarlamento voterà in plenaria a Strasburgo il documento della Commissione competente in materia di crimine organizzato

A Strasburgo lunedì 10 giugno si discuterà il rapporto di medio termine della commissione speciale per la lotta al crimine organizzato, alla corruzione ed al riciclaggio. La votazione in seduta plenaria è in programma invece per l’11 giugno. Il problema al centro del dibattito è l’insieme dei fenomeni criminali transnazionali.

Le attività di riciclaggio sono presenti in tutti gli stati componenti l’Unione Europea e toccano anche le istituzioni ed i settori economici più disparati, avvalendosi molto spesso di elevate competenze finanziarie ed imprenditoriali ed avvantaggiandosi delle contraddizioni di una unione caratterizzata da sistemi giuridici differenti.

Il rapporto intende spingere la Commissione Europea a determinare un contesto legislativo meno frammentario, consentendo così un contrasto più efficace rispetto al reato associativo mafioso ed al fenomeno del riciclaggio, obiettivo che necessita anche del rafforzamento della cooperazione giudiziaria internazionale.

 

Aldo Ciummo

UE. L’ingresso nell’unione della Croazia sarà condotto dal Centrosinistra

La coalizione di governo del paese che entrerà nella UE il primo luglio ha ottenuto l’altroieri la maggioranza nelle amministrative

Al voto in Croazia, in consultazioni amministrative abbastanza caricate di significato politico anche a causa della data ravvicinata del prossimo ingresso nella UE, Spalato, Vukovar e le principali città sono andate al Centrosinistra, che ha perso però nella capitale Zagabria. Nell’insieme, la coalizione di Centrosinistra che governa a livello nazionale ed ha visto vincere i suoi alleati della dieta democratica istriana (Ids) ha riscosso un risultato indice anche di una tendenza positiva verso l’imminente ingresso nella comunità.

L’adesione alla Ue (del paese in passato facente parte della ex Yugoslavia) rimette sul tavolo l’attenzione europea – e delle nazioni confinanti all’interno della comunità – per l’intera area geografica, nella quale l’Unione Europea è tuttora impegnata a valutare diverse richieste di ingresso, rese ancora difficili, per alcuni degli stati candidati, dalle tensioni che permangono ad esempio in relazione alla situazione del Kosovo, che la Serbia continua a guardare con preoccupazione a causa dello status incerto dei comuni a maggioranza serba nella regione autonoma, mentre le relazioni internazionali tra Serbia e Macedonia vanno avanti nel segno di una progressiva collaborazione.

Ma l’Unione Europea continua a monitorare anche le criticità che emergono in alcuni dei paesi che sono già da tempo diventati parte della UE, è il caso della Slovenia, che si è vista ridimensionare le previsioni di crescita per il prossimo anno, non scampando quindi ad un andamento che trattiene ancora di molto il continente dal rilanciare la propria crescita socioeconomica, necessaria anche per ridare respiro al progetto di integrazione. Nel piccolo paese, aggregatosi alla Ue nel 2004 assieme a molti stati vicini, non mancano problemi oramai ben noti nel resto del continente, legati agli insoddisfacenti livelli occupazionali delle popolazioni ed agli effetti dei tagli operati per far quadrare i bilanci.

Non sfugga che anche la situazione che si è venuta a determinare in Turchia e che evidenzia le carenze dello stato di diritto in questo stato chiave nel Mediterraneo, rappresenta chiaramente un quadro poco rassicurante di un paese di cui si ipotizza in futuro l’ingresso nella Unione Europea ed una anticipazione delle complesse frizioni che potrebbero verificarsi in presenza di una giustapposizione tra i riflessi condizionati di uno stato consolidato ed un quadro normativo alternativo (quello europeo) cui la parte più avanzata della società potrebbe appellarsi in maniera crescente, il che è ciò che in parte sta già avvenendo oggi con la giusta rivendicazione del diritto a manifestare il proprio dissenso.

Aldo Ciummo

Unione Europea, dibattiti a Torino

Dal 24 al 26 maggio i giovani del Movimento Federalista Europeo si sono incontrati, il movimento comprende persone di diverse forze politiche, punto di incontro il sostegno all’integrazione europea

L’Unione Europea è stata al centro di tre giorni di dibattito a Torino. La GFE  (sezione giovanile del Movimento Federalista Europeo) ha organizzato l’incontro cui sono intervenuti i rappresentanti di diverse delegazioni di forze politiche  (di Giovani Comunisti, al Pd, Pdl, Lega Nord, Centro Democratico) ed il dibattito “Lavoro, sviluppo e crescita in Europa” e su “Democrazia, diritti e partecipazione in Europa”.

Il congresso del movimento federalista europeo (che comprende iscritti di tutte le forze politiche ed esponenti della società civile e che è stato fondato dall’antifascista Livio Spinelli al termine della seconda guerra mondiale al fine di accelerare la partecipazione popolare alla creazione di una Europa unita) ha visto le relazioni di presidente e segretario uscenti, Federico Butti e Simone Vannuccini.

Per la sezione di Roma sono intervenute Livia Liberatore e Margherita de Candia e si è parlato del ruolo del federalismo europeo in un periodo in cui l’Europa è percepita con distacco e del bisogno di partecipazione degli europei alle istituzioni del continente.  Hanno partecipato al congresso di Torino del Movimento Federlista Europeo, Tommaso Visone, Federico Castiglioni, Antonio Argenziano.

Nelle votazioni interne alla sezione giovanile del movimento per i ruoli di presidente, segretario, tesoriere, sono stati eletti Luca Lionello (Milano), Claudia Muttin (Pisa) e Stefano Rossi (Torino). Nella direzione nazionale è stata confermata anche Margherita De Candia.  Il gruppo di Roma ha presentato le stesse opinioni delle sezioni di Genova e Torino, critiche verso le attuali politiche economiche europee e questa tendenza è stata accolta dal congresso nel suo insieme.

I gruppi di Roma, Torino, Genova si sono trovati d’accordo sulla opportunità di aprire maggiormente i lavori del movimento federalista europeo al confronto con i partiti, i movimenti, le università e le associazioni. Le sezioni della Lombardia invece ritengono che per conservare la propria efficacia di gruppo di pressione sui governi il Movimento Federalista Europeo (MFE) incluso il suo settore giovanile dovrebbe rimanere ben distinto da tutte le altre organizzazioni pur mantenendo ovviamente chiare caratteristiche radicate nelle origini antifasciste, federaliste e democratiche dell’organizzazione che esiste in tutto il continente (con iscritti attivi nella promozione dell’europeismo davvero numerosi soprattutto in Germania ed in Francia). La sezione di Torino si è confermata tra le più numerose in Italia.

Aldo Ciummo

Politica Agricola Comune, preoccupazione per il bilancio UE ridotto

Entro la fine della Presidenza di turno dell’Irlanda si dovrebbe arrivare alla riforma di quello che è ancora il capitolo più voluminoso del bilancio Ue.

Il 27 maggio si sono riuniti i Ministri dell’Agricoltura assieme ai relatori (Per il Parlamento Europeo) della Politica Agricola Comune, obiettivo dell’incontro svoltosi a Dublino arrivare ad un accordo entro il termine della presidenza di turno irlandese. Gli agricoltori chiedono da tempo una maggiore semplificazione e la previsione di minori spese per portare avanti le necessarie pratiche formali a livello comunitario.

ll sistema dei pagamenti diretti ai produttori da parte delle istituzioni comunitari al centro del dibattito, secondo molti infatti occorre riequilibrare le maggiori opportunità offerte ai grandi produttori, caratteristici di alcuni paesi come Francia e Germania, rispetto ad aziende di dimensioni minori che si trovano in una serie di paesi anche molto diversi tra loro, come Italia ed Estonia, senza contare l’annosa problematica di paesi come il Regno Unito che dalla produzione agricola traggono soltanto una parte limitata della crescita economica.

Una novità di rilievo è il tema del “greening”, l’introduzione di una componente ecologica nel lavoro degli agricoltori, che verranno incentivati ora non soltanto (e non tanto più) per la quantità di prodotto, quanto per l’assunzione di funzioni diverse e nuove come la tutela del territorio di cui quotidianamente si occupano.

Un problema è costituito dal tema delle sanzioni previste per le inadempienze, che non dovrebbe diventare un ostacolo alla professionalità degli addetti del settore, rischio che esiste perché al di là delle vere infrazioni esiste nella riforma in discussione la possibilità di errori da parte dei produttori, che debbono essere messi in condizione perciò di interpretare una riforma ben chiara e non troppo appesantita da tecnicismi burocratici.

Tuttora la politica agricola rappresenta quasi una metà del bilancio pluriennale europeo, anche se molto ridotta rispetto al passato, con ciò che ne consegue in termini di litigiosità tra i diversi paesi europei, ragion per cui è da cogliere la possibilità di passare dal sostegno finanziario quantitativo ad un maggiore equilibrio sia nella motivazione del supporto (come avverrebbe appunto incentivando la protezione del territorio) ed anche in una maggiore equità nell’ascolto delle esigenze di tutti i paesi, inclusi quelli come il Regno Unito che comprensibilmente aspirano a sostenere sforzi finanziari coerenti con i propri settori economici trainanti.

Aldo Ciummo

Svezia, inizia il dialogo sui problemi delle periferie

 

Si sono avviati alla conclusione gli incidenti a Stoccolma, al termine di una settimana caratterizzata da parecchie esagerazioni dei media internazionali e da sforzi di dialogo da parte delle istituzioni svedesi

 

Le proteste che sono andate avanti per una settimana stanno cedendo il passo alla rimodulazione delle politiche di integrazione nelle periferie. Gli isolati disordini (registrati in zone al di fuori del centro della città) hanno scosso la vita dell’hinterland di Stoccolma, sconfinando talvolta in altri centri, ma si sono ormai avviate alla conclusione. Tra le aree in cui si sono verificati problemi ci sono state Norsborg, Älvsjö, Tensta, Södertälje, Sollentuna, come riportato dai maggiori giornali svedesi, tra cui “Aftonbladet”.

Le forze dell’ordine hanno evitato (al fine di non alimentare tensioni) di scontrarsi pesantemente con la parte dei manifestanti responsabili dei danneggiamenti, degli isolati incidenti hanno fatto le spese le periferie, su cui si appuntano le polemiche dei media. Riguardo alla morte dell’uomo colpito dalle forze dell’ordine mentre brandiva un machete, episodio all’origine dei disordini, è prevista una inchiesta.

Alcune scuole, biblioteche, sedi di servizi sociali evidentemente ben presenti nelle periferie (stranamente descritte da parte dei mass media internazionali quasi come copie delle periferie parigine) sono state danneggiate, ma la volontà di dialogo del governo e della società svedese è evidente, dato che non sono state usate misure di polizia particolarmente pesanti nelle zone interessate, una scelta che – fatti i dovuti confronti con eventi che si sono visti in questi anni in varie capitali europee – sembra avere avuto risultati.

Davvero non si può descrivere una città come fuori controllo per la presenza in poche periferie di qualche decina di auto danneggiate, per il fermo di una trentina di persone e nell’evidenza che non c’è stato nessun caso grave di scontro, se si pensa a quanto accaduto negli ultimi anni in grandi centri inglesi o francesi.

Ma negli ultimi tempi è di moda cercare malfunzionamenti nei sistemi sociali e di governo delle società che hanno un welfare socialdemocratico, da una parte questo atteggiamento dei media internazionali rappresenta una marcia indietro rispetto ad un periodo in cui gli stati di cui si parla sono stati a lungo elogiati come modelli in tutto, ma in parte si può notare semplicemente che oggi i paesi dell’area Nordeuropea sono presi come un bersaglio polemico da estremismi di varia natura: ad attaccare gli stati organizzatisi negli anni delle socialdemocrazie ci sono sia i sostenitori del liberismo, che ormai da decenni coltivano una tradizione di ricerca dei presunti mali del welfare state e poi ci sono quanti sono contrari all’integrazione, i quali criticando i sistemi di welfare nordici cercano di dimostrare che l’accoglienza non può dare buoni risultati, infine non mancano quanti all’opposto vogliono sostenere continuativamente che le società di approdo degli immigrati sono sempre e comunque negative verso questi ultimi e che qualsiasi atto del quale dei nuovi cittadini si rendano responsabili sarebbe una risposta ad ingiustizie dei luoghi di arrivo.

Queste tendenze, pur così diverse tra loro, non vedono di buon occhio il modello sociale nordico, nonostante i risultati che ha conseguito, costruendo anche nelle periferie scuole e biblioteche che nei pochi casi in cui sono state danneggiate lo sono state perché la polizia non ha voluto usare la forza, preferendo lasciare aperto il dialogo, metodo che ha permesso ai disordini di esaurirsi con pochissime conseguenze.

La più recente di queste mentalità critiche a prendere piede nel vecchio continente è quella che descrive i paesi d’Europa che si trovano in condizioni socioeconomiche migliori come responsabili delle difficoltà dell’Europa unita: proprio questo atteggiamento è in gran parte all’origine della diffusa voglia di cercare nella cronaca internazionali disastri in casa altrui nel nord del continente per non affrontare guai che esistono invece in casa propria nel Mediterraneo e nell’Europa centrale ed occidentale, dove aumentano problemi annosi come il divario economico tra diverse fasce sociali, la passione per spese burocratiche insensate, le gravi carenze nella programmazione dell’innovazione e della formazione, la mancanza di concorrenza nel mercato interno.

La recente invenzione di creare un capro espiatorio per le attuali difficoltà europee, individuandolo in una parte del continente colpevolizzata per il fatto di non poter pagare debiti altrui, ha portato la moda – diffusa a sud come a est ed a ovest – di cercare con il lanternino presunte contraddizioni in un po’ tutta la parte d’Europa che non ha gli stessi problemi di bilancio di altri stati, che sono viceversa paesi in difficoltà che debbono sì trovare collaborazione, ma anche adeguare finalmente i propri sistemi socioeconomici.

Avere costruito sistemi di welfare – da cui deriva la solidità socioeconomica dei paesi di cui oggi si vogliono scoprire le contraddizioni – non è un demerito, così come non è un demerito utilizzare le forze dell’ordine in funzione dissuasiva ma senza cercare scontri (al fine di permettere piuttosto che nelle periferie oggetto della strana curiosità internazionale di questi giorni si trovino soluzioni condivise) scelta che non è una debolezza, ma una prova di civiltà. Nel senso di misura col quale le istituzioni stanno affrontando i problemi delle aree urbane dove si sono verificati problemi si può vedere anzi perché tuttora la Svezia è uno dei paesi dove le diseguaglianze sociali sono minori e le tutele dei diritti più forti rispetto al resto del mondo.

Aldo Ciummo

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