Sabato 24 gennaio gli immigrati dalla Repubblica Democratica del Congo hanno manifestato vicino alla sede ONU di Roma
Nel pomeriggio di sabato, di fronte a piazza Venezia, vicino alla rappresentanza ONU di Roma (Piazza San Marco) si è svolta una manifestazione di cittadini congolesi, finalizzata a richiedere ancora una volta un intervento effettivo per assicurare alla Repubblica Democratica del Congo il suo diritto alla integrità territoriale.
La situazione nella parte nordorientale del paese centrafricano è in continua evoluzione, la sera di giovedì 22 gennaio è stato arrestato nella regione del Nord Kivu il capo dei ribelli Tutsi Laurent Nkunda, nel corso di una operazione congiunta dei militari congolesi e di quelli ruandesi. Ma la Repubblica Democratica del Congo non confida ancora completamente nello stato ruandese, che ritiene responsabile di un lungo sostegno al Cndp (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo) guidato da Nkunda. Ne ha parlato a Skapegoat sabato Jan Jacque Dicu, rappresentante della “Mutualità Congolese“: “uno degli attori della Guerra è stato fermato, ma non si creda che questo abbia risolto la questione, i mandanti politici continuano ad essere a piede libero, bisogna che tutti siano assicurati alla giustizia – ha affermato Dicu – ad esempio è ancora libero Bosco Ntaganda (uno dei capi militari del Cndp che il 16 gennaio ha abbandonato Nkunda ed è venuto a patti con i governi regolari di Congo e Ruanda, Ndr.), l’ONU ha l’obbligo di assicurare alla giustizia tutti coloro che dovrebbero esserlo, la commissione nel 2008 ha indicato i responsabili ma il consiglio di sicurezza Onu non ha preso iniziative per arrivare al loro arresto”.
Sabato alla manifestazione erano presenti numerosi volti della comunità congolese in Italia, come John Mpaliza, coordinatore degli immigrati dalla R.D Congo in l’Emilia Romagna e Patrique Lumumba, del coordinamento Umbria dei congolesi in Italia. C’era anche Cecile Kyenge, di Modena, che è la coordinatice dei vari comitati di congolesi in Italia. Antoinette Elenga ha rappresentato invece l’Unione Congolese per la Ricostruzione.
Dorcass Mpemba è intervenuta per l’associazione multiculturale africana di Torino “Noveciel” ed per il Comitato “No alla Guerra in Congo” del Piemonte, nel cui capoluogo c’è una comunità abbastanza grande. Si è parlato molto delle diverse esperienze nate dalle iniziative degli emigrati e della necessità di portarle a conoscenza della popolazione italiana, per promuovere insieme a quest’ultima una iniziativa diplomatica che consenta la pacifica convivenza in Congo.
Finchè la capitale Kinshasa non avrà la possibilità concreta di governare tutto il territorio nazionale infatti le multinazionali e le potenze economiche straniere, in particolare Belgio, Stati Uniti, Francia, Australia e Cina, avranno sempre un ruolo spropositato nel decidere dell’economia nazionale, ma soprattutto sopravviverà il rischio, che oggi è ancora la realtà in gran parte del paese, dell’azione paramilitare come mezzo di gestione economica “in subappalto” per permettere lo sfruttamento delle risorse: diamanti, gas naturale, legname, acqua.
Un problema sempre al centro dell’iniziativa di sensibilizzazione dei comitati delle donne congolesi in Italia invece è stato quello della violenza che ha colpito queste ultime in maniera particolarmente grave nel corso di tutte le guerre civili degli ultimi anni, combattute tra il 1998 ed il 2003 prima e dal 2006 in poi, causando anche la diffusione di malattie nel nordest del paese.
Il dramma della violenza di massa sulle donne nel corso dei conflitti nel Nord Kivu è un aspetto che per quanto spiacevole da approfondire è naturalmente al centro della protesta che la Comunità Congolese rivolge alle istituzioni internazionali, prima fra tutte l’Onu, oltre che ai singoli governi ed all’Unione Europea, chiedendo che si arrivi ad anteporre i diritti fondamentali di vita di qualsiasi nazione (e in questo caso di una delle più importanti di un continente vicino) agli interessi economici di pochi piccoli gruppi.
Aldo Ciummo/SG
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